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Il primo Tour de France alla livornese: Rodolfo Muller, genesi del campione

di Simone Fulciniti
Il primo Tour de France alla livornese: Rodolfo Muller, genesi del campione<br type="_moz" />

La ricercatrice francese Helene Koehl dedica un libro a questa figura leggendaria: «Dopo la nostra richiesta abbiamo saputo dall’assessore Lenzi, che a Rodolfo Muller verrà intitolato presto il giardino che si trova tra via Goito e via Beppe Orlandi»

25 marzo 2024
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Livorno Nel mese di giugno, per la prima volta nella storia, il glorioso Tour de France, la competizione ciclistica più dura e famosa in mondo, partirà dall’Italia, da Firenze. Un momento unico, che ha dato all’infaticabile ricercatrice e scrittrice francese, di origine livornese, Helene Koehl, l’input per riportare alla luce una figura fondamentale per l’origine della corsa, anche lui livornese, Rodolfo Muller. Rodolfo era il fratello di Alfredo, pittore e incisore, per il quale Koehl ha creato l’associazione “Gli amici di Alfredo Muller”, e nel 2019 si è prodigata per far apporre una targa dove nacque, in via Cecconi 17.

Una famiglia di origine svizzera, vissuta a Livorno prima e poi, nonostante l’amore per la nostra città, costretta ad emigrare in Francia per problemi economici. Rodolfo, classe 1876, arrivato a Parigi, era già conosciuto come forte ciclista italiano, autore di numerose imprese che avevano fatto sobbalzare gli appassionati.

Un grande sportivo che a Livorno aveva cominciato col nuoto, per poi passare al galoppo, quindi al pattinaggio, al remo, sempre infiammato dalla grande passione per la bici. Il suo ritratto è disegnato in maniera efficace da Koehl nel suo libro “Un Tour prima del Tour, le prime pagine della leggenda di Rodolfo Muller”. «Pochi sanno – dice l’autrice – che lui era anche giornalista sportivo, è grazie a lui che venne organizzato il primo Tour de France». A Parigi Muller, che aveva impressionato scalando una salita impossibile nei pressi di Montmartre, cominciò a collaborare col giornale “L’Auto”, che, perso il suo secondo nome “Velo” aveva bisogno di inventarsi qualcosa per ritornare in auge. Così, sotto la spinta del direttore Geo Lefevre, nacque l’idea di una gara che abbracciasse tutta la nazione e permettesse alla gente di seguirla a bordo strada. «Rodolfo si dette subito da fare: cominciando con una ricognizione in moto, che servì a determinare il percorso: sei tappe durissime, alcune anche superiori ai 400 km, per un totale di 2. 400 km».

Parigi-Lione-Marsiglia-Tolosa-Bordeaux-Nantes-Parigi, questo l’itinerario. Ma Rodolfo non si fermò. E compì la vera impresa: poche settimane prima dell’inizio della “Grand Bouclé”, inforcò la bici e pedalò per tutto il percorso, recensendo per il suo giornale tappa per tappa, tra asperità, bellezze del territorio. Questo per aiutare i concorrenti a muoversi meglio durante lo sforzo. «Da qui il titolo del libro, all’interno sono riportati questi articoli, tradotti in italiano da Giulia Silvestrini».

Nel 1903 prese il via il primo Tour de France, e Muller chiuse al quarto posto. «C’è una bella immagine che mostra Rodolfo all’arrivo il 20 luglio. Accanto a lui ci sono tre persone con la paglietta, tutti livornesi: il fratello Alfredo, pittore e incisore. Il fratello minore Hugo. E infine Oreste Cappiello il fratello maggiore di Leonetto, che aveva sposato Camille Muller, una sorella del corridore». La bici della gara pesantissima, oggi si trova nel museo del ciclismo a Roulers/Roeselare in Belgio. «La sua carriera si interruppe l’anno dopo, quando venne squalificato, a causa della continua guerra tra i giornali “L’Auto” e “Velo”. Ma non ha mai smesso di vivere lo sport: compiuti i 40 anni partecipò alle gare di podismo, vincendo per due volte la “Cross degli antenati”. La sua passione per la bici lo ha accompagnato fino al 1947, l’anno della morte. «Era un tipo simpatico, all’inizio parlava un buffo francese con accento toscano. Ogni mattina andava a svegliare l’affermato campione Costant Huret, per convincerlo ad allenarsi con lui».

Il libro è pubblicato col contributo dell’Istituto Italiano di cultura di Strasburgo, conta sul patrocinio del Comune e dell’associazione Livorno delle Nazioni. «Dopo nostra richiesta – conclude Kohel – abbiamo saputo dall’assessore Simone Lenzi, che a Rodolfo Muller verrà intitolato presto il giardino che si trova tra via Goito e via Beppe Orlandi».


 

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