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A Livorno l'Imu è più salata: arriva la scadenza per ottomila proprietari di seconde case
Siamo al quarto posto in Italia, costo medio annuo è 1.549 euro. Il dirigente Parlanti: «Qui estimi catastali sempre molto bassi»
Livorno Circa 1.550 euro. È quanto spende in media in un anno un livornese per pagare l’Imu sulla seconda casa. Un importo che, di fatto, piazza Livorno nella top 5 delle città più care in Italia: al quarto posto, per la precisione, preceduta da Roma, Siena e Padova e seguita da Verona. È quanto emerge dal “Rapporto Imu 2024” a cura del Servizio politiche economiche, fiscali e previdenziali della Uil.
La scadenza
L’Imu (o imposta municipale propria) è una delle principali tasse immobiliari perché applicata a una vasta gamma di proprietà, incluse seconde case, immobili di lusso, pertinenze e altre categorie immobiliari come terreni edificabili e immobili commerciali. Oggi scade il termine ultimo per il versamento dell’acconto Imu per il 2024, fissato per il 16 giugno ma slittato, quest’anno, al 17 giugno. E a Livorno sono circa 8mila i contribuenti chiamati a questo adempimento fiscale. «Il gettito complessivo dell’Imu del Comune di Livorno è di 31milioni di euro – spiega Alessandro Parlanti, dirigente del dipartimento Entrate e revisione della spesa dell’ente – Se lo si confronta con la vicina Pisa non c’è una grande differenza nonostante Livorno abbia 160mila abitanti e Pisa 90mila. A Livorno, però, abbiamo gli estimi catastali molto bassi rispetto ad altre città capoluogo. Se poi consideriamo l’aliquota al 10,6 per mille per le seconde case, la nostra città ha un’aliquota molto agevolata sui canoni concordati a differenza di molti altri Comuni».
Seconda casa in affitto
Il Comune di Livorno ha stabilito un’aliquota del 5,3 per mille a favore di quei proprietari di una seconda casa che abbiano concesso in locazione delle unità immobiliari ad uso abitativo a persone che le utilizzano a titolo di abitazione principale, e dunque lì residenti, con contratto tipo concordato. «Entro il termine perentorio del pagamento del saldo i contribuenti devono presentare al settore Entrate e Patrimonio un’apposita dichiarazione che attesti il possesso delle condizioni che danno diritto al beneficio dell’aliquota agevolata del 5,3 per mille o, in alternativa, copia del contratto di locazione agevolata – sottolinea il dirigente Parlanti – In questo modo sia il proprietario di casa che l’inquilino hanno un grosso vantaggio dal punto di vista dell’Imu che viene molto ridotta. In pratica, in quelle case in cui si fa un canone concordato, il Comune ha fatto un grosso sacrificio di gettito perché ha portato l’aliquota al 5,3 per mille».
I valori catastali
Certo, l’aliquota Imu approvata dal Comune ha il suo peso, ma a contare – e molto di più – è la base imponibile. In effetti, sono soprattutto i valori catastali, derivanti dalle tariffe d’estimo risalenti a più di vent’anni fa, a creare l’effetto sbilanciamento. «Dobbiamo considerare che dal 2012 a oggi, abbiamo un’inflazione che ha mangiato il 20% di gettito – precisa il dirigente – E se pagavo 1.500 euro nel 2012, pago la stessa cifra oggi, nel 2024 – conclude – In sostanza si sta pagando un’imposta municipale propria deflazionata».
La riforma che non c’è
«Il nostro rapporto sull’Imu per il 2024 mette in luce la necessità urgente di una riforma strutturale del catasto per garantire una tassazione più equa sugli immobili – conclude Vera Buonomo, segretaria confederale Uil – Questa riforma, spesso annunciata ma mai attuata, è fondamentale per correggere gli squilibri attuali. La riforma deve essere realizzata con attenzione, assicurando che non si traduca in un aumento del carico fiscale complessivo generalizzato, ma piuttosto sia finalizzata a una redistribuzione più giusta delle imposte sugli immobili. È fondamentale, infatti, che la riforma corregga le disparità esistenti anche all’interno della stessa regione, assicurando che il prelievo fiscale sia proporzionato al valore reale degli immobili e alla capacità contributiva di ciascun contribuente»l
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