Gioco
«Diffondono la cultura finocchista». A Livorno condannato ex consigliere leghista per il post omofobo su Fb
Lorenzo Gasperini era imputato per diffamazione dopo la denuncia di Arcigay. Il messaggio risale al settembre 2018. L’avvocato difensore «Faremo appello, manca il soggetto offeso»
LIVORNO. Diffamazione aggravata a mezzo stampa. O meglio, a mezzo a social. È questo il reato per cui lo scorso primo febbraio è stato condannato Lorenzo Gasperini, ex consigliere comunale della Lega a Cecina e vicecoordinatore di Anci Giovani Toscana. Il leghista, che usufruirà della sospensione condizionale della pena e della non menzione, dovrà comunque risarcire Arcigay Livorno, che lo aveva querelato per diffamazione. Il danno cagionato all’associazione, cioè quanto Gasperini dovrà sborsare, corrisponde a mille euro. Inoltre, il vicecoordinatore Anci dovrà pagare le spese processuali, che ammontano a 2.800 euro, oltre alle altre spese previste dalla legge per i condannati.
Nello specifico, la condanna al politico arriva dopo la pubblicazione di un post del 17 settembre 2018, in cui Gasperini, a nome della Lega giovani, augurava agli studenti un buon inizio di anno scolastico, specificando cosa il movimento leghista avrebbe fatto per loro. La Lega giovani si sarebbe impegnata a «mettere fine alle deformazioni di chi per troppo tempo ha cercato di usare la scuola pubblica per fare politica, con progetti di Arci, Arcigay e compagni vari», si legge nel post. Progetti che, continuava il consigliere, sarebbero stati utili per «diffondere tra i ragazzi e i bambini l’ideologia relativista, immigrazionista, islamista e soprattutto, negli ultimi anni, finocchista (addirittura insegnando nelle scuole che non si nasce né maschi né femmine, secondo l’ideologia gender)».
Per la giudice del tribunale di Livorno Rosa Raffaelli, si legge nella sentenza, «l’imputato non si è limitato a contestare l’operato di Arci e Arcigay nelle scuole, ma ha utilizzato un termine fortemente denigratorio (“finocchista”): la parola è infatti evidentemente creata sulla base del termine “finocchio”, che è utilizzato in senso dispregiativo per riferirsi alle persone omosessuali, ed è dunque essa stessa volgare e denigratoria». Le parole di Gasperini, per il tribunale, sono andate oltre la libertà d’espressione: «non si può parlare di critica politica laddove la manifestazione del pensiero veicoli odiose discriminazioni, fondate su caratteristiche personali dei soggetti coinvolti».
«Siamo estremamente soddisfatti di questa sentenza, dato che in questo momento storico c’è una strumentalizzazione dell’inesistente teoria gender», esulta la presidente di Arcigay Livorno Martina Cardamone. Che poi annuncia: «Le nostre azioni nelle scuole mirano all’educazione alle differenze. Il risarcimento verrà utilizzato per proseguire i percorsi già avviati negli istituti scolastici della provincia livornese». Anche il presidente di Arci Bassa Val di Cecina, Alessandro Masoni, sottolinea l’importanza della sentenza: «È un risultato positivo per il movimento di lotta Lgbtqia+ locale, ma anche nazionale. La demagogia discriminatoria portata avanti più volte da Gasperini non paga».
A non condividere la sentenza è Federico Pazzaglia, avvocato di Gasperini e candidato sindaco civico di Cecina alle prossime elezioni amministrative. «Riteniamo che non ci siano i presupposti per una condanna: manca l’individuazione del soggetto diffamato, che è l’elemento essenziale per il reato di diffamazione. L’espressione di Gasperini si riferiva a delle attività infatti, non a dei soggetti. Non crediamo sia una sentenza politica, ma è stata una condanna alle idee di Gasperini. Faremo ricorso».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
