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Alloggi comunali a Livorno, il caso in tv. Perini (FdI): «Case regalate a ex custodi», la replica dell'assessora Ferroni

di Giulio Corsi
Nella foto la giornalista di Rete 4 durante uno dei vari servizi girati a Livorno
Nella foto la giornalista di Rete 4 durante uno dei vari servizi girati a Livorno

Su Rete 4 altro servizio di Fuori dal Coro sulla gestione degli alloggi comunali

21 febbraio 2024
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LIVORNO. Questa sera (mercoledì 21) Livorno tornerà sugli schermi di Rete 4. Una troupe di Fuori dal Coro, la trasmissione di Mario Giordano, è stata in città nei giorni scorsi per girare un altro servizio relativo agli immobili comunali.

Stavolta non c’entrano le case popolari, già al centro di precedenti puntate, ma altri alloggi di proprietà dell’amministrazione, come ad esempio le vecchie abitazioni dei custodi dei parchi pubblici.

Ad accompagnare l’inviata di Rete 4 Annalisa Grandi c’era come sempre Alessandro Perini, capogruppo di Fratelli d’Italia. «Ho fornito io la documentazione alla redazione di Giordano – racconta Perini –, si tratta di materiale che ben descrive gli sprechi e le regalie che il Comune di Livorno fa».

«Il servizio – spiega Perini – si occuperà di case comunali concesse gratuitamente ad alcuni ex dipendenti e, in alcuni casi, passate in mano addirittura ai loro discendenti».

L’amministrazione comunale, contattata dal Tirreno, replica però che non c’è nessun caso: «Tutti i contratti rispettano la legge», dice l’assessora al patrimonio Viola Ferroni.

“Il Paese del bengodi”

Secondo Perini la situazione «è clamorosa».

«Abbiamo scoperto dentro questi alloggi non gente bisognosa, ma ex dipendenti o loro discendenti, dunque gente che aveva un lavoro e che per anni non ha pagato neanche le utenze. Persone in pensione dal Comune da più di 30 anni che ancora vivono in queste case. Fatevi due conti di quanti soldi hanno risparmiato. Il municipio di Livorno per costoro è il Bengodi».

Perini racconta il caso di una villa nelle campagne livornesi, dove la troupe è andata a bussare. «Ci sono due persone giovani, che sono i figli dell’ex guardiano deceduto. Quando siamo andati, hanno chiamato i carabinieri sentendosi importunati. Avevano un canone di 7. 500 lire che ora è diventato di 280 euro, per vivere in una villa con parco».

«In tutto – aggiunge il capogruppo di Fdi – abbiamo contato 65 situazioni aperte. In una decina di casi si tratta di ex custodi, in un caso la persona che ci ha aperto la porta ci ha detto di non essere mai stato custode, ma che la casa gliel’aveva data suo padre, il quale lavorava alle dipendenze della famiglia proprietaria del parco divenuto comunale. Stiamo parlando di persone che non hanno mai vinto un bando e non hanno particolari meriti per vivere in una casa comunale, per la quale pagano poco, in diversi casi nulla. Tra l’altro dell’esistenza di queste case nessuno in consiglio ci ha mai detto niente nelle tante occasioni in cui abbiamo parlato di emergenza abitativa e io stesso per avere gli indirizzi ho dovuto farmi sentire col segretario comunale, alla fine me li hanno dati ma censurandomi i nomi di questi privilegiati».

Perini attacca Salvetti e la sua giunta: «Chiaramente non sono situazioni che hanno creato loro – dice –, ma non mi pare che abbiano risolto un problema che è di giustizia sociale. Io credo che sia una questione che parla alle coscienze di tutti e mi indigno perché a tantissime persone gioverebbe avere una casa a quelle condizioni: nessun affitto, nessun mutuo, nessun condominio da pagare e in alcune casi neanche acqua, luce e gas. Da consigliere comunale c’è gente che mi chiede aiuto: chi dorme in macchina, chi dorme tra la muffa e ora scopro che ci sono 65 case comunali praticamente regalate a gente che non ne ha bisogno».

«Siamo nelle regole»

La replica dell’assessora Ferroni è molto chiara: «Bisogna spiegare per prima cosa che il patrimonio abitativo del Comune è diviso in due parti: c’è il patrimonio sociale (dunque le case Erp e quelle destinate all’emergenza abitativa), che segue una procedura, e il patrimonio non sociale, formato da una serie di alloggi che vengono gestiti col regime normativo identico a quello che norma un qualsiasi contratto privato di affitto, in particolare siamo nell’ambito della legge 392/1978 e della 431/98. In questo caso il Comune per liberare un alloggio non Erp deve fare ciò che farebbe un qualsiasi altro privato».

Ferroni specifica che «in questa legislatura non abbiamo mai affidato nessun immobile con questo regime. Tutto quel che è presente arriva dal passato: ci sono diverse situazioni, c’è il Villaggio di via Bartelloni con una decina di immobili, ci sono gli ex alloggi dei custodi con persone molto anziane dentro e ci sono case con una serie di contratti di affitto che arrivano da altri enti, penso ad esempio alla Fondazione Dal Borro che ha dismesso il suo patrimonio e l’ha passato al comune con i contratti in essere che ai sensi della 392 si rinnovano automaticamente salvo disdetta del Comune».

«In tutti questi casi siamo nella regolarità piena», sottolinea Ferroni. Che poi aggiunge: «In 13 casi abbiamo avviato le procedure di sfratto per morosità, il resto – salvo una decina di situazioni di morosità lievi, sono regolari e paganti».

Spiegato l’aspetto tecnico, l’assessora entra nella sfera politica: «Ci tengo a dire che le case dei custodi sono sette e all’interno abitano persone dove il più giovane è del 1941 e gli altri sono nati negli anni Trenta. In questo quadro la sottoscritta non butta fuori casa nessuno, ancor meno se hanno diritto a starci. Si tratta di persone anziane che stanno lì da oltre 50 anni e pagano. Perché dovrei disturbare un novantenne che non sta violando nessuna legge? Nel momento in cui gli alloggi torneranno nelle disponibilità del Comune ci faremo una riflessione, ma bisogna aver chiara la legge 392 che all’articolo 6 dice che in caso di morte del successore gli succedono il coniuge o i parenti affini con lui conviventi. Ciò non significa che le case sono di quelle famiglie sine die. Tutte le situazioni sono seguite, sono gestite nella piena legittimità – dice Ferroni – ed è necessaria una sensibilità amministrativa che evidentemente il consigliere Perini non ha. In particolar modo questa sensibilità nel prendere scelte, ovviamente legittime, è necessaria quando abbiamo davanti persone anziane».


 

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