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Livorno, lettera al futuro sindaco: consapevolezza, entusiamo e coraggio alla faccia del badalì

di Federico Lazzotti
Livorno, lettera al futuro sindaco: consapevolezza, entusiamo e coraggio alla faccia del badalì

A chi guiderà la città nei prossimi cinque anni chiediamo non di fare qualcosa in particolare, questo compete alla sfera della politica, alle scelte conseguenza del voto. Ma suggeriamo di farlo approcciandosi alle cose seguendo tre stelle polari

29 maggio 2024
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Livorno. Mettiamola così: programmi, azioni di governo e scelte politiche sono quel che si vede di un edificio. Ma è (solo) una parte. C’è molto che gli occhi non colgono, eppure tiene unito ciò che emerge e lo fa stare in piedi. Sono le fondamenta, il modo, l’approccio, la visione con cui si comincia a costruire. Poco importa se si tratta di una casa, un viaggio o il futuro di una comunità. A chi guiderà Livorno nei prossimi cinque anni, il 2029 è domani, chiediamo non di fare qualcosa in particolare, questo compete alla sfera della politica, alle scelte conseguenza del voto. Ma suggeriamo di farlo approcciandosi alle cose seguendo tre stelle polari che i livornesi non potranno che apprezzare: consapevolezza, entusiasmo, coraggio.

Tre concetti che, se legati insieme, sono, di per sé, garanzia di buon governo, perfino per noi livornesi che a lamentarci siamo campioni del mondo. Questo in vista di un quinquennio in cui la città potrebbe (il condizionale è lecito) vedere avviate le due più grandi opere dal Dopoguerra a oggi: nuovo ospedale e Darsena Europa. Prendiamo la consapevolezza, stato mentale frutto della capacità di sapere e ascoltare i bisogni di tutti i cittadini. Usando bene questo strumento se ci sarà bisogno di cambiare gli orari degli asili per andare incontro alle necessità delle famiglie o scegliere se investire nel rifare una strada o un’agevolazione per chi è in difficoltà, il sindaco saprà farlo. E qui arriviamo al coraggio, perché a volte dovrà compiere anche manovre (apparentemente) impopolari. In questo, solo la conoscenza e una buona squadra potranno aiutarlo, magari guardando a quel che è stato già fatto altrove. E bene. Poi servirà entusiasmo, da trasmettere ai cittadini che ogni giorno rischiano di perderne un pezzettino tra un «badalì» e un «tarabaralla tanto è uguale».

Così avremo un futuro migliore, magari con qualche istante di felicità, guardando insieme quel palazzo chiamato città e sapendo su quali basi è stato costruito. l
 

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