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Truffa dello specchietto: a Livorno derubato un altro anziano – Come evitare i raggiri

di Stefano Taglione
Uno specchietto rotto (foto d'archivio)
Uno specchietto rotto (foto d'archivio)

Ennesimo colpo ai danni di un ottantenne alla Dogana d’acqua. Il genero: «Presi cento euro». L’esperto: «Scappate sempre»

30 maggio 2024
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LIVORNO. «Guarda cosa hai fatto, mi hai spaccato lo specchietto». Si sono inventati un incidente mai esistito per truffare un anziano, derubandolo di tutti i soldi che aveva nel portafogli: cento euro. Non si ferma l’ondata di raggiri dello “specchietto” che da tempo sta investendo Livorno, dove solo la scorsa settimana nell’arco di due giorni si sono verificati tre episodi, uno dei quali per fortuna conclusosi con la denuncia di un ventenne, accusato dai carabinieri di aver cercato di spillare denaro a una turista tedesca che, in compagnia del figlioletto, si stava per imbarcare in porto su un traghetto per la Sardegna.

L’ultimo episodio – non denunciato alle forze dell’ordine per la vergogna, purtroppo, che quando accade si insinua nella mente degli anziani – ha visto protagonista un livornese di 85 anni che stava tornando a casa, in macchina, dalla zona della Dogana d’acqua. A raccontarlo è il genero: «Mio suocero – le sue parole – è una persona genuina, buona, che non vede mai né le cattiverie, né le malizie, un puro. Purtroppo queste due persone lo hanno avvicinato convincendolo di aver provocato questo lieve incidente. Gli hanno chiesto di ripagare il danno, di dar loro quanto aveva, e lui ha consegnato cento euro, i soldi che custodiva nel portafogli».

L’uomo che è sceso dall’auto, di cui l’anziano non ricorda il modello, era di colore: «Africano, non saprebbe dire di dove esattamente, parlava comunque italiano». A bordo è invece rimasto l’amico. Con fare molto aggressivo, il primo, ha preso da parte l’ottantacinquenne e lo ha di fatto “costretto” a consegnargli i cento euro. Con l’anziano che ha avuto anche paura di essere aggredito. «Non si sa mai – prosegue il genero – cosa può succedere in questi casi. Mio suocero mi ha raccontato la sera stessa ciò che era successo, ma la macchina non aveva alcun graffio. Gli ho suggerito, per la prossima volta, di fare sempre il Cid se avesse dei dubbi, ma in questo caso sappiamo con certezza che era una truffa e che l’incidente non è mai avvenuto. Fra l’altro lui aveva pure fretta di tornare a casa perché aveva lasciato da sola la moglie affetta da demenza senile. Era preoccupato e anche questa circostanza ha giocato un ruolo cruciale nella vicenda».

I carabinieri, in occasione dell’ultima denuncia inviata in procura sulle cosiddette “truffe dello specchietto”, raccomandano a tutti gli automobilisti di non fidarsi mai degli estranei e, in caso di dubbi, di annotare il numero di targa e chiamare il 112. In quel caso l’auto con a bordo il ventenne, accusato dei raggiri, era una Audi. E lui arrivava da Pisa. A ingannare l’ottantacinquenne, invece, sarebbe stato uno straniero. Che neanche avrebbe provocato il classico rumore, tipico dell’urto fra carrozzerie, per convincerlo dell’incidente appena avvenuto. Lo ha semplicemente «rincitrullito dai discorsi», prosegue il genero. Riuscendoci, purtroppo. «Gli anziani – prosegue il genero – sono senz’altro prede più appetibili per certi delinquenti: a me, a Livorno è capitato che volessero fregarmi, ma sono andato subito via».

È proprio questo il consiglio che dà Roberto Terreni, il delegato di comunità dello Spi-Cgil quartieri nord (il sindacato dei pensionati). «Quando sentite la parola “specchietto” – dice – andate subito via, al 90% l’altro automobilista vuole fregarvi. Noi riceviamo tanti anziani nei quartieri nord e noto in loro la paura di raccontare certi episodi: c’è disagio e assuefazione. Purtroppo il problema è anche l’inefficacia della giustizia: se un truffatore viene solo denunciato, e rimane in giro anche dopo essere stato scoperto, non ha paura di niente, continua. Si devono fare più controlli, anche se polizia e carabinieri già lavorano bene, perché queste persone devono sapere che se fanno certe cose, rischiano. Non come ora: occorrono quindi nuove leggi più severe. Gli anziani siamo più svegli e scappino quando sentono la parola “Specchietto”, come insomma se fosse sinonimo di “Diavolo”.

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