Il Tirreno

Livorno

In tribunale

Livorno, innocente dopo tre mesi in carcere: «Non credibili le denunce della moglie»

di Stefano Taglione
Un’aula di tribunale (foto d’archivio)
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Un’aula di tribunale (foto d’archivio)

Per due anni gli era stato imposto il divieto di dimora in città per violenze

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LIVORNO. Era imputato per aver picchiato la moglie e «in alcune occasioni» anche i figli di 18, 17, 15, 13 e sette anni, sottoponendoli – secondo la procura – a un regime di vita «insostenibile e penoso». Ma la compagna, dai giudici, non è stata ritenuta credibile. Un trentasettenne è stato assolto dall’accusa di maltrattamenti in famiglia, reato per il quale un anno fa era stato arrestato dalla Squadra volante della polizia di Stato, che fece irruzione nell’appartamento della coppia nella notte fra il 22 e il 23 gennaio del 2022 dopo la chiamata al 112 di uno dei figli, quello di 15 anni: «Venite, babbo sta picchiando mamma», le sue parole alla centrale unica di emergenza di Firenze, che passando la chiamata agli agenti di viale Boccaccio aveva messo in moto la macchina dei soccorsi, avviando le indagini che hanno poi portato al processo.

L’uomo – che ha passato tre mesi in carcere e poi ha subìto le misure cautelari del divieto di dimora a Livorno e dell’obbligo di restare lontano dai familiari e dai luoghi da loro frequentati, ora revocate – stando alla ricostruzione degli inquirenti, quella notte, aveva anche tentato di strozzare uno dei minorenni, ma la tesi accusatoria non è stata ritenuta credibile dal collegio presieduto dal giudice Gianfranco Petralia, con a latere le colleghe Rosa Raffaelli e Martina Graziani, che al termine dell’udienza in cui sono stati ascoltati anche diversi testimoni ha pronunciato la sentenza assolutoria.

Un’aggressione che – sempre a giudizio degli investigatori – era stata preceduta dallo sfondamento della porta d’ingresso dell’abitazione, che però stando a quanto emerso in dibattimento sarebbe stata rotta da uno dei figli della coppia e non, a differenza di quanto emerso inizialmente, dall’imputato. I magistrati, al termine dell’istruttoria, hanno quindi accolto la richiesta dell’avvocata Barbara Luceri, che ha difeso il trentasettenne nel corso del procedimento penale che lo vedeva come imputato, non ritenendo sussistente la colpevolezza dell’imputato.


 

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