Gioco
Mio figlio prigioniero della Figc: «Può allenarsi, ma non può giocare»
La lettera inviata al Tirreno: «Ha cambiato squadra di calcio dopo il calo del rendimento a scuola»
Vi racconto una storia, mio figlio Mattia, 9 anni, a settembre viene chiamato a giocare nella lucchese FC 1909. Noi genitori all’inizio non eravamo tanto d’accordo in quanto prendere il pulmino per tre volte a settimana, più l’impegno del sabato o domenica, ci preoccupava per l’andamento scolastico. Dopo aver parlato con il bimbo, Mattia ha deciso di iniziare questa nuova avventura e ha cominciato al massimo della sua felicità. Scegliamo il bene del bambino mettendo però difronte a nostro figlio chiaramente dei puntini: se l’andamento scolastico fosse diminuito avremmo interrotto in qualsiasi momento questa esperienza.
Il bambino è partito bene, sia a scuola che a calcio, divertendosi. Poi il crac: succede qualcosa nel bimbo che si blocca sia a calcio che a scuola – siamo a fine dicembre –. Così cerchiamo di parlare con Mattia ma ci dice che non ha niente, chiaramente io e Erika, la mamma, incominciamo a stargli addosso per capire; pensiamo che sia uno dei tanti momenti di alti e bassi di tutti i bambini, fino a che il 20 gennaio scende dal pulmino e incomincia a piangere ininterrottamente dicendoci che non riusciva più a uscire da scuola, mangiare, prendere il pulmino, allenarsi e studiare e non riusciva più a stare dietro a livello psicologico a ritmi e le tensioni di una squadra professionistica (Mattia prima di andare a giocare a Lucca era stato due anni al Pisa calcio). Detto fatto: il 21 gennaio comunichiamo alla Lucchese calcio la decisione del bimbo e con molta correttezza ci danno pienamente ragione, essendo stati molto chiari sia con lui che con la società a inizio anno.
Nel frattempo chiediamo dei colloqui con le insegnanti e ci fanno capire che ultimamente nostro figlio era molto stanco e non rendeva più. Abbiamo parlato con Mattia e abbiamo scelto di andare in una squadra vicino a casa dove ci sono i suoi amici e dove potesse trovare la tranquillità giusta e riprendere in modo sereno il suo percorso scolastico continuando anche a fare sport. Siamo stati accolti benissimo al Carli Salviano: allenatori, bambini e genitori ci hanno subito fatto sentire come se fossimo a casa nostra. Mattia è tornato a sorridere ed è anche tornato a pieno regime a scuola.
Al Carli Salviano si allena grazie al nulla osta, ma non può disputare partite. Capite bene per un bambino di 9 anni non vede l’ora di giocare e divertirsi il sabato e la domenica e non solo allenarsi.
Il 21 gennaio parte subito la richiesta per richiedere lo svincolo e ci viene detto dalla Figc che i termini sono finiti e non si può fare niente, un po’ delusi non ci fermiamo e troviamo una clausola nella quale si spiega come deve esserci lo svincolo immediato se a livello scolastico il bambino è calato vistosamente rispetto a prima. È il nostro caso. Parte la raccomandata (42 euro) per Roma indirizzata alla Figc ma anche a Lucchese calcio e alla scuola dove va il bambino, oltre alla raccomandata partono anche tre Pec (5 euro per la creazione della Pec) Figc, Lucchese, scuola. Cari signori, a oggi siamo al 2 marzo e l’unica comunicazione avuta dalla Figc è:non abbiamo visto la vostra richiesta la valuteremo a giorni. Le regole sono regole per carità, ma si può dire che queste regole rovinano i bambini nella loro crescita. Ora che mio figlio è tornato a sorridere devo portarlo da uno psicologo perché non capisce il motivo per il quale non può giocare? Un bambino di 9 anni non può giocare con un’altra società perché sono scaduti i tempi? Se ci sono le clausole di revoca immediata per motivi gravi quanto deve passare? Regole del medioevo.
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