Il Tirreno

Livorno

I nostri tesori

Tanti auguri Mercato Centrale di Livorno, 130 anni fa quel passaggio di chiavi che ha fatto la storia della città

di Flavio Lombardi
Alcuni dei proprietari dei banchi del Mercato delle Vettovaglie festeggiano i 130 anni di vita della struttura (foto Franco Silvi)
Alcuni dei proprietari dei banchi del Mercato delle Vettovaglie festeggiano i 130 anni di vita della struttura (foto Franco Silvi)

L’inaugurazione della struttura-gioiello firmata da Badaloni nel 1894

03 aprile 2024
4 MINUTI DI LETTURA





Scali Saffi, ore 12: un figurante dell’associazione culturale La Livornina, interpretando Angiolo Badaloni, taglia il nastro e consegna le chiavi del mercato al sindaco. Una rievocazione di quel che accadde 130 anni fa, quando proprio l’architetto capo dell’ufficio d’arte del Comune, progettista del mercato più bello d’Europa, fece questa azione con il sindaco di allora, Nicola Costella. Oggi, si celebra un compleanno che la struttura ha compiuto il primo marzo lontana dalle fanfare di oggi, in attesa che sparissero finalmente cattive previsioni meteo. Dopo un breve intervento di un ex funzionario dell’Archivio di Stato, sarà per molti come fare un tuffo nel passato, grazie a quei personaggi dell’epoca che torneranno in vita proprio grazie all’interpretazione dei figuranti de La Livornina. Accoglieranno in stile labronico ottocentesco, quel corteo storico con quaranta componenti fra nobiluomini e nobildonne e autorità cittadine che poco prima si sarà mosso accompagnato dalla banda cittadina. Il segnale, alle 11,30. Primi passi, mossi da via del Cardinale (la strada che da piazza Cavallotti porta a via Buontalenti) verso l’ingresso dai banchi degli ambulanti e imbocco in via Gherardi del Testa per infilarsi su Scali Saffi, da dove la sfilata entrerà fondendosi con i clienti. Sarà presente una rappresentanza del Consorzio Operatori dello Storico Mercato Centrale di Firenze per consolidare la collaborazione già avviata, anche in vista della partecipazione congiunta al Convegno internazionale degli storici mercati alimentari coperti di tutto il mondo, che si terrà domani.

130 e non sentirli

Un bel progetto, un inno alla grandeur labronica che fu. Un complesso che segna il passaggio tra il Neoclassicismo e l’Art Nouveau, un miscuglio vincente di tecniche costruttive tradizionali dell’epoca con i materiali più innovativi del momento. Il binomio dell’acciaio e vetro sulla copertura che ora non c’è più, vittima dei bombardamenti, che gli avevano valso in città il soprannome del piccolo Louvre. Ogni genere alimentare, tanti banchi disposti in maniera diversa da oggi, ma anche tanta merce tenuta in sacchi di juta portati dai barrocci con lunghi manici. E le gabbrigiane a vender polli, uova, conigli, non solo dentro, ma fino al ponte, quello ora nuovo che collega i due fronti dei fossi per andare verso le scuole Benci. Molto più movimento rispetto a quello di oggi con circa 140 attività, con un sotterraneo fatto di magazzini e 92 cantine, dove un tempo si conservava tutto con il ghiaccio a grossi parallelepipedi che veniva prodotto in diversi punti del centro. Una realtà strozzata negli ultimi 30 anni dai centri commerciali. Proprio lei, che, per come è concepita architettonicamente, è antesignana delle attuali superfici dei centri fatti dalla grande distribuzione. Grandi blocchi in pietra si possono scoprire nelle zone più basse e vicine all’acqua. Qualcuno ipotizza sia stato usato anche del materiale prelevato dalle "Vaschette" sul Romito. Difficile, perché quegli scavi a sezione risalgono ad epoca romana. Ma siccome, molti pezzi sembrano tradire una origine marina con residui di piccole conchiglie, possibile si siano usate per la costruzione pietre provenienti da cave della provincia.

Progetti precedenti

Anche all’epoca, prima di arrivare in fondo, idee, discussioni, bocciature. Siamo ai primi degli anni ’40 dell’Ottocento. Nuovo mercato in piazza delle Erbe, ma senza abbattere l’esistente. Progetto prima approvato, poi cassato perché non ritenuto architettonicamente una opera che diventasse simbolo per la città. Nel 1849, l’idea di un edificio monumentale a pianta ellittica, lunga 200 metri e alta 43 tutta circondata da un loggiato. Troppo grossa, troppo costosa, nonostante l’architetto Giuseppe Martelli, ci ebbe a riprovare dieci anni dopo proponendola come opera socialmente utile al presidente del Governo Toscano per un mercato di un certo tenore sia a Livorno che a Firenze. Si rischio’ anche un "mercatino" in quella che ora è piazza Garibaldi su proposta di Giuseppe Cappellini.

Vince Badaloni

Il sindaco è Nicola Costella e, nel 1866 indice un concorso. L’unico progetto partecipante, di Calderai, modifica il mercato delle Erbe, ma non passa. Si farà allora avanti Badaloni presentando il "suo" mercato nel gennaio 1889. Un anno dopo, finito lo sterro, cominciano le fondazioni su questa area di proprietà comunale. Inaugurato al pubblico a distanza di cinque anni, fu subito definito il più bello d’Europa. Grazie anche ad una copertura in vetro su capriate metalliche costruite dalla fonderia F.lli Gambaro, situata in via delle Cateratte, nel rione di Torretta, che dal 1858 operava in città. Centotrent’anni dopo il Mercato della Vettovaglie è ancora in mezzo alla gente, cuore del commercio che unisce passato e futuro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Primo piano
Il processo

Chiesti 3 anni 6 mesi per Lucarelli, Apolloni e tre amici: l’accusa di violenza sessuale

Sportello legale