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Livorno, autogestione al liceo Enriques: si protesta per la mancanza di spazi e per i disagi di quelli esistenti

Livorno, autogestione al liceo Enriques: si protesta per la mancanza di spazi e per i disagi di quelli esistenti

L’istituto di via della Bassata nei giorni scorsi è stato obbligato a chiudere dopo gli allagamenti a seguito delle piogge: le istituzioni continuano a non garantirci il diritto allo studio

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LIVORNO.  Autogestione. Così dalla mattina di lunedì 4 marzo hanno deciso  gli studenti del liceo Enriques. Un altro modo per farsi ascoltare. E ricevere risposte veloci e concrete rispetto alla grave carenza di spazi per il prossimo anno scolastico e alle condizioni malmesse di quelli attuali.

E ancora dentro la protesta c’è anche  “Pcto: omicidio di stato, la repressione, Palestina libera”, come si legge nella nota degli studenti.

“Questa scelta collettiva avviene a seguito di un confronto tra noi studenti stessi che viviamo la scuola, sviscerando determinate questioni politiche e portate a sintesi nel nostro documento”, scrivono.

E quindi: “Un metodo di protesta per lanciare un forte messaggio, attuando questo gesto estremo come ultima sponda alla lotta che da anni combattiamo contro le istituzioni che continuano a non garantirci il diritto allo studio”. E proseguono: “Con questo gesto rivendichiamo la nostra presa di posizione e mettiamo in luce il sistema marcio in cui viviamo, che va a riflettersi inevitabilmente in ogni aspetto della nostra vita, sia tra le mura scolastiche che nella società stessa”.  E chiudono: “Il motto della nostra scuola è “Educare le intelligenze” e noi vogliamo portare un modello di educazione e di conoscenza alternativo, che possa coltivare le intelligenze nel modo che riteniamo più giusto, che sentiamo nostro e non dettato da un Ministro del merito”.

Questo il documento del collettivo scolastico  Scuola di Carta:

"Scegliendo l’autogestione come metodo di protesta vogliamo lanciare un forte messaggio, attuando questo forte gesto come ultima sponda alla lotta che da anni combattiamo contro le istituzioni, che continuano a non garantirci il diritto allo studio. Con questo gesto rivendichiamo la nostra presa di posizione e mettiamo in luce il sistema marcio in cui viviamo, che va a riflettersi inevitabilmente in ogni aspetto della nostra vita, sia tra le mura scolastiche che nella società stessa. Il motto della nostra scuola è: “Educare le intelligenze”, e noi vogliamo portare un modello di educazione e di conoscenza alternativo, che possa coltivare le intelligenze nel modo che riteniamo più giusto, che sentiamo nostro, e non dettato da un “Ministro del merito”. Con questo gesto evidenziamo in particolar modo ciò che ha da sempre mobilitato la nostra comunità studentesca: la mancanza di spazi.

1. MANCANZA DI SPAZI/ATTUALI MALMESSI Indipendente dall’orientamento di qualsiasi forza politica sia stata al governo, da sempre si preferisce tagliare i fondi all’istruzione. Nel lontano 2019 dopo la chiusura della succursale “Calafati” per la sua inagibilità, furono proposti i doppi turni. Ciò fece scattare una lunga settimana di sciopero da parte dei nostri studenti, ai quali si unirono tutti quelli degli altri istituti, conclusa poi per l’arrivo di una soluzione “momentanea”: “Calafati” sarebbe stato agibile nel 2024, nell’attesa avremmo dovuto svolgere le attività dividendoci tra la sede ed i due nuovi plessi: La succursale “Goldoni” ed i fondi commerciali di “Porta a Mare”. Entrambi i plessi riportano diverse criticità. Il “Goldoni” presenta aule ristrette, che non agevolano la divisione della rotazione delle classi tra i vari plessi, in quanto vi siano prevalentemente classi un numero di ragazzi superiore alla capienza di quelle classi. “Porta a mare” •Trattandosi appunto di stanze destinate all’uso commerciale, si ha l’ingresso diretto sul marciapiede, e ciò agevola l’intrusione di curiosi od animali che interrompono la lezione. •Non è presente un sistema di riscaldamento, ma bensì ogni “classe” è fornita di due stufette, insufficienti però per garantire una temperatura favorevole durante le giornate più fredde. •Ogni due classi viene diviso un singolo water, ciò va a creare lunghe file, che spesso portano ad assentarsi per molto tempo. La sede stessa non si salva, infatti il tetto riporta problemi d’infiltrazioni ormai da anni se non decenni, che porta l’allargamento di molte aule sia al secondo piano che al primo,vedi la recente evacuazione dell’istituto. Nonostante non siamo d’accordo con il concetto di “meno peggio”, riconosciamo che il possesso di questi spazi seppur precari, ci garantisce un lontanamente “decente” svolgimento delle attività. Quest’anno, il 2024, l’anno nel quale “Calafati” doveva essere pronto al nostro utilizzo, inizieranno i lavori. L’ente privato di “Porta a Mare” intanto, ormai da mesi ribadisce la sua volontà di voler interrompere la concessione, se non aumentando l’importo d’affitto. La presidente della provincia e tutti i suoi collaboratori hanno sempre fatto le proprie supposizioni, e con molta fermezza dichiaravano che le aule sarebbero state senza alcun dubbio riconfermate. Facendo un calcolo tra le iscrizioni al poro sono anno scolastico ed i maturandi in uscita, il numero di studenti frequentanti la nostra scuola il prossimo anno dovrebbero essere leggermente maggiore a quello attuale. Ad oggi la provincia sta continuando le trattative, chiedendo addirittura meno aule di quelle già in concessione, rimarrebbero quindi fuori delle classi intere, alle quali andrebbe fatta fare una rotazione interna durante le ore della giornata. Quindi ad oggi dopo 5 anni ci ritroviamo nella stessa situazione: non sappiamo se a settembre avremmo gli spazi sufficienti per accogliere tutti noi, le istituzioni non ce ne garantiscono di nuovi, e quelli attuali oltre al non essere riconfermati presentano enormi problematiche. Siamo stanchi di scadenze mai rispettate, vogliamo una mappatura dei possibili spazi utilizzabili, non solo di quelli già in possesso dalla provincia. Vogliamo certezze, non supposizioni.

