Il Tirreno

Livorno

L'inchiesta

Livorno, mamma imputata per la morte del figlio: «L'ha buttato dalle scale». Via al processo

di Stefano Taglione
Livorno, mamma imputata per la morte del figlio: «L'ha buttato dalle scale». Via al processo<br>

Delitto in Borgo. La donna accusata di omicidio volontario premeditato. In aula i filmati: poche ore prima era entrata e uscita dal grattacielo di piazza Roma

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Livorno Prima di uccidere il figlio gettandolo dalla tromba delle scale del condominio di via del Bosco 32 avrebbe fatto un sopralluogo nel vicino grattacielo di piazza Roma, il palazzo più alto della Toscana. Le immagini delle telecamere, mostrate durante l’udienza, la immortalano entrare nell’edificio con il piccolo alle sue spalle. Cammina, sta bene. Poi, sempre insieme a lui, esce. Ed entra in quello che purtroppo diventerà lo stabile della tragedia, in Borgo Cappuccini, dove il piccolo uscirà cadavere fra le sue braccia.

Il delitto

Si è aperto il processo a Damaris Kindelan Ballester, la donna cubana di 39 anni in carcere per aver ucciso il figlio di due anni e mezzo Marcos Del Mar Ferrero, in quei giorni in vacanza con lei da Torino, dove la famiglia – il padre e la madre, che in passato aveva lavorato come parrucchiera sempre nel capoluogo piemontese, si erano separati – viveva. Il bambino, soccorso dai volontari giunti su un’ambulanza della Svs all’alba del 17 agosto scorso in via Sardi mentre era esanime fra le braccia della mamma, purtroppo al loro arrivo era già cadavere e nonostante i ripetuti tentativi di rianimarlo, per lui, non c’erano più speranze. Inizialmente, la donna, aveva raccontato di una caduta accidentale il giorno prima da uno scivolo di Tirrenia e di un improvviso peggioramento delle sue condizioni di salute. Ma gli accertamenti della Squadra mobile della polizia di Stato, coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Rizzo, hanno fatto emergere altro: un omicidio volontario aggravato dalla premeditazione. Motivo per il quale la donna è da allora reclusa nel penitenziario femminile “Don Bosco” di Pisa ed è stata rinviata a giudizio, con il processo iniziato due giorni fa.

L’udienza

Durante la prima udienza davanti alla corte d’assise del tribunale labronico – presidente Luciano Costantini, a latere la giudice togata Martina Graziani e i sei popolari – hanno parlato gli operatori della polizia giudiziaria che hanno svolto le indagini, a cominciare dal dirigente della Squadra mobile di via Fiume, il vicequestore Giuseppe Lodeserto, che ha ripercorso le varie fasi dell’inchiesta riferendone gli aspetti salienti, poi nel dettaglio sviluppati in relazione agli specifici accertamenti dagli uomini e dalle donne in forza al suo reparto. Dopodiché hanno preso la parola questi ultimi e i loro colleghi della polizia scientifica, che hanno svolto i rilievi nel condominio di via del Bosco subito dopo la tragedia. La prossima settimana, sempre di lunedì, nel palazzo di giustizia di via Falcone e Borsellino verranno ascoltati altri testimoni indicati dal pubblico ministero. Al Tirreno, nei giorni successivi, alcuni abitanti del palazzo avevano raccontato di aver visto la donna aggirarsi per le scale con il bimbo in braccio e di aver notato, davanti all’ingresso, una macchia secca di sangue.

I video

Kindelan Ballester, difesa dall’avvocata Alessia Pontenani, non era presente in aula. Durante l’udienza sono stati mostrati i video registrati dalle telecamere comunali e private che ritraggono la donna dal suo arrivo in pullman a Livorno (nei giorni precedenti era in vacanza a Bologna ndr) fino alla fuga da via del Bosco con il figlio esanime fra le braccia. Dagli impianti di videosorveglianza emerge un sopralluogo, precedente all’ingresso nel palazzo di via del Bosco, nel grattacielo di piazza Roma, quello alto 96 metri costruito dall’architetto Giovanni Michelucci. Da lì, la trentottenne, uscirà con il bambino vivo. Da via del Bosco 32, purtroppo, no. Ed è per questo che è in carcere e verrà giudicata per omicidio volontario premeditato, con il consulente della procura – il professore e psichiatra Rolando Paterniti – che ha stabilito come la donna, al momento della tragedia, fosse perfettamente in grado di intendere e di volere. La trentanovenne, nelle settimane successive al delitto, ha cambiato tre versioni: inizialmente, agli inquirenti, aveva detto che il figlio si era fatto male cadendo da uno scivolo, salvo poi riferire di non ricordare nulla. Secondo il suo ultimo racconto, invece, il piccolo Marcos sarebbe caduto accidentalmente. l

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