Il Tirreno

Livorno

L'inchiesta

«Ti brucio viva e lascio i figli orfani»: marito di Livorno indagato per maltrattamenti

di Stefano Taglione
Una volante della polizia (foto d'archivio)
Una volante della polizia (foto d'archivio)

Il quarantaquattrenne, trovato pure con una pistola, punito col divieto di avvicinamento alla moglie e ai luoghi da lei frequentati

13 maggio 2024
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LIVORNO. «Ti brucio viva». «Ti butto dal terrazzo». «Ti sparo». Ma non solo: sarebbe stata pure insultata e presa a sputi. In un’escalation di violenza andata avanti dal 2020 fino al dicembre scorso, quando esasperata dalle violenze e dopo l'arresto di quest’ultimo per detenzione di stupefacenti e di una pistola, ha deciso di allontanarlo dall’abitazione coniugale.

Un cittadino marocchino di 44 anni è indagato per maltrattamenti in famiglia e minaccia aggravata nei confronti della sua ex compagna, con cui ha dei figli piccoli. Il gip Antonio Del Forno, su richiesta del pm, ha disposto il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla donna, l’obbligo di mantenere 500 metri di distanza anche dai congiunti e il divieto comunicare con lei.

La vittima, assistita dall’avvocata Angie De Santi Simonini, ha sporto querela lo scorso gennaio, con le indagini poi delegate alla polizia, lamentando di «condotte aggressive e vessatorie da parte dell’indagato». Un incubo, fino a quel momento, la relazione amorosa. «Dopo la nascita della seconda figlia l’indagato ha iniziato a tenere, nei confronti della compagna, comportamenti verbalmente aggressivi e svalutanti, anche in presenza dei figli minori, che di conseguenze hanno iniziato a perdere il rispetto per la madre. Il giudice scrive di «parole offensive e gesti gravemente sprezzanti, come nelle occasioni in cui lui le sputava addosso». E di reazioni spropositate, come il lancio di oggetti e di cibo dal balcone durante le frequenti liti.

Ma non solo, il quarantaquattrenne al termine della relazione avrebbe anche minacciato la donna dicendole che le avrebbe sparato, lasciando i figli orfani. «Parole – scrive il gip – pronunciate per spaventare la vittima nell’ambito delle discussioni relative alla gestione dei figli e che provocavano nella persona offesa, già preoccupata per la frequentazione dei bambini di un padre coinvolto in ambienti delinquenziali, un fondato timore per la propria incolumità e un perdurante stato di ansia».

Per dimostrare quelle violenze ai suoi danni, oltre a raccontare tutto ai poliziotti, la donna ha messo a disposizione i tabulati telefonici e messaggi di Whatsapp. Perché di quelle minacce, lei, non ne poteva più. E voleva che finissero. Per questo, il gip, per evitare che l’uomo proseguisse nelle sue condotte vessatorie gli ha imposto il divieto di avvicinamento alla donna e quello di comunicare con lei. Con la speranza che possa essere sufficiente. l




 

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