2. RIFORMA VALDITARA Non riconosciamo il “merito” in nessuna sua forma di criterio all’interno della scuola, pertanto non riconosciamo il ruolo di colui che dovrebbe pensare al corretto andamento del sistema scolastico: il “ministro dell’istruzione e del merito Valditara”. La sua riforma infatti descrive molto bene le posizioni di quest’ultimo: •Si sviluppano istituiti per futuri imprenditori, il cosiddetto “Liceo Made in Italy” ampliamento del liceo economico sociale, mentre per la filiera tecnico-professionale si avvia la sperimentazione del “4+2”, nonché 4 anni di scuola ad aggiungersi 2 di specializzazione, durante i quali si leveranno ore di materie quotidiane per dar spazio ai “professori aziendali”, nonché membri aziendali dell’ente privato territoriale con il quale la scuola si allaccia. Si aumentano inoltre le ore PCTO, che inizierà in seconda superiore e non più in terza. La scuola dovrebbe formare e crescere cittadini, ma è evidente quanto col passare degli anni venga sempre più sabotata e quindi vada a conseguire sempre meno il suo vero scopo. Con questo tipo di riforme si cerca di spostare la focalizzazione della scuola verso il creare piccoli "mattoncini" da aggiungere al sistema, e non più all’educazione ed alla cultura. •Questa riforma porta anche nuovi criteri di valutazione, portando il giudizio sospeso, nonché il meglio conoscitivo “esame di settembre” per il 6 in condotta. •Si presentano inoltre nuovi provvedimenti nonché nuove forme repressive per chi va contro al loro modello scolastico, portando la sospensione e bocciatura per chi occupa. Ciò non ci intimidisce, perché le rivendicazioni che portiamo sono l'espressione del malcontento di tutta popolazione studentesca italiana. Serve riconoscere il lucro che viene portato avanti con il sistema scolastico, crediamo inoltre che lla vera meritocrazia non può esistere senza una base di uguaglianza sociale. Serve che il governo riconosca ed affronti le disuguaglianze nel sistema educativo, garantendo a ogni studente le stesse opportunità di successo.

3. PCTO = OMICIDIO DI STATO I PCTO sono un modello educativo che mira a formare lavoratori non consapevoli dei propri diritti, e non a caso porta allo sfruttamento degli studenti che svolgono le stesse mansioni di un dipendente stipendiato.

L’alternanza scuola lavoro od i PCTO, lasciano dietro di sé una scia di sangue, con ragazzi gravemente feriti o nel peggiore dei casi morti: Ricordiamo i più recenti Lorenzo Parelli, Giuseppe Leonici e Giuliano De Seta. I loro nomi, sono la dimostrazione di quanto questo modello sia fallimentare. L’ultimo caso il 29 Febbraio a Genova, dove un ragazzo di diciotto anni si è amputato un dito in officina. Non ci sono vie di mezzo: serve l’immediata abolizione del PCTO, per integrare un nuovo piano educativo che alla base abbia la finalità educativa e sociale, e non produttiva.

4. LA REPRESSIONE Oltre che nella nuova riforma Valditara, l’incremento della repressione verso chi prende una posizione differente è sotto gli occhi di tutti: Di esempi ce ne sono troppi, dalle manganellate a Torino ed a Napoli per le contestazioni sotto la Rai, fino agli ultimi episodi hanno coinvolto i compagni a Firenze, a Catania e soprattutto a Pisa, proprio affianco a noi, il 23 Febbraio. Ragazzi come noi sono stati brutalmente aggrediti e manganellati, i quali manifestavano pacificamente il proprio sostegno al popolo palestinese. Violenze che oltre al non venir punite, limitano anche il diritto di manifestare non solo a chi viene aggredito, ma bensì anche a chiunque venga a conoscenza di una tale aggressione, attuando così la “strategia del terrore”. Le botte non ci spaventano, perché l’unica cosa che possono fare per tentare di respingere un pensiero unico, ma noi sappiamo quanto sia meglio una testa aperta piuttosto che una testa vuota.

5. PALESTINA LIBERA Il nostro pensiero anche in questa grande presa di posizione non può che andare a tutti i palestinesi, vittime dello stesso sistema che opprime ed uccide gli studenti ed i lavoratori, della stessa matrice. La storia non è un’opinione, e si sta ripetendo. Il nostro stato sta contribuendo militarmente ed economicamente al genocidio palestinese, e ciò avviene per gli interessi economici che stanno dietro alle risorse presenti nella striscia di Gaza. Serve una contro informazione anche a scuola, per far aprire gli occhi a tutti coloro che, saturi della scorretta narrazione, non sono a conoscenza di cosa sta realmente accadendo: un processo iniziato decenni fa, che verrà studiato tra molti anni sugli stessi banchi dove noi, oggi, rivendichiamo i diritti e l'esistenza stessa della Palestina. Pur sterminando una popolazione, pur manganellando chi da lontano dà il suo appoggio, non fermerete mai un pensiero".

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di Redazione web