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Livorno, 26enne lascia il lavoro di pubblicitaria per aiutare i bimbi delle baraccopoli

di Serenella Guideri
Margherita Cagliata 26 anni con i bambini dell’asilo in cui fa la volontaria in Sud Africa e a baraccopoli alle porte della lussuosa zona delle Winelands alle porte di Città del Capo
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Margherita Cagliata 26 anni con i bambini dell’asilo in cui fa la volontaria in Sud Africa e a baraccopoli alle porte della lussuosa zona delle Winelands alle porte di Città del Capo

La scelta di Margherita volata nove mesi fa in Sud Africa

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LIVORNO. Margherita arriva alle 7,30 su un furgoncino all’asilo che accoglie una nidiata di bimbi da zero a sette anni. Siamo nella zona delle Winelands, a un’ora e mezzo da Città del Capo. A 5 minuti da una delle località più lussuose di questo bellissimo territorio, sorge una township, sorta di baraccopoli invisibile ma densa di vite umane che ogni giorno devono scoprire come guadagnarsi la giornata. Margherita è una volontaria. Aiuta le maestre nelle attività con i bimbi, chiassosi e simpatici come tutti i bimbi del mondo: questi sono “black” e “coloured” come moltissime persone qui in Sudafrica, frutto di mescolanze etniche. Una grande fetta di popolazione che ancora subisce la pesante eredità di segregazione sociale ed economica con cui il Paese deve fare i conti.

L’asilo e la baraccopoli

I bimbi possono arrivare dalle sei del mattino, per consentire ai genitori di andare a cercarsi un lavoro (qui la disoccupazione supera il 34%). Arrivano con un taxi-local da 15-20 posti, una specie di scuolabus. Indossano i loro vestiti migliori, perché la scuola è importante. Fanno attività prescolastiche, apprendono due lingue: l’afrikaans e l’inglese, le più parlate nel crogiolo di lingue sudafricane. Le maestre fanno parte della stessa comunità in cui vivono i bimbi. Ma questa è solo una parte della giornata di una volontaria come Margherita: si occupa anche di comunicazione, cura il sito, i social, le pubbliche relazioni.

La scelta di Margherita

Margherita è livornese. Ha 26 anni. Il suo cognome è conosciuto ma lei su questo è schiva come lo è stato il suo grande nonno, Rodolfo Cagliata, imprenditore nel settore immobiliare e nell’ambito dello sviluppo dell’area portuale, mancato nel 2021 a 95 anni. Lei si definisce una pragmatica e già così giovane ha saputo dire addio a un bel lavoro a Roma, in un’agenzia di comunicazione, per dare credito ai suoi sentimenti profondi. Con una laurea triennale in tasca, in Arti visive con indirizzo di Comunicazione pubblicitaria, conseguita nel 2020 allo IED di Firenze. Margherita si è conquistata rapidamente la fiducia dell’agenzia per cui lavorava, ma poi ha maturato le dimissioni e a settembre dell’anno scorso è partita per il Sudafrica: volontaria presso una grande organizzazione, ha operato in un agglomerato ad alto tasso di pericolosità. Poi ha conosciuto Sam.

L’organizzazione

Sam Bishop è colui che si occupa per Bluemoon Projects di ricerca di finanziamenti e sviluppo: anche lui innamorato dell’Africa. Margherita ha capito che questa piccola organizzazione aveva bisogno di volontari ed è transitata in Bluemoon. Bluemoon opera come una non profit dal 2021. È piccola ma molto attiva: nata nel 2016 da due coniugi sudafricani, lavora nel campo della costruzione di asili, o per meglio dire edifici per lo sviluppo di ECD (Early Childhood Development), che è un insieme di metodi per aiutare i bimbi da 0 a 7 anni a sviluppare capacità di tipo cognitivo, motorio, emotivo. Bimbi che, se lasciati nelle loro township, difficilmente andrebbero a scuola e che più facilmente incontrerebbero il mondo diffuso della criminalità. Gli edifici sono innovativi, piccole unità autonome dotate di cucina, bagni, aule, spazi esterni attrezzati, il tutto progettato per resistere al vento, alle piogge e agli incendi. La “famiglia Bluemoon” vanta ben tre ingegneri: il marito della fondatrice e i due figli, uno dei quali impiegato a tempo pieno nella progettazione. La fondatrice si chiama Hillary, ha circa 60 anni, viene da Johannesburg, è nata e cresciuta in una township ed è stata una delle collaboratrici di Nelson Mandela e di Desmond Tutu. Ma in Bluemoon non ci si limita alla costruzione e alla manutenzione di edifici. Anche semplici baracche dove spontaneamente sorgono asili vengono ristrutturate secondo criteri prestabiliti. Inoltre, in caso di calamità, l’organizzazione assicura assistenza tramite raccolta fondi e sostegno sul campo; cura i contatti con altri enti e con i membri più responsabili delle comunità locali; assume persone del luogo per costruire ed assicura loro le competenze tecniche necessarie. Promuove anche altre abilità quali l’uso della macchina da cucire o dei pc.

Il progetto

Per affacciarsi su questo mondo c’è l’opportunità di acquistare un “pacchetto” di due settimane che propone un mix di turismo e di volontariato. Costo 600 euro a settimana, che comprende vitto, alloggio ed escursioni. Un’esperienza diversa dal classico viaggio, che alla scoperta di posti eccezionali unisce l’occasione di una significativa crescita personale. Insieme alle collaborazioni con il mondo universitario, l’avvicendarsi di volontari consentirebbe al progetto di crescere: per tutte le info si può scrivere a samuel@bluemoonprojects.co.za. Margherita sta tornando in Italia, a Livorno. Resterà in città tutta l’estate, con una mission: far conoscere il progetto, stabilire partnership con privati e con aziende che vogliano sostenerlo e occuparsi di tutto ciò che riguarda la comunicazione, facendo proprio di Livorno il focus di partenza. E a settembre, di nuovo a Città del Capo, dove a fine giornata, racconta, si sente «appagata, entusiasta, fiduciosa ma anche stordita e amareggiata».

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