Gioco
Da Livorno al mondo, Fabio Vannozzi ambasciatore d’arte «Sogno che si avvera»
L’attore e il riconoscimento alla carriera: "Dopo 40 anni di carriera è una grande soddisfazione"
LIVORNO "Ambasciatore di Livorno nel mondo". Per l’arte. Questo l’ultimo riconoscimento, meritato, per l’attore Fabio Vannozzi, investito del “titolo” per mano del sindaco Luca Salvetti. Che soddisfazione.
Il coronamento di una carriera, che prosegue senza soste, e che lo ha visto affrontare mille e una esperienze mettendo sempre in gioco la sua “livornesità”, la genialità, il carattere e il sacrificio. E racconta come è arrivato a questo importante riconoscimento.
«Seppi dell’esistenza di questi ambasciatori di Livorno nel mondo, legati alla Livornina - dice l'attore- Mi presentai ad una loro riunione e furono felici di incontrarmi, perché avevano letto della mia performance in India, e volevano conoscermi. Ho scoperto in questo gruppo grandi professionalità che lavorano all’estero, in ruoli anche prestigiosi. Mi ha fatto piacere, da semplice saltimbanco, quale mi considero al loro cospetto, di essere stato accolto con tanto trasporto».
La missione di Vannozzi si basa su quattro punti fondamentali: Modigliani, Mascagni, le leggi livornine e l’Accademia Navale con la nave Vespucci. «Quattro riferimenti che porto in giro da sempre, fin dagli anni ’70».
L’attore livornese si guarda indietro. Per raccontarsi. Per ripercorrere le sue esperienze. Prima l’America.
«Nel 1978 ci andai in viaggio insieme a un pittore, Franco Pelleschi, che aveva dei parenti a Cleveland in Ohio. Incontrai gente di teatro, che non conoscevano Livorno, e gli raccontai la città, e il suo essere all’avanguardia, grazie alle famose leggi livornine. Quello fu il primo impatto col teatro». Poi l’esperienza a Parigi. «Erano i primi anni ’80, e per sbarcare il lunario facevo il modello nelle scuole di pittura. Quella fu l’occasione di parlare di Modigliani, e quindi di Livorno, che gli dette i natali».
Vannozzi vanta anche un primato del quale va molto fiero. «Eccetto qualche cantante, e qui cito Carlo Bosio e Galliano Masini, io sono l’unico attore mimo livornese ad essere salito sul palcoscenico del teatro alla Scala, a Milano, più di duecento volte. E in quel contesto, parlando coi musicisti, ho sempre creato il collegamento col nostro più grande compositore, conosciuto in tutto il mondo. Mascagni».
Impegni spesso altamente formativi. «Cito due spettacoli in particolare: uno Franco Zeffirelli (Don Carlos) e l’altro con Woody Allen (Gianni Schicchi). Il primo colpiva per l’attenzione cinematografica che metteva anche in teatro, la ricerca del particolare della faccia del personaggio. Allen ti lasciava spazio per potergli parlare, ascoltava i suggerimenti. Non ti ignorava». E poi la Germania, altra terra frequentata nel tempo. «Ero in contatto col più importante centro di teatro gestuale in quel paese, e tenni alcune lezioni, ovviamente citando Livorno».
L’ultimo viaggio in ordine di tempo è stato quello in India, dove Vannozzi è stato chiamato per tenere lezioni di mimo. A ribadire quanto la sua formazione e la sua bravura da tempo abbiano varcato i confini nazionali e abbiano raggiunto quelli mondiali.
«Laggiù era più difficile parlare di Livorno, quindi partivo da lontano: prima citavo Roma poi Firenze, e arrivavo lentamente alla toscana la regione, ricordandola come la regione dove erano nati personaggi del calibro di Galileo e Leonardo. A quel punto spalancavano gli occhi, ed ecco che illustravo loro le bellezze labroniche, con le fortezze i canali, e qualcuno di loro, dopo aver visto le foto, ha promesso di venire a trovarmi. Quando si racconta l’Italia giustamente si parla delle grandi città. Ma è bene evidenziare che ci sono piccole realtà importanti, con storia, anche artistica. Non tutti sanno, per esempio, che Livorno ha avuto in passato anche due grandi clown, che poi hanno lavorato in giro per il mondo. Artisti incredibili rimasti nell’anonimato». Ed è Vannozzi stesso a portare alto il nome della città. E della sua storia. Tornando al riconoscimento di Ambasciatore di Livorno nel mondo per l’arte”: un sogno che si avvera. «Una bella emozione - conclude - , inaspettata e gradita, mi momento in cui mi è stato comunicata la lieta notizia, e quello della consegna: perché dopo quarant’anni che uno si sbatte in giro, e dice a tutti “sono livornese, sono livornese”, finalmente qualcosa è venuto fuori». l
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