Il Tirreno

Livorno

Il processo

«Non fu estorsione, ma un esercizio arbitrario delle ragioni»: scagionate le badanti accusate di due aggressioni

di Stefano Taglione
Due guardie giurate all'esterno del tribunale di Livorno (foto d'archivio)
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Due guardie giurate all'esterno del tribunale di Livorno (foto d'archivio)

Le donne erano a processo per aver picchiato una cugina a Livorno alla quale avevano trovato lavoro. Reato riqualificato e querela rimessa: il tribunale ha dichiarato di non poter più procedere

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LIVORNO. Non fu estorsione, ma «un esercizio arbitrario delle proprie ragioni» per rientrare da un presunto debito di cento euro. E, in mancanza di querela, il tribunale ha dovuto dichiarare il non luogo a procedere. Si è concluso così il processo a due badanti peruviane residenti a Livorno – Belinda Bernarda Ramirez Junco, 61 anni, e la figlia Nathaly Katiuska Lagos Ramirez, di 37 – accusate di aver picchiato una loro cugina (e collega) alla quale avevano trovato lavoro a casa di un’anziana novantenne per rientrare in possesso della somma che, secondo la ricostruzione della vittima, rappresentava una sorta di racket per l’impiego che consisteva nell’accudire una novantacinquenne livornese.

La tesi accusatoria

Secondo l’accusa – il pubblico ministero in aula due giorni fa era Massimo Mannucci, che per madre e figlia aveva chiesto tre anni di reclusione – le due avrebbero aggredito la parente (e collega) quando quest’ultima si sarebbe rifiutata di pagare il debito. Tuttavia la difesa, con l’avvocata livornese Barbara Luceri, ha sempre sostenuto che la somma chiesta alla familiare fosse un corrispettivo per la cosiddetta “cuenta”, un deposito che sarebbe stato concordato per rimborsare alcune spese, non quindi derivante da una sorta di percentuale illegittima per aver trovato quel lavoro. Una circostanza che ha confermato anche una testimone chiamata a deporre dalla difesa. La presunta vittima, nella penultima udienza in tribunale, aveva raccontato di essere stata picchiata il primo dicembre del 2022 in piazza della Repubblica, mentre stava uscendo dalla farmacia insieme a un’amica peruviana: «Belinda – le parole della donna, 46 anni, che Il Tirreno non rende identificabile – mi ha colpita con uno schiaffo e tirata per i capelli», ha detto in aula. Un’altra aggressione sarebbe poi avvenuta tre giorni più tardi, il 4 dicembre, in piazza XX Settembre, dove la quarantaseienne si trovava col figlio di 12 anni (oggi quattordicenne) e al suo compagno, italiano: «Nathaly – ha proseguito la badante a palazzo di giustizia – mi ha vista da lontano, aggredendomi poi davanti a mio figlio. Con lei non c’era Belinda, ma le figlie. Mi ha detto che dovevo dare i soldi a sua madre». Lagos Ramirez sarebbe stata poi bloccata dal compagno della vittima, che ha chiamato i carabinieri, prontamente intervenuti con una pattuglia del nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Livorno: «Dopo l’aggressione – il racconto della quarantaseienne – avevo un forte dolore alla testa e sono andata in ospedale».

La sentenza

La vittima, dopo le due aggressioni, aveva raccontato tutto ai militari dell’Arma. Salvo poi rimettere la querela. Il processo, in ogni caso, pur in mancanza di denuncia era comunque andato avanti per il reato di estorsione, che è procedibile d’ufficio. Ma il tribunale, nell’ultima udienza che si è celebrata qualche giorno fa, lo ha riqualificato in esercizio arbitrario delle proprie ragioni, un illecito penale che prevede la querela di parte, che ora appunto non c’è più. Ecco perché per le due badanti, anche per le contestate lesioni, il collegio guidato dal presidente Luciano Costantini ha dovuto dichiarare il non doversi procedere. 

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