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Livorno, la Asl mette in sicurezza villa Rodocanacchi. Il direttore amministrativo: «Sarebbe bello far ammirare il mosaico»
Gabriele Morotti lascia intravedere uno spiraglio: «Ce lo ha chiesto anche il Fai, non è da escludere in futuro»
Livorno Da una parte ci sono quei lavori in corso, al tetto, che fanno sperare in una nuova vita di Villa Rodocanacchi.
Dall’altra c’è la richiesta del Fai di poter ammirare quella preziosa pavimentazione in mosaico giapponese della bella terrazza al primo piano della dimora storica da anni chiusa, abbandonata nel 1995 (era la sede amministrativa della Asl), vandalizzata e ferita nella sua anima settecentesca.
Nel mezzo c’è Gabriele Morotti, un super dirigente della Asl proprietaria del bene in vendita per 5 milioni e dei suoi 11 ettari di parco. Morotti è il direttore amministrativo dell’azienda sanitaria, quello che ha ufficialmente consegnato le chiavi del parco a Giuseppe Pera di Reset, mesi fa, per intenderci.
Ed è lui a spiegare l’origine dell’intervento. «Si tratta di una semplice messa in sicurezza: non si rifà il tetto, ma dal momento che il crollo si sta allargando cerchiamo di sistemare in modo tale che non sia pericoloso e per evitare peggioramenti ulteriori».
Quel che è certo è che la Villa in toto non tornerà a vivere. Troppi soldi: il problema è economico e il dirigente non lo nasconde. Ma lascia intravedere uno spiraglio, seppur lontano, rispetto a una possibile fruibilità in sicurezza, magari temporanea e mirata, del raro mosaico giapponese, tesoro nazionale imprigionato là dentro.
«Il Fai ci ha chiesto di poter andare ad ammirare quel mosaico - dice -. Anche in questo caso è un problema economico e di gestione, ma non è da escludere la possibilità di rendere fruibile solo quella parte, con un percorso in sicurezza. Si sa, la Villa è off-limits per questo, ma effettivamente la parte dove è il mosaico non è in pessime condizioni». Anche Morotti ammette che è «un peccato non far ammirare quella bellezza». Una rara bellezza. Con tutti i suoi samurai mosaicati che gridano di poter tornare a farsi ammirare. Ma perché è un unicum nazionale quel mosaico? Lo spiegò attraverso le pagine del Tirreno nel 2018 il professor Vincenzo Farinella docente di Storia dell’Arte Moderna all’Università di Pisa. Fu proprio lui a lanciare un appello 6 anni fa per salvare quel pezzo unico al primo piano. «Vale davvero la pena non perdere questo prodotto artistico – disse – un pezzo unico in Italia? Va coinvolta anche la soprintendenza ai Beni culturali. È un’opera di grande valore realizzata nel 1886, tipico esempio del giapponismo in Toscana, che dovrebbe assolutamente essere salvata prima che sia troppo tardi».
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