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Livorno perde l’avvocato Andreini Grande studioso del Risorgimento

di Stefano Taglione
Livorno perde l’avvocato Andreini Grande studioso del  Risorgimento

Ha nominato il presidente Ciampi socio onorario dell’Associazione Mazziniana

11 maggio 2024
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LIVORNO. Era talmente appassionato del suo lavoro da non badare alla parcella. «Con le stesse serietà e serenità – così lo ricorda il figlio Daniele – parlava con il magistrato di Cassazione e con l’uomo di strada. Interpretava la professione come si faceva una volta, senza guardare al tornaconto economico, credendoci sempre. E aiutava tutti. Ha lavorato fino a sei anni fa, quando ha poi avuto dei problemi di salute».

Livorno perde l’avvocato Gino Alessandro Andreini, 80 anni, morto dopo una malattia che ha sempre affrontato a testa alta, «con grande serenità», rimarca Daniele. Nato a Livorno nel 1943, laureato in giurisprudenza a Bologna nel 1972 e iscritto all’albo dal ’74, nel corso della sua carriera ha partecipato a diversi importanti processi, come quello del disastro del Moby Prince. Inizialmente penalista, si è poi specializzato nel diritto civile, con lo studio in piazza Benamozegh e poi in via Magenta, dove ora esercita il figlio. «È stato un grande padre – prosegue Daniele – nonché una persona veramente buona».

Ma non c’è stata solo la professione nella vita di Andreini. Appassionato e grande conoscitore della storia del Risorgimento, «ha sempre professato e fatto propri i valori e gli ideali più puri e illuminati del mazzinianesimo, del quale era un fervente divulgatore – prosegue il figlio – e negli anni ha fondato sia la Scuola di musica che la Corale Rodolfo del Corona, organizzando numerosissimi convegni legati al Risorgimento mazziniano, avvicinando a Livorno personaggi dello spessore dei professori Denis Mack Smith, Michel Ostenc e Salvo Mastellone. Infine ha partecipato alla costituzione del Comitato livornese per la promozione dei valori risorgimentali».

Sua, inoltre, l’iniziativa di conferire al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi la tessera di socio onorario della sezione livornese dell’Associazione Mazziniana e il progetto ambizioso di portare Mazzini a Santa Croce a Firenze, «che lascia in eredità agli amici che con lui hanno condiviso questo lungo percorso di vita e di passioni», prosegue il figlio. «Di Giuseppe Mazzini – spiega l’amico e professor Pier Fernando Giorgetti – l’avvocato Andreini incarnò l’immensa idealità di amore e di venerazione per un’Italia restituita ad una missione di civiltà e di libertà, di amore e di fratellanza fra tutti i popoli, di emancipazione degli ultimi e degli oppressi, di pace universale vera e basata sulla giustizia e sul rifiuto di ogni sopraffazione. Nel sogno mazziniano dell’avvocato erano i popoli che avanzavano, rendendosi capaci di stringersi la mano, di superare incomprensioni e rancori, di procedere alzando le bandiere dei “doveri dell’uomo”, non per sminuire, ma per dare realtà vera di forza operativa e realizzativa ai “diritti dell’uomo”. Tutto questo era l’eco della risorgimentale invocazione che si alzava dalle barricate delle città insorte contro gli austriaci nel 1848-49: “Chi vuole la libertà la meriti”, gridava Cattaneo da Milano, mentre da Venezia, di fronte ad una sulla carta impossibile resistenza agli austriaci, rispondeva Manin: “Ogni viltà convien che qui sia morta”. A suscitare i più grandi entusiasmi di Andreini – prosegue Giorgetti – era l’epopea della Repubblica romana, che con la sua Costituzione tanto aveva anticipato la Repubblica italiana nata dalla Resistenza e che, con Mazzini e con Garibaldi, incarnava un’aspirazione politica, culturale, sociale, religiosa e civile di un’intera generazione di giovanissimi, che per essa non esitarono a morire. Essi non avevano tutti le stesse idee: erano moderati e rivoluzionari, monarchici e repubblicani, liberali e radicali, cattolici e laici. Ma su un punto erano d’accordo: doveva essere il popolo italiano, restituito a libertà, a liberamente decidere sul futuro dell’Italia».

Oltre a Daniele, Andreini – che a Livorno abitava in centro – lascia la moglie Paola Roffi e la nuora, per lui come una figlia, Monica Ciuchetti. Il funerale verrà celebrato domani alle 11 nella parrocchia di Santa Maria del Soccorso in piazza della Vittoria, vicino al suo studio.


 

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