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Livorno, una centrale elettrica dei primi del ’900: la scoperta tra le gallerie e le stanze sotterranee nel parco di Villa Rodocanacchi – Video
La turbina alimentata con l’acqua del laghetto forniva energia alla villa. La sala macchine individuata dai volontari di Reset in un sotterraneo nel parco
LIVORNO. “P”. Come Pelton. Come quel carpentiere americano che nel 1879 inventò la turbina idraulica Pelton per la produzione di energia elettrica. Cuore che batte a mille, occhi sgranati nell’ammirare quella turbina di inizio ’900 ritrovata, bisturi e palettine in mano per portare a galla una scoperta del secolo, sicuramente per Livorno. Giuseppe Pera, Leonardo Baroncini e gli altri volontari Reset sono dentro a un mondo sommerso fatto di gallerie, tubazioni e stanze sotterranee che seguono le vie dell’acqua del secolare parco di Villa Rodocanacchi. E da quei secoli di storia restituiscono quel che da giorni stavano cercando. È la storica turbina, con la “P” incisa, riemersa da cumuli di detriti, spazzatura, materiali. È in quella che hanno ribattezzato “la sala macchine”: è il cuore della centrale elettrica dalla villa di Monterotondo.
Primi del ’900, si tratta di una delle primissime in città. È un tesoro di archeologia industriale che riaffiora dal passato, seguendo un impianto idraulico molto all’avanguardia per quei tempi e che si trova a oltre 2,5 metri di profondità, sotto a quella casetta nel bosco di cui si sta riscrivendo la storia. «Non ci sono più dubbi, quelle che prima erano voci adesso sono realtà: quella che per tanti era solo la casa del custode, nel bosco, è stata in tempi più antichi anche una delle prime centrali per la produzione di corrente elettrica della città e anche la pompa, che sempre là sotto abbiamo ritrovato, dimostra anche che i Rodocanacchi in un secondo momento portavano l’acqua alla villa», Giuseppe Pera è emozionato. Per non parlare, poi, della pavimentazione tridimensionale e della maxi vasca in marmo riportati alla luce nella stanza sotterranea che precede la sala macchine. «Le altre 7 vasche di marmo sono al Museo di Storia Naturale».
La storica turbina
Tra lo stupore generale riemerge da strati di materiali, spazzatura e acqua quella turbina idroelettrica gigante (si vede la testa e il corpo è ancora più sotto dentro a un corpo di cemento). È la ciliegina sulla torta che i volontari aspettavano. «Quello che abbiamo scoperto e ripulito è archeologia industriale e si evince dalla datazione dei tubi: sono contento e pieno di entusiasmo», Leonardo Baroncini è un archeologo in formazione. Non si sbilancia, attitudine degli archeologi. Studia all’Università di Pisa e compirà 22 anni a giugno. È un nuovo giovane volontario Reset. Usa gli strumenti per scavare e pulire da esperto, misura la sezione. Parla dei reperti ritrovati. Tanti pezzi purtroppo mancano. E tanti altri ce ne sono, ancora più sotto. Si intuiscono ma è difficile procedere. Aver ripulito la turbina, poi la pompa. E ancora aver rimontato i tubi ritrovati: incredibile. «Provo la stessa emozione di quando nel 2016 sempre con l’associazione Reset ritrovammo alle Terme del Corallo la pompa manuale per tirare su l’acqua della Salute dal pozzo e la facemmo funzionare - aggiunge il presidente Pera - Anche la pompa che abbiamo ritrovato qui sottoterra ha le stesse guarnizioni in cuoio di quella delle Terme».
Archeologia industriale
D’altra parte Villa Rodocanacchi e il suo parco di 11 ettari di proprietà della Asl che lì aveva la sua sede amministrativa fino al 1995 (poi chiusa e lasciata in abbandono) ha vissuto centinaia di anni. Ha attraversato i secoli. Ha subìto tante trasformazioni. Ma come dicono da Reset - che mesi fa ha firmato con l’azienda sanitaria un protocollo triennale di manutenzione del parco - è bene ricordare che la famiglia Rodocanacchi precorreva i tempi. «Bisogna ricordarsi che i conti Rodocanacchi nei primi del ‘900 erano produttori di automobili. Parliamo di persone facoltose che su Livorno a livello di tecnologia industriale di quel periodo non erano secondi a nessuno». Tanto che producevano corrente in un momento in cui in città ancora non c’era.
«Qui si produceva energia elettrica con un sistema di tubi, valvole, sbarramenti, gallerie sotterranee e un complesso sistema idraulico alimentato dall’acqua che dal Botro del Mulino arrivava al lago: poi quella che non serviva più veniva raccolta nella cisterna che abbiamo ritrovato».
La prima centrale elettrica
Tutto torna. Quella casa nel bosco non è stata solo l’abitazione del custode. Ai primi del ’900 era una centrale elettrica. «Abbiamo scoperto il tubo di mandata dell’acqua a pressione dal laghetto, comandato dalle valvole che abbiamo rinvenuto», Pera descrive questi giorni di fatica, lavori incessanti e scoperte. La storica turbina ritrovata e ripulita è la prova. Il presidente di Reset spiega come funzionava. «L’acqua andava giù per la turbina, non ci sono sbocchi: c’è il tubo di uscita, entrava dentro da questa parte - e la indica - e, faceva girare l’ingranaggio della turbina appunto. I tubi che vediamo vanno al pozzo cisterna dove finiva l’acqua una volta prodotta la corrente elettrica». Alla turbina era collegata una struttura dentata e qui era attaccato l’alternatore per la produzione di corrente.
«In epoca successiva probabilmente la pompa rinvenuta qui accanto e collegata a tre tubi serviva per prendere acqua dal pozzo e mandarla alla villa in cima alla collina». E chiude: «Quando la corrente elettrica è diventata di uso comune i conti Rodocanacchi hanno dismesso la parte industriale trasformando l’edificio nella casa del custode».
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