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Elezioni comunali 2024
In carrozzina

Mara, la lezione a 83 anni: va al seggio in carrozzina

di Luca Balestri
Mara, la lezione a 83 anni: va al seggio in carrozzina

La livornese Retti ha avuto problemi di salute ed è stata ricoverata ma non ha rinunciato al suo diritto: «È una garanzia di parità»

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LIVORNO. Quando le donne votarono per la prima volta, nel 1946, Mara Retti aveva sette anni. E ora che ne ha quasi 83, la voglia di far valere il più importante diritto costituzionale è ancora attiva.

La signora Retti è tanto attaccata alla vita quanto al diritto di voto, al punto da voler andare a votare anche con una situazione clinica delicata, che la costringe in casa. «Quando sono nata, le donne ancora non potevano votare. Il voto significa essere al pari degli uomini. Ed è il metodo migliore con cui esprimere il proprio pensiero», dice Retti. Che non si è mai persa una consultazione elettorale da quando ha il diritto di voto. Così domenica ha raggiunto il seggio aiutata dai volontari della Misericordia.

Ricoverata da marzo a fine maggio per problemi di salute, Retti era da quest’inverno che non vedeva altro se non le pareti dell’ospedale, prima, e quelle di casa, poi. «Mia madre mi ha chiesto di accompagnarla a votare e mi sono organizzato per permetterglielo. Non potevo deludere questo suo forte desiderio», racconta il figlio Marco Grassi, anche se negli ultimi mesi la situazione clinica dell’anziana è peggiorata e soprattutto da quando è stata dimessa dal ricovero riceve assistenza domiciliare quotidianamente. «Inizialmente pensavo mia madre potesse votare a domicilio, ma non ci sono stati i tempi tecnici per permettere il voto a casa, nonostante gli sforzi del Comune – continua il figlio della donna-. Così ci siamo adoperati diversamente».

Alle scuole Lambruschini, in via Villari, da dove vota dal 1982, Retti è stata accompagnata in sedia a rotelle, con l’ambulanza, dai volontari della Misericordia, oltre che dal figlio Marco. «Quando è arrivata ha fatto un po’ di show, diceva che non riusciva a votare – ironizza Grassi-. Ma per fortuna il presidente di seggio ha capito la situazione e ha fatto di tutto per permettere il voto libero e segreto a mia madre».

Per consentire il voto a Retti, infatti, il seggio ha predisposto un banchino più basso rispetto a quello dove hanno votato le altre persone, garantendo comunque la segretezza della scelta nella cabina elettorale. Ma il momento più bello per la donna che non vedeva l’ora di andare a votare è stato metter piede fuori casa: «Percorrere quei 300-400 metri che separano la casa dal seggio, per mia madre è stato emozionante. Considerato il suo stato di salute, è di fatto chiusa in casa e rivedere i suoi luoghi, quella strada che fino a qualche mese fa percorreva tutti i giorni per andare alla Coop, l’ha commossa e non poco», racconta il figlio. «Quando è tornata a casa era un po’ frastornata, ma soprattutto era contenta. Per un momento ha ripreso la sua vita in mano», sottolinea il figlio. Non avrebbe mai rinunciato al suo diritto di voto Mara Retti. Attiva fin da giovane in politica, per lei il voto è il coronamento della vita democratica. «Nella nostra famiglia non si è mai detto che non si va a votare perché non cambia niente. Abbiamo sempre creduto nello strumento delle elezioni», sottolinea Grassi. D’altronde, la storia della famiglia parla chiaro: Manrico Grassi, compianto marito di Mara Retti, per anni è stato dirigente locale del Partito comunista italiano. «E per anni la mia mamma è stata attivista del partito comunista, oltre che volontaria alle feste dell’unità – prosegue il figlio – Ancora oggi, che sta tutto il giorno in casa, la televisione è sempre sintonizzata sui programmi di politica. È la sua passione».

Mara Retti e Manrico Grassi, insieme ai loro tre figli, hanno dimostrato la loro passione politica anche esattamente 40 anni fa: quando tutta la famiglia ha partecipato al funerale del segretario del Pci Enrico Berlinguer, il 13 giugno 1984. Da allora i tempi sono cambiati ma con tenacia la donna continua a rivendicare i suoi diritti. «Spero che la storia di mia madre possa servire da esempio a chi oggi crede che votare sia inutile. Il voto è il miglior modo per esprimerci e far valere un nostro diritto fondamentale», chiude Grassi.

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