Gioco
Contratto di lavoro dei porti al rush finale
Entro fine maggio le organizzazioni sindacali cercheranno di arrivare alla firma del contratto nazionale dei lavoratori dei porti. In caso contrario non si esclude un blocco degli scali marittimi per sei giornate lavorative. Vianello (Uiltrasporti): «In questo momento necessari anche maggiori controlli per garantire la sicurezza sul lavoro».
Crisi internazionale, aumento del traffico crocieristico, contratto di lavoro e sicurezza del porto di Livorno: sono questi i temi affrontati con Gianluca Vianello, responsabile per i porti toscani di Uiltrasporti.
Il suo sindacato come vede l’attuale situazione del Porto di Livorno alla luce della crisi internazionale, ed in particolare del conflitto presso il Mar Rosso e del blocco del canale di Suez?
Per rispondere, occorre sicuramente ipotizzare scenari di un prossimo futuro. Primo: se finisse la guerra e si tornasse a riutilizzare il canale di Suez, ci sarebbero buone possibilità per il nostro porto di riprendere call dirette con l’America e di intercettare quel traffico che passa per il Mediterraneo, attraversa lo stretto di Gibilterra e arriva direttamente al Nord Europa, creando una connessione ferroviaria utile a garantire tempi certi e veloci per il trasferimento delle merci da Livorno fino al Centro Europa. Queste tempistiche si otterrebbero con una linea che colleghi il Porto di Livorno a Firenze, per poi passare attraverso Bologna e da lì proseguire, via Brennero, verso la Germania. Se questa cosa funzionasse potremmo diventare “attraenti” per una serie di traffici che oggi raggiungono la Germania o la parte Centrale dell’Europa, dove c’è il culmine del consumo e della produzione. Il secondo scenario invece, purtroppo più “negativo”, riguarda il fatto che la circumnavigazione dell’Africa, al momento obbligatoria, si potrebbe rendere stabile per cui le compagnie di navigazione alla fine dovrebbero adattarsi alla nuova organizzazione, più sicura ma più lunga temporalmente. Bisognerà vedere come saranno riorganizzate le conference e se utilizzeranno la circumnavigazione dell’Africa. Questo creerà non pochi problemi ai porti italiani in generale, non solo a Livorno, considerando che occorreranno circa 4 - 5 giorni di navigazione, a cui si aggiungerà il tempo necessario per raggiungere la Francia settentrionale. Sto parlando di navi sopra i 14.000 Teu e ciò comporterebbe dei sovraccosti, che, per essere compensati, dovrebbero generare un carico su Livorno da 3/4 mila contenitori. Nel porto labronico invece non siamo stati in grado di caricarne più di 2mila. Se non si sviluppano le filiere ad alta redditività ed alto utilizzo del personale si rischia, con altre lavorazioni, di avere seri problemi di occupazione.
Come vedete in concreto il sistema dei traffici nel 2024, anche in relazione alla crescita dei crocieristi? Quali sono le prospettive per il 2025?
Le crociere al Porto di Livorno e al suo territorio rendono poco. C’è un utilizzo del personale che non è controllato, non si sa bene se quest’ultimo abbia un contratto fisso e che tipo di accordo abbia stipulato. Le crociere sono invece una risorsa per la Toscana perché portano soldi alle mete storiche. A Livorno, tendenzialmente occupano banchine, che potrebbero essere destinate a traffici utili alle merci e al personale specializzato. Le prospettive future: il Ro-Ro e il Ro-Pax sono delle certezze, le auto nuove avranno uno sviluppo anche per il 2025 mentre l’infrastrutturazione del porto e la velocizzazione dei servizi sono la nuova scommessa per attirare traffici. La mia opinione è che la Darsena Europa sia stata un investimento troppo oneroso e sproporzionato, mentre sia invece necessario provvedere immediatamente ad alcune opere di infrastrutturazione: il tombamento delle porte vinciane con la realizzazione del ponte che scavalca i Navicelli e la creazione di un parco eolico off-shore da 15/18 pale da 3,5 megawatt che renderebbe autonomo il porto di Livorno con le energie rinnovabili che permetterebbero di abbattere il costo del servizio che viene erogato. Tutto questo garantirebbe una vendita a costi più elevati dei servizi complessivi e un’occupazione garantita o addirittura maggiorata.
A che punto è il contratto di lavoro dei porti? Si parla di un possibile sciopero
Finalmente è iniziata la trattativa tra le controparti. È fondamentale rinnovarlo perché, insieme alla legge 84/94, mantiene in piedi l’assetto dei porti. Essi sono per definizione un bene demaniale non disponibile, cioè di proprietà di tutti, destinato tuttavia anche all’utilizzo dei privati per il carico e lo scarico delle merci, in quanto rispondenti ad un interesse generale. Proprio per questo la legge 84/94 regola e rende questo mercato concorrenziale ma non libero. Il contratto nazionale dei porti sottolinea “chi può lavorare in porto e a quali condizioni si può utilizzare il personale comprese le flessibilità che sono necessarie per un traffico che è piuttosto discontinuo” e questi principi, in questo momento, devono essere ulteriormente fissati. Mercoledì prossimo ci sarà una riunione ristretta fra le controparti, mentre il 27 maggio sarà allargata a tutta la delegazione trattante, sia di parte datoriale che sindacale. Auspichiamo che si arrivi ad una definizione dell’intesa propedeutica alla firma. In caso contrario saranno programmati scioperi di 48 ore, suddivisi in 2 ore per turno a metà turno per tutti i turni. Ciò vorrebbe dire bloccare i porti per 6 giornate lavorative.
Ci sono cantieri aperti nel porto di Livorno. Com’è la situazione per quanto riguarda la sicurezza?
Ci sono due tipi di sicurezza: l’impedimento a delinquere delle persone e la sicurezza sul lavoro. Da quattro anni a questa parte abbiamo fatto grandi passi avanti per riportare a norma un ambiente portuale che era diventato una giungla. Prima i lavoratori si creavano autonomamente le paghe lavorando 60 ore al mese con straordinari in continuazione. A seguito dell’intervento delle organizzazioni sindacali e alla strettissima collaborazione tra le segreterie e i lavoratori, due anni fa, con dieci giorni di sciopero, abbiamo ristabilito l’ordine e gli straordinari e le flessibilità sono previsti dal contratto con i relativi turni. Non era più sostenibile affrontare così tante ore di lavoro, che portavano stress psico-fisici. Inoltre, mi preme sottolineare un aspetto molto importante, ovvero il provvedimento numero 22 dell’Adsp che regola il lavoro. Esso spiega cosa può o non può fare l’azienda nel rispetto del Contratto Nazionale e delle leggi. Si dovrebbe penalizzare chi non rispetta le regole e premiare chi le rispetta. Per quanto riguarda invece i cantieri aperti, c’è un ancora un mancato accordo tra chi apre il cantiere e i terminalisti o l’autorità di sistema. Ci dovrebbero essere più controlli e più severi come forma di tutela sia per i lavoratori che per le imprese.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
