Il Tirreno

Livorno

Toscana salute
Sanità

Il direttore dell’ospedale di Livorno e la maglia nera dei codici bianchi: «Nelle urgenze siamo tra i migliori in Toscana»

di Giulio Corsi
L’entrata del pronto soccorso di Livorno
L’entrata del pronto soccorso di Livorno

Luca Carneglia e la classifica dei pronto soccorso stilata da Agenas. «Ultimi nei codici minori? La missione principale i gialli e rossi»

27 marzo 2024
5 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. 199 minuti. Quasi tre ore e venti tra l’arrivo in ospedale e le dimissioni: è il tempo che Agenas – l’agenzia nazionale della sanità – ha calcolato per chi varca la soglia del pronto soccorso di Livorno con un codice bianco, cioè con un problema valutato non urgente o di minima rilevanza clinica, per fare un esempio lievi dolori intestinali, dolori articolari, eritemi solari o punture di insetto.

Il tempo di permanenza in via Gramsci è il più lungo di tutti gli ospedali dei capoluoghi toscani e pone Livorno all’ultimo posto di questa particolare graduatoria, come ha scritto ieri Il Tirreno in cronaca regionale. Mentre siamo penultimi, ma non lontani dalla media regionale, in termini di attesa, per i codici verdi, cioè per le urgenze minori, che raccolgono pazienti in condizioni stabili senza rischio evolutivo: tempo medio di permanenza in ospedale 189 minuti contro i 171 del resto della Toscana.

Ma c’è un rovescio della medaglia, per fortuna: per le urgenze e le emergenze assolute, cioè per i codici gialli e rossi, il pronto soccorso di via Gramsci è tra i migliori della Toscana, come si vede dalla tabella, con tempi di diagnosi e cure ben al di sotto della media regionale.

Luca Carneglia, direttore dell’ospedale: come dobbiamo valutare questi dati? Siamo il peggior pronto soccorso della Toscana o uno dei migliori?

«Fare la classifica è un messaggio “sexy” ma che spiega e significa molto poco, poiché ogni ospedale è un caso a sé che dipende dal ruolo dell’ospedale nella rete ospedaliera, dalla configurazione del territorio, dalle abitudini consolidate della popolazione, etc. Sono convinto che rispetto alla classifica abbia più significato il trend, cioè il confronto della performance di quell’ospedale con sé stesso da un anno all’altro».

Livorno in questo senso come si comporta?

«I nostri indicatori interni rilevati da Estar indicano un miglioramento».

La tabella di Agenas tuttavia fa una fotografia chiara. Livorno, secondo lei, dove sta?

«Non siamo il peggior pronto soccorso. Io credo che siamo tra i migliori. Nella tabella, correttamente pubblicata dal giornale, si legge questo dato critico per i codici bianchi, ma se si guardano i codici gialli e verdi la situazione è opposta».

Sta dicendo che per quello che deve fare un pronto soccorso, Livorno fa bene il suo lavoro?

«Sì. È vero che i codici bianchi aspettano un po’ di più, ma dovendo scegliere chi far aspettare, meglio che attendano i codici bianchi. Se ci sono risorse da utilizzare, meglio dirottarle sui pazienti gravi, che hanno davvero bisogno del pronto soccorso e che non guardano l’orologio. Non ho mai visto un paziente in codice rosso o giallo che ha fretta di essere mandato a casa. Questa è la missione principale del pronto soccorso. Poi la valutazione dipende dall’aspettativa del cittadino».

I codici bianchi rappresentano i tanto famigerati accessi impropri che finiscono per rallentare tutta la macchina. Non a caso a loro viene poi chiesto di pagare il ticket. Ritiene che a Livorno ci sia un problema in questo senso nelle abitudini dei cittadini che dovrebbero prima rivolgersi al medico di famiglia o alla guardia medica?

«Non c’è da trovare un colpevole per il fatto che un cittadino arrivi col codice bianco. Capita che nella complessità del sistema il cittadino non trovi una risposta immediata o sia in ansia per un problema di salute e non voglia aspettare per cui viene al pronto soccorso».

E in questo caso dovrà accettare di aspettare anche tre ore. ..

«Bisogna capire che il triage fa visitare secondo il proprio codice di priorità. Non si può andare al pronto soccorso, in un ambiente così delicato, per ricevere una prestazione immediata se si è in una situazione da codice bianco. Quando si va al pronto soccorso ci si mette nelle mani del pronto soccorso: se questo aspetto fosse compreso bene ci sarebbero meno questioni e meno aggressioni. Vieni al pronto soccorso e ti seguiamo, ma fai come ti diciamo noi».

In questo mare di accessi impropri c’è anche chi usa il pronto soccorso per accelerare degli esami?

«Sì, ci sono anche accessi derivati dal fatto che una prestazione specialistica è stata fissata con una data lontana. Fa parte della patologia del sistema ma penso che si tratti di una minoranza».

L’assenza delle case di comunità, che nella loro versione più grande prevedono la presenza di punti di primo soccorso per i codici minori, influisce sull’ultimo posto di Livorno?

«Le case di comunità aiuteranno il cittadino ad avere risposte anche sul territorio».

Detto che si tratta di codici minori e che possono attendere, resta il fatto che quei 199 minuti sono un tempo migliorabile. È d’accordo?

«Noi cerchiamo di dare risposta a tutti, pur con la difficoltà nell’aprire tante medicherie dovuta al fatto che ci sono pochi medici di pronto soccorso da assumere, problema che riguarda tanti ospedali».

Pensa che sia il caso di modificare l’organizzazione?

«No. Direi che non è il caso di organizzare un pronto soccorso dirottando risorse sui codici minori rispetto alle urgenze. Ci piacerebbe dare soddisfazione a tutti ed essere in cima a tutte le graduatorie e cercheremo di migliorare anche l’assistenza ai codici bianchi. In questo senso abbiamo adottato nel tempo provvedimenti organizzativi tipo il fast track, ora implementato con altre specialistiche: il malato arriva al triage, salta il medico del pronto soccorso e va direttamente in reparto. Succede per esempio se uno ha un problema oculistico, dermatologico o ostetrico. Ci sono protocolli ben definiti di patologia e tempi perché bisogna essere certi che sia un paziente che può saltare il pronto soccorso. Oppure il see and treat, che prevede che alcuni casi possano essere trattati direttamente da un infermiere, ad esempio una ferita da medicare. Tutte procedure che prevedono protocolli rigidi e la super visione del medico, ma che permettono di evitare attese al paziente. Tuttavia con i limiti derivanti dalle risorse mediche a disposizione io credo che molto di più non si possa fare: non ci sono medici da assumere. Ci tengo però a sottolineare la massima fiducia nel primario, nei medici e nel personale infermieristico del pronto soccorso che fanno un gran lavoro».

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

Primo piano
La sentenza

Pisa, morto a 52 anni per l’amianto respirato sulle navi della Marina: la figlia risarcita dopo 24 anni

Il commento audio

Morte di Mattia Giani, il direttore del Tirreno alla partita della vergogna: «Una crudele idiozia»