Il Tirreno

Livorno

La sentenza

Estorsione, assolto l'imprenditore Andrea Calloni: «Sono stato incarcerato, farò causa allo Stato»

di Stefano Taglione
Due guardie giurate all'ingresso del tribunale (foto d'archivio)
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Due guardie giurate all'ingresso del tribunale (foto d'archivio)

Il cinquantaduenne livornese, gestore di tre affittacamere, al contempo è stato condannato per false generalità e per il riciclaggio di uno scooter: «Ringrazio mia moglie e la mia avvocata»

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LIVORNO. Assolto dal reato di estorsione, che gli avrebbe aperto le porte del carcere per sette anni, per aver minacciato due noleggiatori ai quali non avrebbe restituito delle auto e un furgone noleggiati. Condannato, invece, per aver fornito l’identità del fratello al posto della sua alla municipale che lo aveva fermato per un controllo e per il riciclaggio di un motorino. Tre procedimenti penali, questi ultimi, che sono stati riuniti in uno solo, ma che non hanno alcun collegamento l’uno con l’altro.

Una vittoria quasi piena quella in tribunale per il cinquantunenne livornese Andrea Calloni, imprenditore con alle spalle la gestione di una pasticceria e oggi albergatore con tre affittacamere. L’uomo – in passato assolto dalla più pesante accusa di far parte di un’associazione per delinquere e dalla corruzione, con una condanna in primo grado a due anni per banconote false a fronte di una richiesta di sei – vuole «ringraziare la moglie, che mi ha supportato per tutti questi anni» e «l’avvocata Alessandra Natale, che mi ha portato a questa sentenza».

Nonostante la condanna che la giudice Rosa Raffaelli ha pronunciato qualche giorno fa, che comunque sarà convertita in lavori di pubblica utilità, Calloni rischiava una pena di sette anni, questa per lui la richiesta, data la gravità del reato di estorsione, per il quale in passato era stato arrestato in regime di custodia cautelare e ha trascorso sette mesi fra carcere (uno) e domiciliari (sei). Secondo la procura, infatti, a uno dei noleggiatori avrebbe detto che se avesse continuato a insistere per la restituzione del furgone noleggiato, il mezzo non l’avrebbe più rivisto. «A mio parere una detenzione ingiusta – spiega Calloni –. Non ho mai detto di essere un santo, ma non sono neanche un estorsore. Dal 2014 a oggi sono stato accusato di reati molto più gravi di quelli per i quali sono stato condannato e ho dovuto combattere il pregiudizio delle persone. Nonostante questo sono sempre riuscito a rialzarmi e oggi, questa sentenza, mi riabilita. Sicuramente insieme alla mia legale valuteremo una causa allo Stato per ingiusta detenzione».

Nell’ambito dello stesso procedimento Calloni era imputato anche per furto per aver trattenuto un Nissan Qashqai noleggiato per quattro giorni da un privato, che però avrebbe trattenuto oltre il consentito senza pagare quanto pattuito. Tuttavia, il titolare, ha rimesso la querela e quindi l’accusa è caduta. «Nel frattempo – conclude il cinquantenne – mi sono rifatto una vita. Ho avuto sempre la forza di rialzarmi. Ripeto: non ho mai sostenuto di essere un santo, ma non sono mai stato la persona che sono stata dipinta dalla procura. Non sono un usuraio, un estorsore o un componente di un’associazione per delinquere. Sugli atti ho letto di tutto e sono contento che oggi il tribunale abbia riportato i fatti nelle sue dimensioni».

 

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