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Livorno, bidelli in sciopero e istituto aperto: scoppia la polemica al liceo Cecioni

Livorno, bidelli in sciopero e istituto aperto: scoppia la polemica al liceo Cecioni<br>

La denuncia Il collettivo studentesco: «Una ragazza si è fatta male». Il preside Rino Bucci «Difficile chiudere solo la succursale, avremmo dovuto fermare duemila nostri studenti»

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Livorno Giornata di sciopero ieri per molte scuole livornesi. Lo avevano indetto Filcams, Flc e Fp Cgil «contro le discriminazioni di genere», «le leggi che limitano la libertà di scelta sul nostro corpo» e «contro lavori sottopagati e precari».

In città alcune scuole sono rimaste chiuse per assenza del personale, soprattutto bidelli: al liceo Enriques, per esempio, hanno scioperato tutti, e in assenza di addetti che vigilassero gli ingressi e rispondessero al centralino si è deciso di non aprire. Altre scuole hanno fatto suonare la campanella un po’ a singhiozzo, con orari modificati. Altre ancora hanno aperto regolarmente i cancelli. È il caso del Cecioni, che nel corso della mattinata è finito al centro di una polemica.

Il motivo? La scuola è stata aperta nonostante nell’edifico principale ci fossero cinque collaboratori scolastici, ma nella succursale Iti di via Zola (l’edificio uno), non ce ne fosse nessuno. I due bidelli assegnati hanno fatto sciopero, quindi non c’erano addetti a sorvegliare i due piani, che ospitano una decina di classi.

Contattato dal Tirreno, il preside Rino Bucci ha spiegato che sarebbe stato «difficile chiudere un plesso tenendo aperti gli altri, perché gli studenti ruotano su tutte le strutture». Detto in altre parole: la stessa classe che aveva lezione alla prima ora nell’edificio principale di via Galilei si sarebbe poi trovata a non poter fare lezione l’ora successiva in via Zola. Quindi «l’alternativa era chiudere tutta una scuola di 2mila studenti, che hanno il diritto allo studio». Una tema che si ripropone ogni volta che viene legittimamente proclamato uno sciopero, «e questo lo dico – sottolinea – nell’assoluto rispetto del diritto di scioperare di ognuno».

Il punto è che proprio al Cecioni (anche se non nella succursale Iti) ieri mattina si è verificato un fatto – una ragazza ha avuto un incidente – che ha scatenato la reazione del collettivo studentesco Scuola di Carta: «Al Cecioni, nonostante fossero presenti soltanto 5 collaboratrici scolastiche, la dirigenza ha deciso di aprire l’intero istituto mantenendo il “normale” svolgimento delle lezioni, ignorando nuovamente l’assenza di un’adeguata sorveglianza e manodopera, non tenendo conto della grandezza dell’istituto e della presenza di due succursali». «L’assenza di personale – hanno aggiunto – rende impossibile l’apertura regolare di una scuola perché non vengono svolti dei compiti fondamentali, come la mancata rimozione del pezzo di ferro che permette l’apertura della porta che divide la sede del Cecioni dalla succursale Geometri»: «Una ragazza è inciampata cadendo bruscamente, si è recata in infermeria grazie all’aiuto delle sue compagne di classe ed è stata messa su una sedia a rotelle per il dolore». Così dal fronte degli studenti hanno scritto di trovare «vergognoso» che si «continui ad aprire un istituto così grande nonostante la mancanza del personale Ata».

La scuola si è sincerata che la ragazza stesse bene e ha parlato con i genitori. Quella grata – è stato poi riferito – era stata aperta come tutte le mattine, ma per una dimenticanza non era stata tolta una guida.

Intanto interviene anche Veronica Virgili, segretaria della Flc Cgil: «Il dirigente nella sua autonomia si assume la responsabilità delle proprie scelte, ma non si deve aprire un plesso senza che siano garantite la sicurezza e la sorveglianza degli studenti, anche se non sono più piccoli. E senza i custodi gli ambienti comuni non sono sorvegliati. Se a una scuola ne sono assegnati un certo numero, un motivo ci sarà». l

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