Il Tirreno

Livorno

Aggressione choc

Livorno, pestato dopo un sorpasso in auto: «Mi hanno rotto il naso a pugni, ecco cosa è successo»

di Stefano Taglione
Livorno, pestato dopo un sorpasso in auto: «Mi hanno rotto il naso a pugni, ecco cosa è successo»

La storia di un ventiseienne livornese, inseguito e picchiato insieme al suo amico: «Persone sicuramente sotto effetto di droghe, hanno pure distrutto la macchina»

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LIVORNO. «Mi hanno massacrato di botte senza alcun motivo. Una follia. Queste due persone mi hanno seguito in auto dopo un sorpasso in Variante, un sorpasso normalissimo, poi una volta fermo lungo viale Carducci, in un parcheggio, mi hanno impedito di scappare colpendomi con tre pugni e minacciando l’amico che era con me con un coltello. Poi hanno danneggiato la macchina, fra l’altro acquistata a gennaio, piegando lo sportello e rompendo tutte le leve del volante e le frecce. Sono persone fuori di testa». A parlare dopo un’aggressione choc avvenuta sabato scorso (18 maggio) in viale Carducci, non lontano dalla stazione ferroviaria, è un ventiseienne livornese che per paura di ritorsioni chiede l’anonimato. Il ragazzo, mentre era in compagnia di un amico, è stato raggiunto da due persone (entrambe albanesi, stando a una prima ricostruzione) «visibilmente sotto effetto di droghe, animate da una violenza ingiustificata e inaudita, che dal nulla mi hanno pestato, rompendomi il naso. Ma poteva andare molto peggio, potevano ammazzarmi».

Ci racconti cosa è successo?

«Erano le 4 di notte di domenica scorsa, io e il mio amico stavamo tornando a casa. In variante superiamo una macchina, un’Audi A4. Un sorpasso normale, veloce, ma che non comportava alcun rischio per la sicurezza. Io non mi sono accorto che quest’auto ci stesse seguendo, dato che ho semplicemente imboccato l’uscita della quattro corsie verso Livorno centro e poi ho preso il controviale. Una strada normale, che avrebbero potuto fare anche loro, poi però ci hanno sbarrato ogni via di fuga impedendoci di fuggire. Per lasciare il mio amico sotto casa, che sta lì, mi sono fermato accanto alla saracinesca del centro Tim, vicino all’incrocio con via Tiberio Scali, quando ci hanno affiancato impedendoci ogni ulteriore spostamento. Un agguato».

Ed è avvenuto il pestaggio.

«Senza dire nulla, il passeggero dell’Audi A4, è sceso e mi ha colpito con tre pugni in faccia. Non mi ha dato nemmeno il tempo di realizzare ciò che stesse accadendo. L’altro, il guidatore, ha raggiunto il mio amico. Quest’ultimo però è un ex pugile, si è messo in guardia, quindi lo straniero ha tirato fuori il coltello».

E poi?

«Io sono riuscito a uscire dall’auto, dato che mentre venivo colpito ero dentro con il finestrino mezzo aperto, per via del caldo, e sono scappato verso il centro del viale. Ho iniziato a urlare, diverse persone si sono affacciate dalle finestre, e nel mentre questi energumeni hanno distrutto la mia auto prendendola a calci, piegando uno sportello, e rompendo le frecce e le leve interne. Io ho gridato “Siete fuori di testa”, “Non ha senso”, svegliando anche diverse persone che abitano nei palazzi della zona. Poco prima, mentre fuggivo, sono stato nuovamente preso a pugni. Una violenza inaudita, senza giustificazione alcuna».

Lei queste persone non le conosceva?

«Mai viste prima. Quella macchina l’ho solamente superata in Variante. Normalmente, lo ripeto. Non ci sono stati alcun rischio di incidente o problemi di sicurezza durante la manovra».

Poi dopo è arrivata la polizia?

«L’abbiamo chiamata noi. Io e il mio amico, subito dopo aver parlato con gli agenti, siamo andati al pronto soccorso. Ai poliziotti ho raccontato la verità: cioè che questi individui non li avevo mai visti prima e che mi sembravano albanesi. Secondo me, l’ho riferito anche a loro, erano su di giri perché pesantemente sotto effetto di droghe. Questa città non è sicura, ogni giorno c’è un problema. Per fortuna sono riuscito a ricordarmi a memoria la targa e l’ho detta a chi di dovere per le indagini, visto che ho sporto querela. Ma dirò di più…».

Prego.

«In ospedale abbiamo incrociato due addetti alla sicurezza di un locale livornese, erano in attesa di essere visitati insieme a noi. Avvicinandomi per parlare con loro, mi hanno spiegato che erano stati aggrediti alle spalle, senza motivo, da due quarantenni stranieri. Non c’era stato alcun litigio, fra l’altro li stavano facendo entrare. L’età torna, sarebbe quella loro. Avevano ferite in faccia, penso che li abbiano colpiti al volto con un tirapugni. Cose inaudite».

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