Gioco
Viareggio, massacrati di botte perché hanno la maglia del Livorno
Diciottenne picchiato insieme alla comitiva. Il padre: «Era lì solo per fare il bagno»
LIVORNO. Hanno massacrato di botte lui e i suoi amici solo perché uno di loro indossava una maglietta con su scritto “Appartenenza labronica”: «C’è una maglietta del Livorno da strappare», si sono messi a urlare gli aggressori.
Un pestaggio in piena regola, con una vera e propria caccia all’uomo, quello che si è consumato nel primo pomeriggio di domenica scorsa sulla Passeggiata di Viareggio, nella zona del porto. Cinque ragazzi livornesi – due maschi e tre femmine fra i 16 e i 18 anni – sono stati avvicinati «da un gruppo di ultrà che si sono qualificati come tifosi del Viareggio calcio – spiega il padre di uno dei giovani, (non scriviamo il nome per tutelare il ragazzo) – e hanno tirato un pugno in faccia all’amico di mio figlio, che ha 17 anni, rubandogli la maglietta del Livorno per usarla come trofeo. Qualcosa di assurdo, inconcepibile, anche perché poi lo hanno scaraventato a terra prendendolo a calci sulla schiena e sui fianchi. In quei frangenti, così mi è stato raccontato, è spuntato fuori pure un coltello con il quale è stato ferito un ragazzo di Firenze che, insieme ad altri tre, ha cercato di aiutarli a sfuggire alla follia di queste persone».
La comitiva livornese era appena arrivata per farsi un tuffo in mare. Una gita fuoriporta che ha rischiato di trasformarsi in tragedia «dato che le conseguenze potevano essere assai peggiori». «Anche una ragazza del gruppo – prosegue il padre, professionista conosciuto – è stata colpita con due schiaffi da un’altra donna che si trovava con i contendenti».
Gli ultrà del Viareggio, secondo quanto ricostruito, avrebbero fra i 18 e i 25 anni. Come riportato dal Tirreno, proprio in quei momenti, sul lungomare si è scatenata una maxi-rissa fra una trentina di persone, con tre feriti fra il molo e il primo tratto della Passeggiata, proprio dove sono stati pestati i cinque livornesi. «Ma si tratta di un episodio scollegato – va avanti – perché mio figlio e i suoi amici non hanno preso parte a quella rissa, si sono trovati evidentemente nel posto sbagliato al momento sbagliato. Fra l’altro le hanno solo prese».
Ma non è finita qui. Perché dopo l’agguato dei tifosi locali, poi scappati con la maglietta di “Appartenenza labronica”, la comitiva è stata avvicinata «da un gruppo di nordafricani fra i 16 e i 18 anni, la maggior dei quali minorenni – le parole del genitore – che hanno intimato loro di andarsene, che non avrebbero dovuto invadere il loro territorio, “Questa è la nostra zona”, gridavano. Mio figlio ha cercato di difendere il suo amico già ferito, poi sono tutti riusciti a scappare verso un albergo, con il portiere che ha chiamato i soccorsi. Si sono dovuti rifugiare lì per sfuggire alla furia di queste persone».
Secondo il professionista «quello che è successo è lo specchio di ciò che sta accadendo in Italia, un Paese insicuro dove si può nemmeno andare in giro, di giorno, in tranquillità». «Mio figlio e i suoi amici ora hanno paura, si chiedono che cosa abbiano fatto di male – continua – e io ho risposto loro che questo, purtroppo, è il mondo che li stiamo consegnando. Le forze dell’ordine, che quotidianamente fronteggiano queste situazioni, hanno tutta la mia comprensione: purtroppo hanno le mani legate, non possono fare nulla, e credo che chi le comanda dovrebbe dare loro più poteri, perché certe persone vanno fermate. Nella migliore delle ipotesi probabilmente non si faranno nemmeno un giorno di galera, ma non va bene: hanno rischiato di ucciderli, è spuntato fuori perfino un coltello. Se mentre l’amico di mio figlio era a terra veniva colpito in testa con un calcio, oggi saremmo qui a raccontare una storia diversa, drammatica. Invece dobbiamo essere contenti che sono “solo” pieni di lividi. Voglio aggiungere che siccome purtroppo le tifoserie livornesi e fiorentine già lo sanno di quanto accaduto, vorrei invitare almeno gli ultrà amaranto a non intervenire, ma a lasciare che siano le forze dell’ordine a intervenire per evitare che questa situazione si trasformi in una faida con un’escalation di violenza Noi non vogliamo vendetta, ma giustizia».
La comitiva è stata poi accolta all’ospedale Versilia di Lido di Camaiore per essere refertata. Uno dei minorenni, 17 anni, è stato dimesso con una settimana di prognosi. Ieri mattina, poi, è stata presentata una denuncia ai carabinieri di Livorno, con i colleghi versiliesi – già intervenuti sul posto dopo le numerose chiamate al 112 – che dovranno indagare su quanto accaduto in riva al mare per identificare gli aggressori.
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