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Livorno, ladri non hanno più paura: rubano con gli abitanti in casa. La “lista” degli ultimi colpi

di Stefano Taglione
Un ladro mentre entra all’interno di una casa (foto d’archivio)
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Un ladro mentre entra all’interno di una casa (foto d’archivio)

Sempre più furti con dentro i proprietari: a Villa Fabbricotti un bandito si è lanciato da un balcone al terzo piano

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LIVORNO. I ladri, ormai, non hanno più paura di niente. Perché oltre a fuggire in modo rocambolesco – un mese fa, un malvivente, scoperto dalla proprietaria di una casa di corso Mazzini si è lanciato da un balcone del terzo piano, aggrappandosi a una grondaia – rubano sempre più spesso con gli inquilini fra le mura domestiche. È successo nel pomeriggio di martedì scorso in un appartamento di via Paganucci, nel quartiere di Villa Fabbricotti, una zona dove non più tardi di poche settimane fa si erano registrati raid nei garage condominiali, al pari della non lontana via Roma. Uno sgradevole antipasto, purtroppo, di quello che è successo due giorni fa. Quando una donna, dopo aver sentito dei rumori sospetti, vicino all’ingresso dell’abitazione si è imbattuta in un uomo, il ladro appunto, che scoperto è fuggito di gran carriera senza avere il tempo di portare via niente. Un episodio accaduto in pieno pomeriggio, con l’immediato arrivo sul posto delle volanti della polizia di Stato, che hanno tranquillizzato la signora e raccolto la sua denuncia.

I precedenti

Un episodio analogo era avvenuto, come anticipato, un mese fa in corso Mazzini, quando una donna si era ritrovata faccia a faccia con i ladri dopo essersi svegliata di soprassalto attorno alla mezzanotte. Sentendo il rumore di una finestra rotta, infatti, si è alzata dal letto rischiando di essere aggredita dai malviventi. Trovandosi a pochi metri da loro, anche se non è chiaro esattamente quanti fossero. «Ho visto un’ombra, poi questa persona è fuggita», le sue parole ai carabinieri, subito intervenuti con una pattuglia del nucleo operativo radiomobile che stava transitando in zona. I militari dell’Arma, giunti sul posto in pochi minuti, hanno effettivamente trovato il vetro della finestra in frantumi, senza però individuare i ladri, che ovviamente erano già scappati, lanciandosi appunto dal balcone del terzo piano, con ogni probabilità aggrappandosi a una grondaia o a un tubo dei sottoservizi. Un caso analogo era avvenuto sempre in quei giorni (24 ore prima), nel quartiere di Ardenza, con la polizia intervenuta dopo la segnalazione di una livornese che rientrando a casa aveva sorpreso i malviventi in una camera da letto del suo appartamento, pronti a fuggire alla sua vista. In quella circostanza, dato che probabilmente i ladri erano entrati diversi minuti prima, hanno fatto in tempo a portare via un orologio da 500 euro.

I sei colpi ravvicinati

Numeri preoccupanti, quelli delle forze dell’ordine livornesi, che a dicembre hanno ricevuto in media due denunce al giorno per i furti in appartamento. In pochi giorni, a fine gennaio, in città se ne erano registrati sei: oltre a quelli di corso Mazzini e Ardenza, infatti, in via Galilei, via Romita, via Roma e via Botticelli. E sono solo quelli “emersi”, visto che potrebbero essercene altri comunque denunciati a polizia e carabinieri.

Gli arresti

Per alcuni raid precedenti, relativi proprio al mese di dicembre, i carabinieri qualche settimana fa hanno arrestato quattro persone. Avrebbero colpito a Livorno, nello Spezzino e nel Pisano: nella nostra città avrebbero derubato un’anziana in via Ascoli, nella zona di viale Boccaccio, e messo a segno un secondo raid, ad abitazione vuota, smurando una cassaforte. Sono Mauro e Valentino Dellachà (30 e 27 anni, viareggini), il quarantaquattrenne Diego Moscatelli e il ventisettenne Giuseppe Bianchi, questi ultimi residenti a Sarzana, in Liguria.

L’ultimo fermato

Mercoledì scorso l’ultimo arresto: si tratta del ventitreenne albanese Anton Doda, che secondo l’accusa insieme ad altre due persone, forzando una porta, sarebbe riuscito a entrare in uno degli appartamenti al primo piano della palazzina al civico 21 di via Muratori, in una casa appartenente a un novantaduenne morto il giorno precedente, in quel momento vuota. Con un martello, la banda, avrebbe smurato la cassaforte, scappando da un balcone. Ma proprio in quel momento stava passando da lì un maresciallo della Seconda brigata mobile di viale Mameli che, assistendo alla scena della rocambolesca fuga dal terrazzo del primo piano, si è subito messo all’inseguimento, coadiuvato da altri due carabinieri fuori servizio, sempre del reparto speciale labronico. «Fermatevi, siamo carabinieri». Un altolà inutile, perché nessuno si è fermato, ma la refurtiva è stata recuperata e Doda, uno dei tre presunti ladri, bloccato e poi arrestato dai colleghi delle volanti della polizia di Stato.

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