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Livorno, l’attacco di Gasperini dopo la condanna per la frase omofoba: «Sentenza che mina la libertà di tutti»
L'ex consigliere leghista e vice coordinatore di Anci giovani Toscana: «Applicato il ddl Zan mai diventato legge e cassato dal Senato grazie anche alla coraggiosa opposizione di alcuni esponenti del Pd»
Livorno Spiega che la sua è «una condanna rieducativa sullo stile dell’articolo 58 dell’Unione Sovietica che prevedeva la condanna per il generico crimine di “attività controrivoluzionaria” per reprimere il dissenso e omologare le coscienze». E di fatto è basata «su una legge che non c’è (il ddl Zan ndr) » . In sostanza fa capire che per lui condannare chi ha scritto che qualcuno alimenta «una cultura finocchista» è «una minaccia alla libertà di espressione di tutte quelle persone che ancora credono che si nasca maschi e femmine, senza asterischi o lettere rovesciate. E soprattutto che i bambini vadano difesi dall’indottrinamento rosso nelle scuole».
Lorenzo Gasperini, ex consigliere comunale della Lega a Cecina e vice coordinatore di Anci giovani Toscana, condannato per diffamazione aggravata per un post omofobo, invece di rispettare l’adagio: le sentenze non si commentano, al massimo si impugnano, va all’attacco, difendendo quantro scritto nel 2018. E aggiunge: «Mi preme sottolineare come si tratti della prima sentenza in Italia per una legge che non c’è: applica il ddl Zan mai diventato legge e cassato dal Senato grazie anche alla coraggiosa opposizione di alcuni Senatori del Partito Democratico, oltre che allo strenuo lavoro di Simone Pillon e Roberto Calderoli. I miei legali, guidati da Federico Pazzaglia, valuteranno il ricorso presso la Corte di Appello; va inoltre ricordato che questo processo si era aperto con la richiesta di archiviazione da parte della Procura della Repubblica di Livorno, a dimostrazione dell’inconsistenza della querela. Criticare con forza certa ideologia – dice –è un diritto giuridico e un dovere morale; una colpa morale di cui parlare è semmai quella della sinistra italiana nel voler calpestare la potestà genitoriale delle famiglie e insegnare ai bambini che non si nasce né maschi né femmine, che si nasce neutri, liquidi e poi si decide che cosa ci si sente (trans, non binari, magari gatti, giraffe e così via) . Io – aggiunge – rispetto tutte le persone e combatto con una dialettica senza sconti quelle idee che in coscienza ritengo sbagliate mentre da sinistra rimane sempre viva la tentazione totalitaria della soppressione del dissenso e dell’oppressione delle persone. Anche per via giudiziaria. Le mie posizioni sulla famiglia, sull’identità di maschio e femmina e sui diritti dei bambini da oggi non cambiano di una virgola, anzi: si rafforzano, nutrite dalla sana filosofia di Platone, Aristotele e Dante, nonché dalla tradizione eterna e cristiana». E conclude: «Non sarà una sentenza a farci paura».
Arcigay Livorno – che aveva presentato al querela contro il politico – esprime invece piena soddisfazione per la sentenza: «Continueremo – scrivono – con determinazione il nostro lavoro utilizzando l’importo del risarcimento per proseguire con i percorsi formativi già avviati nelle scuole di tutta la provincia di Livorno, anche grazie alla fondamentale collaborazione e sinergia con il Centro Antidiscriminazione per persone Lgbtqia+ Approdo di Livorno». l
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