Il Tirreno

Livorno

Il caso

Livorno, barista minacciata con un martello fuori da casa col bimbo in braccio

di Stefano Taglione
Una veduta di via Ademollo (foto d’archivio)
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Una veduta di via Ademollo (foto d’archivio)

Follia in via Ademollo, il racconto dalla donna: «È stato il mio vicino, un anziano di oltre 80 anni». I motivi del gesto

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LIVORNO. «Mi ha minacciato con un martello mentre stavo uscendo dall’appartamento con il mio bambino di tre anni in braccio». Follia alle 8,30 di mattina di ieri (giovedì 22) in via Ademollo, non lontano dalla stazione ferroviaria, dove una donna di 30 anni è stata seguita dal vicino di casa, un uomo di oltre 80 anni, che le avrebbe «puntato l’attrezzo alla gola per poi sbatterlo con forza sulla ringhiera delle scale».

La giovane madre, una barista, in quel momento stava andando ad accompagnare il figlio all’asilo nido per poi entrare al lavoro. Ma purtroppo, subito dopo, non ha potuto far altro che andare a denunciare tutto ai carabinieri. A raccontare la terribile disavventura è direttamente lei, sotto choc, attraverso un collega che si fa portavoce delle sue paure e del suo disagio. «Lei vive con la madre, che però in quel momento non era in casa – racconta – quindi ha chiamato me terrorizzata. Sono subito andato a prenderla, accompagnandola in caserma: quest’uomo, in passato, aveva già lasciato bigliettini poco simpatici alla sua porta e nella cassetta delle lettere, ma mai si era spinto fin qui. Lei, visti anche i numerosi casi di violenza sulle donne che accadono in Italia, teme che l’apice non si limiti a quest’aggressione, ma vada oltre. Ha paura, io la capisco benissimo. È separata, vive con la madre, è un problema anche dal punto di vista psicologico».

La giovane, insieme alla mamma, ieri notte è andata a casa di una parente, perché l’episodio di minacce ravvicinate le ha provocato una forte e giustificato timore. «Il motivo del gesto? Da quello che le ha detto quell’uomo – prosegue l’amico della vittima – è il bambino che piange. Io lo conosco, è un bimbo tranquillissimo e non dà noia a nessuno, gli altri vicini infatti non si sono mai lamentati. Ma al di là di questo, veramente, non capisco come si possa minacciare una persona con un martello, fra l’altro una donna di 30 anni con il figlio in braccio, per un bimbo che piange. La prossima volta cosa succede? Glielo tira in testa?», rimarca l’amico e collega di lavoro.

I militari dell’Arma, ieri pomeriggio, hanno convocato l’anziano nella stazione di Livorno centro, sede del comando provinciale labronico, per ricostruire esattamente come si sarebbero svolti i fatti.

Una chiamata istantanea, quella dei militari, avvenuta subito dopo la denuncia della trentenne, che sa benissimo come si chiama il suo vicino di casa, conoscendolo da tempo. Fra i due, i rapporti, sarebbero tesi da diversi mesi, secondo l’anziano proprio a causa del bambino che piange e lo disturberebbe a ogni ora del giorno e della notte, sempre secondo la ricostruzione di quest’ultimo. «Non è così – prosegue il collega di lavoro – altrimenti si lamenterebbero anche gli altri inquilini del palazzo, invece lui è l’unico che, prima con i bigliettini nel vano delle scale e poi alla porta, sene lamenta. Ora è successo questo episodio, con lei che è sconvolta. Ha paura di tornare a casa, non so per quanto altro tempo lei e la madre decideranno di dormire altrove. Quella persona abita accanto a lei, quindi se la ritroverebbe davanti ogni volta. Lei vuole raccontare l’accaduto perché spaventata anche dai troppi casi di aggressione contro le donne».

 

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