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Porti di Livorno e Piombino: poche donne e tanti over 60, sulle banchine serve un cambiamento

di Maurizio Campogiani
Porti di Livorno e Piombino: poche donne e tanti over 60, sulle banchine serve un cambiamento

Pubblicato sul sito istituzionale dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale il Piano organico Porto, fotografia reale e aggiornata della situazione occupazionale all’interno degli scali marittimi di Livorno e Piombino. Emerge una situazione preoccupante soprattutto per il ruolo dell’Agenzia

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LIVORNO. Una fotografia completa dell’universo lavoro nei porti che fanno parte dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale. Sul sito istituzionale dell’ente è stato pubblicato l’aggiornamento 2023 del Piano organico Porto.

Si tratta di un’analisi complessiva dell’andamento occupazionale dentro e fuori le banchine che cerca anche di individuare possibili soluzioni ai problemi più stringenti sul tappeto. L’aggiornamento parte dal monitoraggio dell’attuale situazione, che vede, soprattutto a Livorno, un calo della manodopera occupata nelle mansioni tipicamente operative, solo in parte compensata da un incremento delle figure amministrative. La fotografia evidenzia poi come il lavoro femminile rappresenti ancora aspetti di assoluta marginalità, essendo la tipologia del lavoro portuale molto più legata allo schema classico delle mansioni di fatica rispetto a quella che richiedono invece determinate specializzazioni. Peraltro, la situazione, almeno nell’immediato non dovrebbe subire sostanziali modifiche nei prossimi tre anni. I risultati di un questionario compilato dalla stragrande maggioranza delle imprese del comparto hanno infatti confermato l’attuale tendenza.

Ma il questionario ha detto anche altro. Ha detto, ad esempio, che sarebbe necessario un ringiovanimento della forza lavoro presente nei porti, visto che i dipendenti con oltre 60 anni di età rappresentano circa il 10% degli occupati. Si tratta, oltretutto, di figure professionali che continuano a svolgere mansioni operative particolarmente gravose da un punto di vista fisico. “La questione del lavoro usurante – si legge nell’aggiornamento al Piano Organico Porto - sembra riguardare prevalentemente i lavoratori delle imprese ad alta concentrazione di manodopera (ex articolo 16 generaliste e ALP) poiché coinvolti in attività soggette a rischio di incidente, infortunio e/o sovraccarico fisico causato da movimenti manuali ripetuti e faticosi e con conseguenze evidenti sullo stato di salute medio tali da condurre alla possibile insorgenza di malattie professionali”. Dal questionario, peraltro, è emerso un migliore stato di salute riscontrato tra i lavoratori che svolgono mansioni operative presso le imprese portuali concessionarie ex articolo 18, meno sottoposti a cicli di lavoro particolarmente faticosi. Proprio per contenere il fenomeno, l’ente portuale, per primo in Italia, ha avviato lo scorso anno la sperimentazione sul campo di protesi e sussidi meccanici per ridurre lo sforzo fisico dei lavoratori (i cosiddetti esoscheletri). Ma la stessa Authority rileva che tale sforzo innovativo, seppure virtuoso, non può da solo avere un effetto risolutivo senza un’auspicabile modernizzazione e riorganizzazione del lavoro portuale ed una costante formazione degli addetti delle imprese.

Tra le questioni più importanti affrontate dal Piano, la situazione riguardante l’agenzia del lavoro, per la quale si è registrata una contrazione delle chiamate. “I dati relativi all’andamento delle chiamate effettuate dalle imprese portuali utilizzatrici nell’ultimo anno e l’attuale organizzazione aziendale di ALP – si legge nel documento - richiedono una più attenta riflessione, da condividere con gli stakeholders del porto, al fine di garantire la sostenibilità economica ed operativa dell’agenzia. In questo senso, il raggiungimento di uno stabile equilibrio economico–finanziario dell’impresa ex articolo 17, al netto di una eventuale riorganizzazione e riqualificazione del suo organico, non può prescindere dall’aumento dei turni che questa agenzia fornisce alle imprese portuali e/o da interventi che consentano l’ampliamento del panorama delle imprese utilizzatrici quali, ad esempio, le imprese portuali ex articolo 16 del compendio Piombinese e le altre imprese che, pur operando in ambito portuale, non svolgono attività portuali in senso stretto. In particolare, allo scopo di quantificare concretamente la complessiva domanda di manodopera del porto e quindi addivenire ad una valutazione di congruità dell’organico dell’agenzia ALP, l’Autorità intende accentuare la funzione di monitoraggio dei turni di lavoro che vengono prodotti dalle imprese portuali e dei volumi di traffico movimentati dalle stesse in ciascuno dei trimestri dell’anno. Tale attività, potrà consentire all’Ente regolatore di avere un quadro più chiaro sull’organizzazione aziendale dell’Agenzia ex articolo 17 in vista della prossima scadenza dell’autorizzazione, prevista per giugno 2025”.

Il futuro dell’Agenzia, in considerazione della sempre minore richiesta da parte delle imprese concessionarie, resta ancora garantito dal ristoro previsto dalla normativa introdotta in epoca Covid e tuttora mantenuta. “Nell’esperienza dei porti del Mar Tirreno settentrionale – continua il documento - questa misura, sebbene transitoria, è risultata essere necessaria per garantire la continuità del lavoro in porto anche in una situazione di crisi permanente. Tuttavia, non sembra poter risolvere le criticità endemiche del comparto in attesa di una auspicata e concreta riforma organica dell’ordinamento portuale”. Proprio per risolvere concretamente il problema, secondo gli estensori del Piano Organico Porto, appaiono improrogabili alcuni interventi strutturali, come “l’adozione del Decreto di attuazione del fondo per il pensionamento anticipato dei lavoratori dei porti e delle Autorità di Sistema e la riapertura di una seria discussione in ordine al riconoscimento legale dei lavoratori portuali tra le categorie soggette alla disciplina del lavoro usurante”.

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