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Bambina livornese in ospedale da 79 giorni: «Nostra figlia è “prigioniera”»
La piccola, di quattro mesi, è stata ricoverata all'Opa di Massa dopo aver contratto la pertosse. L'appello della coppia: «Perché venga dimessa serve una diagnosi»
LIVORNO. «Nostra figlia è prigioniera in ospedale. È possibile che nel 2024 non esista una struttura che attivi la fisioterapia e la riabilitazione polmonare a casa senza per forza passare da un reparto di pneumologia e senza costringere i genitori, dopo 79 giorni di ricovero, a farne un altro?». Questo grido di disperazione arriva da una coppia di livornesi che, da quasi 12 settimane, vede la sua bambina di neppure quattro mesi costretta in un letto d’ospedale: prima a Livorno, poi al Meyer di Firenze e infine all’Opa di Massa.
La piccola è nata sana il 18 febbraio, ma ha contratto la pertosse e da allora tutto è precipitato. Fino a questo momento, la possibilità di respirare le è stata garantita dalla bubble cpap (a cui è attaccata a cicli), un dispositivo per la ventilazione non invasiva indicata per i neonati affetti da sindrome da distress respiratorio. «Al momento la situazione è ancora complessa – racconta la madre della piccola – È difficile perché non si parla ancora di dimissioni, ma di provare a staccarla dalla bubble cpap. Il problema è che all’Opa di Massa, ospedale in cui la bambina è stata curata al meglio, non c’è un medico pneumologo che le diagnostichi la malattia ed eventualmente ci insegni come usare la bubble cpap a domicilio».
L’inizio del calvario risale ad aprile di quest’anno quando la neonata è stata intubata al Meyer di Firenze. «I medici ci hanno detto che la situazione stava peggiorando ed è allora che all’ospedale pediatrico di Firenze è intervenuto l’Ecmo team pediatrico che ha trasferito la piccola a Massa – prosegue la madre – Qui c’è stato il ricovero in terapia intensiva che per fortuna ha lasciato dopo 15 giorni. Eravamo euforici, per noi quello è stato un nuovo inizio».
Ed ecco però un’altra tegola. «All’Opa non c’è un medico pneumologo e quindi nostra figlia potrebbe essere costretta a un nuovo ricovero al Meyer – prosegue la donna – Sappiamo che esistono delle collaborazioni tra ospedali, ma a quanto pare non è il nostro caso. Ci è stato detto che il medico pneumologo non può venire qui, invece quando il Meyer ha deciso di trasferire la bambina a Massa è venuta a prenderla l’Ecmo team pediatrico che poi le ha salvato la vita».
La madre della bambina racconta di essere disperata. «Tutti i giorni percorriamo la strada Livorno-Massa (e viceversa) per andare a trovare la nostra piccola in ospedale – spiega – Io ancora per poco sarò in maternità obbligatoria, mio marito ha quasi perso il posto di lavoro e ora ci viene chiesto di spostarci di nuovo per un nuovo ricovero, questa volta a Firenze? Al momento la nostra bambina occupa una stanza all’ospedale pediatrico di Massa ma a quanto pare per la sanità è un costo visto che qui hanno soltanto una corsia cardiologica. Abbiamo chiamato l’ospedale di Livorno, la città in cui viviamo, e ci siamo sentiti rispondere che lì non la possono prendere. Nostra figlia non è un numero: è una bambina di nemmeno quattro mesi, attaccata a cicli alla bubble cpap perché altrimenti il suo polmone collassa».
«Cosa dobbiamo fare per garantire a lei e alla nostra famiglia una vita normale e tornare a casa?», chiede disperata la madre che, ora, aspetta una soluzione per ricevere un minimo di normalità.
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