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«Ha violentato per quattro volte un sedicenne»: condannato a otto anni il titolare di una tenuta
L'uomo, all’epoca dei fatti 66 anni, avrebbe costretto il ragazzino ai rapporti sessuali. Il giovane, un livornese oggi ventitreenne, frequentava la sua casa perché amico del nipote
COLLESALVETTI. È stato condannato per violenza sessuale aggravata a otto anni, un mese e dieci giorni di reclusione. Questa la pena decisa, in primo grado e in rito abbreviato, per il titolare di una tenuta di Collesalvetti, che Il Tirreno non riporta con nome e cognome per non rendere riconoscibile la vittima del presunto stupro. Si tratta di un ragazzo che, l’anno in cui sarebbero avvenuti i fatti contestati, aveva 16 anni: un amico del nipote dell’imputato, un uomo quest’ultimo che all’epoca aveva 66 anni e che oggi ne ha 73.
L’accusa
Le presunte violenze sessuali, quattro secondo la procura, sarebbero avvenute nel corso del 2017. Il giovane, un livornese che oggi ha 23 anni, avrebbe conosciuto il titolare della tenuta che si trova nel comune di Collesalvetti grazie al nipote di quest’ultimo, all’epoca dei fatti uno dei suoi migliori amici. Avrebbe dato una mano al ragazzo e a suo zio amichevolmente, lavorando all’interno dell’area agricola. Poi, però, frequentando quella casa, sarebbe iniziato l’incubo. Con i presunti stupri – secondo quanto denunciato dall’allora sedicenne, che ne ha ovviamente parlato con la mamma – e la consapevolezza che il minore ha trasformato poi in coraggio per sporgere querela. Uno degli episodi sarebbe avvenuto durante una pausa dei lavori all’interno della tenuta, per pranzo. Presunti rapporti sessuali tutti non consenzienti, fra le mura domestiche. Accuse, quelle del giovane, che hanno richiesto molti accertamenti negli ultimi anni da parte degli inquirenti, con il ventitreenne e sua madre che poi nel corso del procedimento penale che si è aperto si sono costituiti parte civile.
La difesa
Il settantatreenne si è sempre difeso spiegando di non aver mai avuto alcun rapporto sessuale con il ragazzo (allora minorenne) e che, nelle pause dai lavori in cui sarebbero rimasti soli in casa, non sarebbe accaduto nulla. Si reputa, quindi, totalmente innocente rispetto alle accuse della procura, con il fascicolo che era stato aperto per il reato di violenza sessuale aggravata dal pubblico ministero Giuseppe Rizzo, il titolare dell’inchiesta, anche se in camera di consiglio qualche giorno fa nel giorno della sentenza c’era la collega Ezia Mancusi.
Il processo
L’uomo, su sua richiesta, è stato giudicato con il rito abbreviato, iter che prevede un processo più rapido in cambio dello sconto automatico di un terzo della pena. La pm, nelle sue conclusioni, per il titolare della tenuta colligiana aveva chiesto la condanna a 15 anni di reclusione (dieci, comprendendo lo sconto di un terzo), ma il giudice per le indagini preliminari Marco Sacquegna, pur condannandolo, l’ha ridotta di due anni.
La sentenza
Serviranno 90 giorni per leggere le motivazioni della sentenza, che è stata pronunciata martedì scorso nella camera di consiglio del tribunale di via Falcone e Borsellino. È il tempo che si è preso il giudice Marco Sacquegna per depositarla. L’avvocato del titolare della tenuta, Rolando Rossi, valuterà l’eventuale ricorso in appello solo dopo aver letto il dispositivo, a fine estate.
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