Gioco
Porto di Livorno, quattro navi multate per i fumi: «Abbiamo aperto un fronte»
L’ammiraglio Angora: «Il naviglio è vecchio, ma dagli armatori c’è collaborazione. Contingentare i traffici? Non c’è normativa che consenta di respingere un accosto»
LIVORNO. Tra un anno – maggio 2025 – il Mar Mediterraneo diventerà area “Seca” (sulphur emission control area), cioè area a controllo delle emissioni di zolfo, il che imporrà a tutte le navi in navigazione di utilizzare un carburante con un limite di zolfo non superiore allo 0,1%, rispetto allo 0,5% standard. L’80% in meno.
A Livorno però un’ordinanza della Capitaneria di porto di Livorno – provvedimento che altre città italiane stanno cercando di replicare – ha per certi versi anticipato quest’obbligo.
Negli ultimi tre mesi le verifiche a bordo su unità mercantili italiane e straniere che hanno raggiunto il nostro scalo hanno portato a 39 controlli documentali e con prelievi di campioni di combustibile utilizzato che hanno reso possibile l’accertamento di diverse infrazioni il cui caso più eclatante è stato quello a carico di una nave passeggeri e rotabili (ro-pax) per superamento di limiti massimi di contenuto di zolfo in violazione del codice dell’ambiente e della convenzione internazionale “Marine pollition” con sanzione a carico dell’armatore di 30mila euro.
Altri controlli eseguiti dal Nucleo speciale della capitaneria (il port state control) a bordo di mercantili stranieri hanno constatato tre violazioni dell’ordinanza numero 6/2024, perché non era stato eseguito il cambio con combustibile a tenore di zolfo consentito prima di entrare nel porto, ma solo quando l’imbarcazione era già all’ormeggio, aumentando emissione di fumi. Duemila euro di sanzione ai comandanti e pure all’agenzia rappresentante gli armatori.
In Capitaneria di Porto si fa sapere che nell’attesa che più stringenti norme internazionali entrino in vigore, le attività di controllo da parte della Guardia Costiera, continueranno secondo le attuali leggi.
Il tema dei fumi e del pericolo patologie collegate è una problematica che riguarda tutti i porti inseriti nel tessuto cittadino e dal 2018 è all’attenzione del Marine Environment Protection Committee, organismo deputato ad affrontare le questioni ambientali di competenza dell’International Maritime Organization, che si pone l’obiettivo di ridurre progressivamente le diverse emissioni inquinanti causate dalle navi, fissando stringenti parametri tecnici comuni e il costante ricorso alle migliori tecnologie (come ad esempio l’adozione di torri di lavaggio del combustibile denominate scrubber) e alla promozione di navi di nuova generazione, alimentate con Gnl (gas naturale liquefatto) o con combustibili alternativi (Gpl, metanolo o idrogeno), per poter ottenere un abbattimento delle emissioni degli ossidi di azoto e di zolfo e una limitazione di particolato.
Ammiraglio Gaetano Angora, comandante della capitaneria di porto di Livorno, l’autorità marittima deve occuparsi della salute dei cittadini?
«Io mi devo preoccupare di situazioni che riguardano la navigazione e delle conseguenze che essa ha anche sulla salute dei cittadini. Quindi, sono indirettamente coinvolto. E con il blue agreement abbiamo cercato di darci da fare insieme all’amministrazione comunale».
Che tipo di controlli fate?
«Noi, per imposizione delle convenzioni internazionali, facciamo controllo delle certificazioni delle navi e delle strutture a bordo affinché non si vedano violate disposizioni generali di inquinamento atmosferico. Cose che si fanno ovunque e da tanti anni. Il concetto della tutela ambientale, sul quale sono pienamente d’accordo, è nuovo. Introdotto nella nostra Costituzione da pochi anni. Quando si parla di trasporti marittimi, si parla di trasporti internazionali. Le navi arrivano da ogni parte. C’è molto da disciplinare».
Ci racconti come funzionano le cose a Livorno?
«Con il Comune e la delibera di giunta che io stesso ho stimolato, abbiamo individuato la formula e le competenze che danno legittimità ad una ordinanza. Noi, a Livorno, vantiamo la primogenitura rispetto al tenore di zolfo e all’imposizione di fare lo switch dei motori ausiliari a una certa distanza dalla banchina. Certe operazioni si devono fare in rada a 2,5 miglia di distanza. E abbiamo disposto controlli preventivi per non avere problematiche che potrebbero portare ad inquinamenti che poi per legge non sarebbero neppure sanzionabili: vigilanza, verifica, telecamere a bordo, responsabili per conto dell’equipaggio che fanno controlli che prima non si facevano».
La risposta qual è?
«Debbo dire che c’è grande collaborazione. Livorno ha aperto un fronte e ne vado orgoglioso. Certo, il naviglio è vecchio e ci vorrà del tempo per rinnovarlo. Come le auto: quante ce ne sono ancora di vecchie in circolazione? Abbiamo condiviso soluzioni che possano essere ad oggi le migliori per una tutela maggiore rispetto al recente passato. Ma di strada ancora da fare ne abbiamo tanta».
Per molti, non si sta facendo abbastanza, però.
«Ma si sta facendo tanto rispetto a ciò che si potevano raggiungere. Dopo la mia ordinanza sono stato invitato dal Comando generale ad incontrare i rappresentanti degli armatori nazionali per condividerla con loro. Ho risposto che essendo il direttore marittimo della Toscana e comandante del porto di Livorno, avevo già condiviso con gli armatori locali chiedendo a loro tutta la collaborazione. Che mi hanno concesso».
Ma si possono contingentare i traffici marittimi ritenuti non essenziali?
«Perché, ci sono traffici meno sensibili sotto il profilo economico per la città? Non so di cosa si parla. Si fanno entrare alcune navi e altre no? A parte che non si può considerare questa una competenza dell’autorità marittima, si pensa a penalizzare per esempio i turisti dando l’ok alla attività portuale delle navi da carico? Ma l’indotto che portano le crociere non si conta?».
Tecnicamente sarebbe possibile?
«Non esistono normative che consentano di respingere un accosto se non per un profilo tecnico-nautico. Non esiste una norma che dice che una capacità di inquinamento di un porto si misura in un numero X di navi oltre cui non si può andare. Asl e Arpat stanno facendo molto, altro magari dovranno fare, ma qui siamo su una qualità di aria che a differenza di altre città ci rende privilegiati. Fumo nero non significa automaticamente la illiceità della immissione in atmosfera».
In sostanza lei fuga ogni dubbio.
«Abbiamo studiato per mesi ogni aspetto. E le associazioni di categoria non hanno protestato dopo la mia ordinanza. Che è rimasta inattaccabile: guarda da una parte alla tutela della salute e dall’altra ciò che la legge disciplina. Di verbali ne abbiamo fatti tanti, ma non dobbiamo esibire risultati. La Guardia Costiera non fa politica».
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