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Livorno

Tra identità e tradizione

Shiva, il tempio d’Oriente che illumina il centro di Livorno: «Il fondo era la porta d’ingresso del Lazzeri»

di Marcello Mastrocola
In foto Claudio Masi, Fiorella De Cesare Sala, Serena Raglianti e Giuseppa Navarra
In foto Claudio Masi, Fiorella De Cesare Sala, Serena Raglianti e Giuseppa Navarra

Da piazza Attias oggi in via Grande, il bazar e le tre generazioni al femminile si raccontano. «Attività ventennale: servono iniziative per ravvivare la zona e investire sulla sicurezza»

15 maggio 2024
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LIVORNO. Fiorella accoglie i propri clienti nell’ampio ingresso di Shiva, il suo negozio di via Grande 15: «Duecento metri quadri circa, è un fondo che ha tanta storia, perché non nasce come un negozio, era la porta d’ingresso del Teatro Lazzeri, e una parte del negozio, quella che affaccia su via Grande, era il percorso che si faceva per entrare a teatro da piazza Guerrazzi, dove venivano lasciate le carrozze».

Shiva è un negozio vivo, colorato e accogliente, Fiorella De Cesare Sala, la titolare, ha aperto 20 anni fa e racconta l’importanza del suo negozio in centro grazie alla Vetrina de “I negozi del cuore” firmata Confcommercio e amplificata dal Tirreno.

«Abbiamo festeggiato i 20 anni il 14 febbraio scorso, anche se il fondo è cambiato più volte, aprimmo in piazza Attias armati solo dell’entusiasmo che l’amore per l’Oriente e i viaggi in Indonesia mi avevano trasmesso, poi in corso Amedeo e da oltre 10 anni qui. Shiva è da considerare un bazar perché non vendiamo alcune categorie di prodotti ma una grande moltitudine di oggetti, gioielli, essenze, tessuti, abiti, statue, manufatti. Tutto artigianale e quasi tutto originario proprio dell’Asia orientale».

Da una riflessione sul settore del commercio: «In questi anni il commercio è cambiato tanto, in particolare per chi ha sempre curato la scelta e la spedizione degli acquisti in prima persona come noi. Ma la nostra è una passione forte, questi oggetti rappresentano una cultura, quella orientale, indonesiana in particolare, fondata sulla gentilezza, sul rispetto per il prossimo, che mi conquistò con piccoli gesti anni fa e ancora oggi riesce a rappresentarmi».

Se il commercio è cambiato, secondo Fiorella e il marito Claudio Masi, non lo ha fatto in meglio: «C’è interesse per acquistare oggetti ricercati come i nostri, ma le condizioni di lavoro sono peggiorate e meno remunerative, per qualche eccesso di burocrazia e per la concorrenza del commercio online, che non è un problema in quanto tale, visto lo pratichiamo anche noi, ma che vede troppo avvantaggiati i grandi gruppi. Noi siamo una società tutta al familiare (con tre generazioni femminili all’opera, oltre a Fiorella la mamma Giuseppa e la figlia Serena assistono i clienti) , in pieno centro cittadino e paghiamo qualche problema proprio del nostro quartiere, in particolare la sicurezza». Va nei dettagli: «In un passato nemmeno troppo lontano risse a ogni ora del giorno, vandalismi e soggetti in giro apparentemente poco raccomandabili non erano un incentivo allo shopping, soprattutto al calar del sole. Quando polizia, carabinieri o polizia municipale hanno fatto sentire la loro presenza questi episodi si sono ridotti».

La clientela di Shiva è affezionata ma il negozio di Fiorella è visitato anche da tanti curiosi: «Molte persone vengono qui perché dicono che passeggiando dentro Shiva si rilassano. Mi fa piacere che anche per tanti stranieri siamo un punto di riferimento, per indiani o bengalesi che vivono in zona siamo addirittura considerati un tempio. Da noi cerchiamo di organizzare anche attività culturali o spirituali, come ritualistica, o vendite di bagni di gong, bagni di campane e ospitiamo anche uno sciamano con i suoi tamburi».

Fra le bellissime statue bianche di Shiva e di Ganesh la titolare chiude con riflessioni sui possibili stimoli al commercio: «Bene le bancarelle su via Grande perché attirano visitatori, bene le iniziative per il Natale, quest’anno, oltre alla pista di pattinaggio, con la ruota panoramica, che pure dava tanta visibilità anche da lontano, sarebbe stato bello se ci fosse stato un mercatino natalizio per ravvivare la zona».

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