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Livorno, Porto Pulito: «Nell’area portuale servono le centraline fisse»

di Iacopo Simoncini
Livorno, Porto Pulito: «Nell’area portuale servono le centraline fisse»

L’ Associazione Livorno Porto Pulito commenta le ultime rilevazioni atmosferiche alla luce dell’impennata di traffico delle navi da crociera e reclama a gran voce l’installazione di centraline fisse nell’area portuale

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LIVORNO. Il 2024 sta registrando già in questi primi mesi un record di presenze per le navi da crociera e di conseguenza non possono mancare commenti sulle ricadute ambientali Al tema dedica particolare attenzione l’Associazione Livorno Porto Pulito per la quale “non ci sono particolari novità nei dati, apparentemente rassicuranti, delle ultime rilevazioni sugli inquinanti atmosferici, compiute da Arpat in questi giorni. Parliamo infatti di centraline che, come noto, si trovano come minimo a 3 chilometri dal porto e in particolare dalle banchine dove ormeggiano le navi da crociera”.

Per questo motivo, da quasi due anni, l’Associazione Livorno Porto Pulito chiede insistentemente a tutte le istituzioni interessate “l’installazione di centraline fisse nell’area portuale, che a tutti gli effetti è e deve essere considerata alla stregua di un sito industriale. Le assicurazioni, più volte fornite dalla Regione oltreché dal Comune, al momento non hanno sortito alcun seguito, né una chiara programmazione in merito alla loro installazione. Questo silenzio non aiuta certo i cittadini e le cittadine a nutrire fiducia sulla reale volontà delle autorità amministrative e sanitarie di monitorare e ridurre progressivamente l’inquinamento navale”.

“C’è inoltre da dire – sottolinea l’associazione - che in queste ultime settimane il Parlamento Europeo ha finalmente deciso di abbassare i limiti degli inquinanti (polveri sottili e ultrasottili e biossido di azoto) ben al di sotto delle soglie che vengono prese come modello di riferimento, anche se purtroppo essi si posizionano a livelli decisamente superiori rispetto a quelli suggeriti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. È vero che l’entrata in vigore della normativa è stata fissata al 2030, ma il processo per abbattere gli inquinanti navali è lungo e necessita di interventi immediati che in questo momento non si intravedono”.

Tra questi, sicuramente rientra l’elettrificazione delle banchine, dove l’associazione registra con interesse l’impegno espresso pochi giorni fa dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, la quale ha anticipato che entro due anni lo scalo di Livorno avrà il suo Cold Ironing.   

Per l’associazione, tuttavia, potrebbero esserci problemi, “da un lato, riguardo la reale disponibilità di energia in quantità sufficiente per tutto il parco navale fermo agli ormeggi, tenuto conto che i 60 megawatt di potenza complessivi potrebbero non risultare sufficienti se nel frattempo continua a crescere il numero delle navi da crociera. “L’azienda danese PowerCon, fra i leader del settore – prosegue Porto Pulito - stima infatti che una sola nave possa arrivare ad assorbire la quantità di 16 megawatt. E le navi da crociera si preannunciano a Livorno sempre più grandi (ed energivore) e numerose. Basterebbe quindi la presenza simultanea di quattro o cinque di esse (com’è già successo negli ultimi tempi) per assorbire tutta la capacità del sistema e per costringere buona parte delle altre navi a mantenere accesi i motori. Il secondo aspetto riguarda come al solito l’effettiva disponibilità delle compagnie ad investire da subito nell’ elettrificazione delle navi. Anche qui l’AdSP esprime ottimismo, affermando che “fra due anni buona parte delle navi sarà in grado di approvvigionarsi elettricamente in banchina. Noi crediamo che questa buona notizia debba essere suffragata da un’operazione di trasparenza, in modo da rassicurare la città sul fatto che proprio tutte le navi che entreranno nel nostro porto dal 1° luglio 2026 saranno attrezzate per collegarsi e troveranno sufficiente energia in banchina.”

Quello che da sempre Livorno Porto Pulito chiede a tutti i suoi interlocutori è che “nessuna nave possa attraccare senza spengere i motori. Non è sufficiente sentirci rispondere: - ma tanto hanno gli scrubbers- intanto perché questi dispositivi abbattono solo gli ossidi di zolfo e non anche i particolati e il biossido di azoto, che richiedono filtri ulteriori. In secondo luogo, perché, per essere efficaci, gli scrubbers devono essere azionati con largo anticipo rispetto all’ormeggio. Domenica 12 maggio, ad esempio, un’enorme notissima nave da crociera ha diffuso per mezz’ora una densa nube grigio rossastra, probabilmente perché gli scrubbers sono stati attivati solo dopo l’ormeggio e hanno impiegato diverso tempo per entrare pienamente in funzione. In sintesi, è un bene che la tecnologia progredisca, ma resta prioritario il fattore umano: l’impegno delle autorità e degli armatori a salvaguardia della salute di tutti e di tutte, anche in prospettiva dei cittadini di domani”.

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