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A Livorno la storica ferramenta Turchi che sa di bazar «In Borgo problemi di traffico e pochi posteggi»

di Luca Balestri
A Livorno la storica ferramenta Turchi che sa di bazar «In Borgo problemi di traffico e pochi posteggi»

Da 72 anni l’attività di famiglia è un punto di riferimento nel rione, ma oggi si fatica «Seguiamo i nostri clienti da quando entrano a quando escono: questo fa la differenza»

08 giugno 2024
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LIVORNO. Era il 1952 quando Giorgio Turchi aprì la ferramenta che oggi porta ancora il suo nome. Negozio storico della città, e in particolare della zona di Borgo Cappuccini, oggi la Ferramenta Turchi è gestita dal nipote del fondatore, il sessantunenne Roberto Turchi, che l’ha ereditata oltre che dal nonno, dal padre Luigi Turchi.

L’attività Turchi la gestisce con la moglie, la cinquantaseienne Angela Pelagatti. «Finché il mio babbo è stato in vita ha avuto senso tenere aperto il negozio qui, ma forse a fine anno chiuderemo. Magari apriremo un negozio più piccolo», dice il proprietario. Che partecipa volentieri all’iniziativa di Confcommercio, supportata dal Tirreno “Il negozio vicino a me. Il negozio del cuore”, che punta a valorizzare i negozi di vicinato locali. Sono le attività che animano i quartieri cittadini, oggi fondamentali più che mai per chi vive i rioni. Per la comunità.

Lo è per tutti quei livornesi che non vogliono trovarsi spaesati in un grande centro commerciale, dove fanno fatica ad essere seguiti se hanno bisogno di qualcosa. «Noi seguiamo i nostri clienti da quando entrano in negozio a quando escono. Ormai la ferramenta è frequentata soprattutto da chi sa che venendo qua può risolvere un problema», dice Turchi. Anche se, con amarezza, ammette che «per questo non c’è un ritorno economico, ma non ce la sentiamo di trattare diversamente il cliente».

Questo mancato ritorno economico, unito alla presenza di numerosi centri commerciali, ha portato Turchi a maturare la decisione di voler chiudere bottega. Che tanto “bottega” non è, dato che, magazzino compreso, il negozio occupa lo spazio di 270 metri quadri.

«Per un grande negozio come il nostro le spese sono alte. Soprattutto se a fronte non c’è un guadagno come c’era prima. La tassa dei rifiuti ci costa duemila euro all’anno. E più di duemila euro viene anche l’Imu». Ma Turchi fa presente che non sono solo le utenze a far andare a rilento la sua ferramenta: «Il cambio del traffico degli ultimi anni, a partire da piazza Mazzini, ha un po’ ghettizzato questa zona –afferma- In Borgo è difficile che la gente ci capiti per sbaglio». A limitare le visite nel quartiere, specifica Turchi, è soprattutto la mancanza di parcheggi: «In più ci sono i centri commerciali, dove il parcheggio si trova subito, e la gente va lì». Con il tempo che passa, residenti e commercianti di Borgo Cappuccini hanno perso quel senso di comunità che fino a qualche anno fa caratterizzava la zona. Ma c’è voglia di tornare a quei tempi. «Qui si poteva trovare tutto: c’erano negozi di scarpe, alimentari, verdurai, pasticcerie. Le persone avevano più rapporti, c’era anche chi stava con le seggiole fuori dalle attività – dice Turchi- Ma nel corso degli anni le saracinesche si sono via via abbassate. Oggi sono rimasti pochissimi negozi, e soprattutto nella parte che va verso il porto, all’incrocio con via Verdi». Come si potrebbe rivitalizzare il quartiere? «Sviluppando il turismo ci sta che la situazione possa migliorare. Si dovrebbero creare delle aree in cui la gente si senta facilitata a girare. Più parcheggi, per esempio. Ma so che far cambiare il traffico è arduo».

La ferramenta Turchi quindi si adatta ai tempi difficili che vivono i negozi di vicinato: «Essere ferramenta significa essere una categoria merceologica ampia. E del resto, non essendoci più in zona tanti negozi, si cerca di trattare quanta più merce possiamo. Dalla vernice ai casalinghi, passando ovviamente per i prodotti tipici delle ferramenta», conclude Turchi. l

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