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Livorno, la bioraffineria porta il sereno ma il futuro elettrico spaventa

di Stefano Taglione
Livorno, la bioraffineria porta il sereno ma il futuro elettrico spaventa

Persico (Cgil): «Senza investimenti a rischio i posti di lavoro»

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LIVORNO. Grazie alla bioraffineria – quella di Livorno sarà il terzo impianto italiano del genere – il futuro prossimo dei lavoratori è garantito, soprattutto per i diretti. Anche con il temporaneo stop della linea di produzione dei lubrificanti, visto che i dipendenti Eni nel frattempo saranno impiegati prima per assicurare la fermata negli impianti, poi nella costruzione del “nuovo” sito industriale. Ma per gli anni a venire, a causa della transizione energetica, l’incognita risiede nel mantenimento della produzione dei prodotti classici, la benzina e il gasolio, al momento ancora necessari e in futuro, con ogni probabilità, sempre meno richiesti.

«Servono investimenti»

«Il nostro territorio, con le istituzioni – spiega Gianluca Persico, segretario generale della Filctem-Cgil per la provincia di Livorno – dovrà essere in grado di attrarre degli investimenti, in modo da consolidare ulteriormente l’area produttiva di Stagno. Al momento, grazie alla bioraffineria, è così: in caso contrario, infatti, per l’ex Stanic non ci sarebbe stato futuro». Più sostenibilità, meno impatto ambientale e lavoro. Il futuro immediato, come anticipato, è assai confortante. Con una transizione governata, senza impatti negativi sui dipendenti diretti. «Per chi opera nell’indotto – prosegue il sindacalista – i problemi potrebbero venirsi a creare se passa troppo tempo fra la messa in sicurezza dell’impianto e il rilascio delle autorizzazioni previste dalla legge. Noi vigileremo in modo tale che se emergessero dei problemi si possa intervenire a tutela della parte più debole dei lavoratori, che eventualmente potrebbero comunque essere ricollocati nelle attività di costruzione della bioraffineria stessa».

Le linee “tradizionali”

La conversione dell’impianto di Stagno sarà pronta nel 2026 e in totale occuperà 500 persone, con i dipendenti diretti del colosso partecipato dallo Stato che parteciperanno all’importantissima operazione. Dopo la linea per il confezionamento dei lubrificanti finiti (utilizzati per macchine, trattori e per l’industria meccanica, l’unica in Italia) si fermerà anche la cosiddetta “distillazione topping”, che lavora il greggio. «Dopo – prosegue Persico – a Stagno non si lavorerà più il greggio, ma si opererà direttamente sui prodotti semilavorati che arriveranno via nave in porto, sempre per produrre benzina e gasolio. Anche in questo caso, sia in futuro che nella fase di transizione, il ricollocamento dei lavoratori diretti è garantito». Entrambe le aree produttive occupano una sessantina di lavoratori diretti «ed è più complicato – prosegue Persico – fare una stima considerando anche quelli dell’indotto».

La soddisfazione

Il progetto “green”, in ogni caso, non può che soddisfare tutti, anche i sindacati naturalmente. «La bioraffineria consolida il sito industriale – prosegue il segretario generale della Filctem-Cgil Livorno – perché senza quella non ci sarebbe stato futuro, quindi è chiaro che siamo molto soddisfatti». Un impianto che potrà consentire una produzione per gli anni a venire e, di fatto, il mantenimento in vita dell’ex Stanic di Stagno, senza il quale sarebbe stata a rischio. Con un occhio attento all’ambiente. «La messa in opera degli impianti di bioraffineria e la contestuale messa in conservazione di impianti della raffineria tradizionale determineranno una riduzione complessiva delle emissioni convogliate in atmosfera – aveva spiegato l’azienda – a meno del monossido di carbonio (non critico dal punto di vista ambientale), per il quale si stima un incremento pari a circa il 6% in termini di flusso di massa annuale e dell’ammoniaca, +6%, a fronte però di una consistente riduzione di SO2 (biossido di zolfo, ndr) (-12%), polveri (-6%), NOx (ossidi di azoto) (-5%) e H2S (acido solfidrico) (-5%)».

L’incognita futura

Ma è chiaro che bisogna guardare ancora più avanti. Perché la transizione energetica, con l’elettrico al posto dei fossili, dal punto di vista occupazionale a Livorno desta una certa preoccupazione. «Anche alla luce dei nuovi scenari che si potranno aprire, dato che ora benzina e gasolio per via delle dinamiche di geopolitica sono un elemento di necessità – conclude Persico – fra qualche anno dovremo avere la capacità di intervenire attraverso nuovi investimenti, per garantire tutti i posti di lavoro».

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