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Il caso

Livorno, bufera sull’annuncio di lavoro del negozio: «Assumiamo addetto maschio»

di Claudia Guarino
Il cartello apparso sulla porta di ingresso del negozio Risparmio Casa di via Settembrini
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Il cartello apparso sulla porta di ingresso del negozio Risparmio Casa di via Settembrini

Dal punto vendita: «Qui serve forza fisica». Ma è una giustificazione legittima? Cosa dice la legge secondo la legale Cristina Cerrai

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LIVORNO. Si assume un addetto, ma solo se maschio. È scritto nero su bianco su un foglio di carta apparso sulla vetrata del punto vendita Risparmio Casa di via Settembrini. L’annuncio non passa di certo inosservato e, peraltro, non è il primo nel suo genere in città. E se la donna che si qualifica come responsabile del punto vendita spiega che «serve per il reparto detersivi e dunque per un lavoro di fatica», la Cgil precisa che «un annunci del genere è discriminatorio e vietato dalla legge». Ma andiamo con ordine.

Il cartello

Siamo in via Settembrini, nel quartiere La Rosa. E sulle porte scorrevoli all’ingresso di Risparmio Casa ecco un cartello: “Cercasi figura maschile da assumere all’interno del pv (punto vendita, ndr)”. Un giornalista del Tirreno un paio di giorni fa è entrato in incognito nel negozio chiedendo lumi al personale. «Buongiorno, ho un figlio che cerca lavoro e ho letto l’annuncio. Di cosa si tratta?», «Serve una persona che stia alla cassa», è la risposta che riceve. A quel punto fa la controprova: «Ho anche una figlia però», «No, solo maschi». Il giorno successivo un’altra giornalista del Tirreno torna nel punto vendita qualificandosi come tale. Nel box all’ingresso c’è una donna. «Sono io la responsabile del punto vendita, mi dica». «Perché cercate solo maschi?». «Perché ci servono per il reparto detersivi», «Significa che dovrà sollevare fusti e quindi serve un uomo per un lavoro considerato di fatica?», «Esattamente, poi probabilmente starà anche alla cassa ma principalmente sarà impiegato nel reparto detersivi. Comunque qui lavorano tante donne».

«Serve forza»

Ma la giustificazione del “lavoro che richiede forza fisica”, già utilizzata altre volte in casi simili, ha qualche appiglio normativo? «No, la legge vieta di indicare il genere sessuale del candidato in un annuncio di lavoro – spiega l’avvocata livornese esperta di pari opportunità e antidiscriminazione Cristina Cerrai – a meno che non si tratti di casi estremamente specifici, per esempio la ricerca di un attore o un’attrice per un determinato ruolo». Se si sta girando una pubblicità di rasoi da barba, per esempio, servirà un attore uomo. Se si sponsorizzano degli assorbenti, invece, una donna. Un tempo, poi, c’erano le balie che curavano l’allattamento dei bambini. Lavoro che, per ovvi motivi, veniva svolto solo da donne. La mansione di sollevamento pesi non rientra tra questi casi estremamente specifici. Tra le norme di riferimento ci sono l’articolo 10 del decreto legislativo 276 del 2003 e l’articolo 25 del codice delle pari opportunità in cui, in sostanza, si dice che è vietato selezionare i lavoratori in base al sesso perché questo costituisce discriminazione.

«Non si può fare»

Dunque, in generale, spiega Cerrai, «un annuncio di lavoro in cui si specifica il genere sessuale del candidato ricercato è discriminatorio. Va rimosso e sostituito con uno corretto. A meno che non si tratti di caratteristiche che incidano sulle modalità di svolgimento del lavoro». Il concetto è ribadito da Katia Sagretti, componente della segretaria provinciale della Cgil. «Non si può mettere un annuncio di lavoro specificando il genere sessuale. È una pratica discriminatoria che, peraltro, comporta anche delle sanzioni». Un esempio lo dà la Fisac Cgil che sul suo sito nazionale scrive: «L’Ispettorato del Lavoro di Vicenza è intervenuto su un annuncio di lavoro, che campeggiava a chiare lettere sulla vetrina di un negozio e che senza mezzi termini discriminava le donne con carichi familiari (la ricerca era rivolta a “diciottenni senza carichi familiari”, ndr) escludendole dalla ricerca di personale. L’esercizio commerciale è stato sanzionato per 7mila euro». A Livorno, peraltro, un caso simile a quello di Risparmio Casa c’era già stato.

Il precedente

Nell’agosto scorso alla gelateria Caprilli apparve questa scritta: “Cerco una figura maschile da inserire in laboratorio come apprendista”. Il titolare rispose così: «Sono consapevole che quella ricerca si presti a fraintendimenti ai quali francamente, quando l’ho scritto, non pensavo. Ma non è così. Là dietro (e indica la stanza dove il gelato viene creato, ndr) si lavora sodo. Nel senso che si fa molta fatica ed occorre parecchia resistenza fisica». Ancora la forza fisica, dunqu. «Figuriamoci se sono sessista, non ci penso nemmeno. Se mi venisse la campionessa olimpica di sollevamento pesi, è chiaro che risulterebbe probabilmente più forte di un uomo medio. Ma la statistica suggerisce che per un lavoro di fatica, meglio forse pensare che sia più adatto un uomo».

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