Toscana
Livorno, in un anno al pronto soccorso 4mila pazienti in più. «Servono più medici»
Il primario: «Anche 200 accessi al giorno e nel 2023 solo il 2% degli accessi è costituito da vere emergenze»
LIVORNO. Varca la soglia verso le 10 del mattino e al triage dichiara di essere stato punto da una zecca. Non sarebbe un caso da pronto soccorso, ma il paziente è proprio lì, in attesa del suo turno. Del resto, sul totale degli accessi registrati nel 2023, il 2% sono emergenze e l’8% codici 2 (i vecchi codici gialli). I rimanenti sono urgenze minori (codice verde), differibili o non urgenze. Il dottor Luca Dallatomasina, primario del pronto soccorso di Livorno, l’ha detto spesso: «gli accessi impropri esistono, sono molti e andrebbero evitati». Una soluzione? «Rafforzare la sanità territoriale». Giovedì mattina Il Tirreno ha trascorso del tempo all’interno del pronto soccorso col suo direttore e, intorno alle 9,45, nella struttura c’erano 40 persone, di cui dieci in attesa. «L’attesa media è un’ora e mezzo – spiega il primario – ma andrebbe poi suddivisa per codici». Perché c’è un numero, assegnato al triage, che determina il grado di necessità che ha il paziente di essere visitato.
I codici
Si va da 1 (emergenza con ingresso immediato, il vecchio codice rosso) a 5 (non urgenza con ingresso entro quattro ore). In mezzo: urgenza indifferibile (2 giallo con ingresso o rivalutazione del paziente entro 15 minuti), urgenza differibile (massimo un’ora di attesa) e urgenza minore (due ore di attesa). I pazienti a cui viene assegnano un codice minore aspettano in sala d’attesa, gli altri all’interno. «Qui, in media, per un codice 2 l’attesa è di 14 minuti e per i codici 4 intorno a un’ora e mezza. Anche per i verdi è un’ora e mezza e, sotto questo punto di vista, siamo in deficit e dipende dalla carenza di medici». Perché mentre gli infermieri del triage – appositamente formati – prendono dati e informazioni dei pazienti assegnando loro un codice, il resto del personale lavora dentro. Nella stanza dell’osservazione breve intensiva da 12 posti letto o nell’intensiva, nella shock room che si attiva per pazienti gravissimi, nelle sale pediatriche o in quella riservata agli esami diagnostici. Ma per tutto questo lavoro, svolto 24 ore su 24, c’è abbastanza personale?
«Mancano medici»
«Servirebbero due medici in più (uno per il turno di mattina e uno per il turno di pomeriggio, ndr) – spiega il primario –. E avere un dottore anche la notte sarebbe auspicabile». Questi, attualmente, i numeri: «Ci sono quattro medici di mattina, quattro di pomeriggio e due di notte. C’è poi un medico in osservazione breve e subintensiva più un altro che copre il turno dalle 18 a mezzanotte, che è il momento con maggior afflusso». Non tutti, d’altra parte, possono lavorare al pronto soccorso: serve una particolare specializzazione. «Ma sono poche le persone che in questi anni l’hanno conseguita. Il lavoro al pronto soccorso è tosto e in molti, valutando anche lo stipendio e la responsabilità in caso di denunce, fanno altre scelte. Ne risulta che la richiesta è maggiore dell’offerta tanto da assumere gli specializzandi, che accettano con l’impegno di completare la specializzazione». Peraltro con la creazione del nuovo ospedale gli spazi del pronto soccorso aumenteranno e, dunque, con ogni probabilità, «ci sarà bisogno di medici in più». Anche perché di accessi giornalieri, al pronto soccorso di Livorno, ce ne sono parecchi già adesso.
I numeri
«Adesso quotidianamente vediamo in media 180/200 pazienti al giorno – spiga il dottor Dallatomasina – che sono tanti. In generale notiamo che i numeri, seppur non siano ancora a livello pre Covid (durante la pandemia erano molto bassi, ndr) sono comunque in aumento». Eccoli: nel 2023 al pronto soccorso di Livorno sono entrati 63mila pazienti contro i 59mila del 2022 e i 52mila del 2021. Sul totale degli accessi dello scorso anno, il 2% è costituito da emergenze e l’8% da codici 2, il resto va diviso tra urgenze minori e differibili. Inoltre, sul totale, c’è stato un 11,5% di ricoveri.
«Lavoro complesso»
«Al pronto soccorso si passa da momenti di una tranquillità estrema ad altri più complessi, per esempio con l’arrivo di un paziente critico». Il 26 gennaio, per esempio, la shock room è stata attivata per un 23enne. Il giovane è svenuto a causa della febbre e ha sbattuto contro la porta a vetri di casa, frantumandola. Dato che un frammento ha intaccato un’arteria della mandibola, il ragazzo ha rischiato di morire dissanguato a causa di una emorragia che è stata bloccata definitivamente proprio al pronto soccorso. Poi il giovane è stato operato. «Quello è stato un caso particolare», conferma il primario. E particolari, seppur più frequenti, sono anche i casi di persone che danno in escandescenze al triage o che aggrediscono il personale. «Si tratta di individui esagitati che normalmente sono sotto sostanze, ne abbiamo avuto uno anche qualche giorno fa e il problema è che in queste situazioni si blocca l’assistenza perché medici e infermieri devono occuparsi del soggetto, mettendo momentaneamente da parte i pazienti».
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