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Rimpatrio assistito, venti prof del liceo Cecioni dicono no alla circolare nelle scuole. E appoggiano la protesta degli studenti
Il no dei docenti alla diffusione della lettera del Prefetto nella bacheca della loro scuola: «Contro ogni forma di discriminazione e intolleranza, e il nostro desiderio di promuovere l’integrazione»
LIVORNO. «La catena di eventi che ha portato alla pubblicazione sulla nostra bacheca della lettera del Prefetto, condivisa con docenti, famiglie e alunni, non ci è chiara, essendo che in tale lettera non figuravano, tra i destinatari, le istituzioni scolastiche». Ecco la voce di una ventina di professori del liceo Cecioni. Partono da quello che è accaduto a inizio marzo nella loro scuola, il liceo di via Galilei, per dire no. Per prendere le distanze. Per far sentire forte la loro opposizione a quella circolare del rimpatrio assistito apparsa sulla loro bacheca scolastica.
Lo scrivono forte e chiaro in una nota inviata alla redazione del giornale Il Tirreno. E lo fanno dopo che anche le voci dei sindacati si sono alzate per chiedere chiarezza e per opporsi alla scelta del dirigente Rino Bucchi di
Circolare rimpatri: l'opposizione dei docenti del Cecioni di diffondere la circolare.
«Noi docenti del liceo statale Francesco Cecioni non ci stiamo. La richiesta di diffusione di un documento del Ministero dell’Interno, il cui contenuto, relativo al progetto del rimpatrio volontario assistito, è antitetico rispetto ai valori di tutte le comunità educanti e, in particolare, ai principi di inclusione e apertura che caratterizzano il nostro Liceo, è stata inopportuna e infelice».
La posizione è netta. «La circolare n. 8066 del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione cui fa riferimento la lettera non può nemmeno essere rintracciata sul sito web del Ministero dell’Interno, per cui dubitiamo che rientri nell’interesse del pubblico generale – e ancora -In ogni caso, ribadiamo con forza la nostra opposizione a qualsiasi forma di discriminazione e intolleranza, e il nostro desiderio di promuovere l’integrazione e l’inclusione di membri di qualsiasi comunità che, giungendo nella nostra città, hanno senz’altro trovato un’occasione di crescita e realizzazione personale; progetti di vita che noi vogliamo facilitare».
I docenti fanno riferimenti anche alla protesta degli studenti sull’argomento.
«Gli studenti, che hanno protestato contro la pubblicazione del documento, possono contare sul nostro appoggio».
E chiudono: «Siamo certi che, in futuro, l’ufficio scolastico provinciale avrà cura di non condividere e di non richiedere la diffusione di documenti di questa caratura nelle scuole, luoghi dove le comunità devono crearsi e non dissiparsi».
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