Il Tirreno

Livorno

Lieto fine

Ha un infarto in casa: salvato a 58 anni da volontari e pompieri a Livorno


	Un'ambulanza della Svs (foto Franco Silvi)
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Un'ambulanza della Svs (foto Franco Silvi)

Irruzione nell’abitazione dei vigili del fuoco, poi il massaggio cardiaco e il trasporto in ospedale

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LIVORNO. Un minuto in più e, con ogni probabilità, sarebbe morto. Ma il destino, per lui, ha scelto una strada diversa: quella della vita. Si è sfiorata la tragedia, due sere fa, sugli scali delle Cantine, nella zona di piazza Garibaldi. «Aiuto, non ci risponde al telefono, siamo fuori dalla porta e sentiamo il cellulare squillare dall’interno». Il grido d’allarme, al 112, arriva dai familiari. L’uomo – un livornese di 58 anni – non dà segni di vita e, preoccupati, i suoi parenti più stretti cercano di entrare in casa, prima citofonandogli dall’ingresso del condominio, poi alla porta. Senza esito, perché non sanno che è esanime su una sedia in arresto respiratorio. Non possono saperlo, dato che non hanno le chiavi e nessuno, fra i vicini di casa, sa niente.

Sono le 19,16 di sabato 17 febbraio quando i familiari chiamano la centrale unica di emergenza di Firenze, quella regionale. Dalla sala operativa dell’ospedale, che immediatamente riceve la chiamata dai colleghi del capoluogo, vengono inviate due ambulanze: la più vicina è quella della Svs di Ardenza, con a bordo i soli volontari; la seconda arriva dopo, da un altro intervento a Tirrenia, sempre della Società volontaria di soccorso e con a bordo il medico del 118. L’equipaggio della “Bravo”, il mezzo di emergenza senza il dottore dell’Asl, entra subito nell’appartamento grazie ai vigili del fuoco che, con una squadra allertata dalla caserma di via Campania sempre attraverso il 112, forzano la porta dell’abitazione in pochi minuti. E si trovano davanti l’uomo, da solo, apparentemente svenuto su una sedia.

«Era in arresto polmonare – spiegano i soccorritori – e abbiamo messo in pratica tutte le manovre previste in queste circostanze. Sono i protocolli standard». I volontari non perdono tempo. Lo stendono sul pavimento della stanza e iniziano a praticare il massaggio cardiaco. Nel frattempo collegano il “Dae”, il defibrillatore automatico in dotazione all’ambulanza. Il dispositivo elettronico, che da solo legge i parametri vitali, è in grado di stabilire se “scaricare” o meno, indicando di essere azionato, ma non ce n’è per fortuna la necessità. Perché gli stessi soccorritori, con le manovre rianimatorie, riescono a riportarlo in vita, segnale che con ogni probabilità l’arresto respiratorio – che in pochi minuti può portare a quello cardiaco e, quindi, alla morte – era subentrato da poco tempo, non certo da ore. Dopo qualche minuto, quando la situazione sembra comunque già in miglioramento, sopraggiunge l’altro mezzo di emergenza, con a bordo il medico del 118 che attua una terapia farmacologica per stabilizzare il paziente e trasportarlo in sicurezza verso il pronto soccorso di viale Vittorio Alfieri.

L’ambulanza con il medico, arrivata per seconda, era impegnata in un altro intervento di primaria importanza a Tirrenia, sul litorale pisano, mentre l’altra “medicalizzata” in servizio in città – quella della Misericordia di via Verdi, la confraternita del centro – si trovava in piazza Roma, fuori dall’omonimo bar, con i sanitari che proprio in quei momenti stavano cercando di fare l’impossibile per salvare la vita di Sandro Bechi, l’informatico livornese di 59 anni morto dopo un infarto mentre si trovava proprio di fronte al locale, come riportato sulla cronaca di ieri. La difficoltà del soccorso sugli scali delle Cantine, quindi, era duplice: da una parte i soccorritori si sono ritrovati di fronte prima una porta chiusa (un problema ovviato dai vigili del fuoco) e poi un uomo esanime, mentre dall’altra, almeno nei minuti iniziali dell’intervento, non avevano accanto il medico del 118, fondamentale in queste circostanze, visto che era impegnato in altri interventi salva-vita: quello di Tirrenia e l’altro, con il collega in servizio con la Misericordia di via Verdi, in piazza Roma.

Ma l’importante, come sempre, è stato il risultato: l’uomo – nato nel 1965 – dopo le manovre rianimatorie e la somministrazione dell’ossigeno e dei farmaci da parte del medico ha iniziato a sentirsi meglio, rimanendo però sempre incosciente.

Il battito cardiaco, in ogni caso, c’era. E stava tornando regolare. È a questo punto che l’ambulanza è partita con la sirena verso l’ospedale, con la shock room di viale Vittorio Alfieri già allertata per il “codice rosso” in arrivo. Il cinquantottenne, secondo quanto appreso, resta ricoverato in gravi condizioni. Ma è vivo.

Si tratta però dell’ennesima emergenza per una persona ancora piuttosto giovane, dopo il decesso di Sandro Bechi in piazza Roma, informatico e sportivo, per il quale purtroppo non c’è stato niente da fare.

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di Redazione web