Gioco
Livorno e la bottega di Debora Paci dove i fiori raccontano poesie e sostengono le donne
In via Ferrigni anche la campagna "Diritti Recisi". La titolare: «Noi ci differenziamo»
LIVORNO Entri per comprare un mazzo di rose oppure un’orchidea ed esci sì coi fiori ma pure con una poesia oppure una riflessione scritta sull’universo femminile.
L’originale “due per uno”è offerto da “La bottega del fiore” in via Pier Coccoluto Ferrigni la cui titolare Debora Paci, ancor prima di parlare delle caratteristiche della propria attività, spende una parola a proposito della situazione dei negozi di vicinato come il suo. Ovvero quelle “botteghe” che ancora resistono ai tempi sopravvivendo nei quartieri in perenne lotta contro la grande distribuzione.
«È oggettivamente una battaglia dura ma se operi con intelligenti strategie di marketing ce la puoi fare. Il segreto? La differenziazione. È ovvio che la rosa che vendo poi potrai trovarla alla Coop a prezzo ridotto. Ma c’è rosa e rosa. E se vuoi la qualità dovrai venire da me o comunque da chi cura maggiormente il prodotto».
E torna ai messaggi “femministi”. «Certo da tempo, grazie anche alla collaborazione della “copywriter” Jessica Manzella, abbiamo dato il via alla campagna “Diritti Recisi” ove ovviamente si gioca sull’ineluttabile destino del fiore e sui diritti (in particolare delle donne) che ovviamente non dovrebbero essere recisi ma garantiti. La frase completa che i clienti hanno trovato è “Una raccolta di bouquet per chi i fiori li ama recisi, prevalentemente dispari, ma i diritti li preferisce integri e rigorosamente pari».
Da qui poi i giochi di parole su “L’otto marzo” (dove la festa della donna è associata appunto a un numero pari) e il “Lotto” senza apostrofo con un chiaro significato.Poi un omaggio alle donne partigiane: «La mimosa era il fiore della staffetta, ma il traguardo resta ancora lontano». Debora, come gli altri suoi colleghi fiorai, gioca poi in trasferta allestendo matrimoni ed eventi vari.
«Di recente grazie ai messaggi allegati ai fiori di cui sopra ho allestito un otto marzo non tanto come festa delle donne ma una festa di tutt* dove l’asterisco non è un refuso ma una scelta per evitare una vocale comunque sbagliata che escluderebbe il mondo Lgbt». Ha sempre voluto fare la fioraia Debora Paci oppure no?
«In realtà da giovane ero affascinata dal mondo della cultura (come peraltro anche oggi) ed avevo pensato di aprire una libreria, poi per necessità trovai lavoro da Blockbuster e infine poi la scelta dei fiori».
Quell’attività in via Ferrigni c’è da tempo. «Dal 16 aprile del 2005. E comunque, tornando alla conversazione sui negozi di quartiere, chi entra da me lo fa pure per fare due chiacchiere, proprio come una volta e magari per discutere dei temi riportati sui “pizzini” con i quali accompagno i fiori. Non sarò riuscita ad aprire una libreria – sorride e chiude – ma un po' di cultura l’offriamo anche noi».l
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