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A Straborgo c’è Ubaldo Pantani: «Vi racconto i miei personaggi in una notte»

di Claudio Marmugi
A Straborgo c’è Ubaldo Pantani: «Vi racconto i miei personaggi in una notte»<br>

Intervistato da Fabrizio Pucci in un faccia a faccia sul suo percorso artistico. «All’inizio mi volevo annullare per diventare chi imitavo, ora sto cambiando idea»

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Livorno Ubaldo Pantani è uno dei mostri di bravura della tv. Cecinese, classe 1971, laurea in scienze politiche, l’attore/trasformista è sulla cresta dell’onda dal 1997 (iniziò con “Macao”, su Rai 2) . È stato (e lo è ancora) imitatore per la Gialappa’s, per Carlo Conti, per “Quelli che il calcio”, in grado di diventare chiunque, da Lapo Elkann a Del Debbio, da Giletti a Salvini passando per J-Ax e Paolino Ruffini. Stasera sarà a Straborgo, in piazza Mazzini, alle 22, in carne, ossa e centomila personaggi.

Pantani, che succederà?

«Sarà un’intervista, col giornalista Fabrizio Pucci, senza rete. Non c’è niente di concordato. Sicuramente, si parlerà del percorso mio artistico e di tutto quello che ha fatto sì che io sia lì in piazza Mazzini a parlare di me e il pubblico ad ascoltare. Sarà un talk dove ci saranno tanti personaggi ma saranno tutti in una persona: me, senza trucco e senza inganno».

Si diverte ancora?

«Sì. Mi piace andare su strade che non percorre nessuno. È sempre più difficile, ma ci si prova. Semmai, nel tempo, ho cambiato il mio rapporto col “trucco”. Ero molto in linea con la tradizione, anche di Ballantini, di diventare il personaggio che facevo, dovevo sentirmi uguale. Ultimamente, sto cambiando un po’ idea su questo. Prima volevo scomparire dentro al personaggio, annullarmi. Ora sono un po’stanco, della somiglianza mimetica, di quella che io chiamo “la cartolina”. Adesso, quando c’è, va bene; se non c’è, l’importante è ridere e divertirsi.

Cosa sta preparando adesso?

«Sto preparando il riallestimento dello spettacolo “Bartali” (perché Gino Bartali è “Giusto tra le nazioni” per aver trasportato, durante la Seconda guerra mondiale, nascosti nel telaio della bicicletta, i documenti di oltre 800 ebrei per aiutarli a scappare con una nuova identità, ndr) , che porterò in giro nella prossima stagione e che debutterà, nella nuova versione, a Firenze il 28 di giugno per un’occasione importante: la prima tappa del “Tour de France”, che parte proprio da Firenze in onore di Bartali. Questo spettacolo mi sta assorbendo molto e ho messo in standby gli altri miei progetti, tra cui l’ultimo, “Born in the Solvay”, che riprenderò più avanti. “Bartali” vorrei continuare a farlo sempre.

Lei ha imitato moltissimi personaggi famosi, qualcuno si è mai arrabbiato?

«Uno che si arrabbiò molto, un’era geologica fa, sarà stato il 2003, fu Tonio Cartonio (era un personaggio della Melevisione, ndr) . Una certa sua stravaganza poteva nascondere un certo suo orientamento sessuale. Ma lo ammetto, col senno di poi: è una roba che io adesso non farei. Ma l’arma principale di quelli che si arrabbiano, in realtà, è ignorarti: negano di averti mai visto imitarli.

Ha un suo trucco per smussare le polemiche?

«Sì. Quando imito un personaggio mi voglio mettere sempre nella condizione che se lo incontrassi davvero - può capitare nel mio mestiere - non mi debba giustificare di qualcosa o essere in imbarazzo per come l’ho imitato. Un conto è imitare un politico e allora vale il gioco che “il Re è nudo”, ma un collega o un personaggio che non detiene il potere va fatto in maniera intelligente e non offensiva. Io mi definisco un intrattenitore che cerca di far ridere.

Con la Gialappa’s ha fatto una divertentissima imitazione di Paolino Ruffini. Lo ha sentito?

«Certo. Tra l’altro, mentre stavo sviluppando il personaggio incontrai Claudia Campolongo (ex moglie di Paolo e attuale sua strettissima collaboratrice, ndr) a una cena e mi ci scappava da ridere perché non potevo dirle nulla di quello che di lì a poco avrei fatto. Dopo, con Paolo ci siamo sentiti e si è divertito molto». l
 

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