Il Tirreno

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A Livorno rinasce il parco della Belle Époque a Villa Rodocanacchi e lo visitano in 1500 persone

di Francesca Suggi
A Livorno rinasce il parco della Belle Époque a Villa Rodocanacchi e lo visitano in 1500 persone

Viaggio tra le nuove scoperte settecentesche, Giuseppe Pera: "Livorno si riappropria dell'oasi verde più bella della città grazie a Reset"

29 gennaio 2024
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LIVORNO. Rivive la Belle Epoque dei livornesi. Sono quasi 1.500 le persone che in due giorni si lasciano catapultare, con un po’ di fantasia, alla corte dei Rodocanacchi, in quel suo parco secolare di 11 ettari a Monterotondo. Il tempo che fu si racconta, oltrepassato il cancello: due le aperture speciali tra sabato 27 e domenica 28 gennaio ad appassionati e curiosi firmate dall’associazione Reset.

«È un successo incredibile: dire che sono felice è poco, Livorno si riprende il più bel parco della città grazie a Reset», è orgoglioso di tutto l’interesse che si è generato intorno al parco settecentesco Giuseppe Pera. È il presidente di quell’associazione di volontari che nei mesi scorsi è riuscito nell’impresa: firmare una convenzione triennale con la Asl proprietaria del bene, per prendersi cura del parco per i prossimi 36 mesi.

Geologi a ispezionare il Botro del mulino per studiarne la stratificazione. Esperti del gruppo speleologico archeologico Livornese che si sono calati giù dal pozzo che è tornato a vivere, dietro alla Villa: ogni giorno è una scoperta. Le due visite speciali del weekend vedono come guide non solo una ventina di soci Reset, ma anche gli studenti di Vespucci, Colombo, Iti coinvolti in progetti tra le scuole e Reset. «Una grande soddisfazione vedere questi ragazzi come guide delle visite», continua Pera. Anche dalla casa circondariale ci sono aiutanti. Il percorso è di tre chilometri: occhi aperti, meraviglia negli sguardi. C’è anche l’assessora all’Ambiente Giovanna Cepparello a godersi la visita. «È un parco dalla bellezza incredibile: sono rimasta a bocca aperta a vedere tutti quei tesori che sono tornati a vivere grazie all’associazione e ai volontari», dice.

La gente è andata via entusiasta. «E tutti con la stessa domanda: “quando lo rifarete?”», aggiunge Pera. E intanto si godono le vecchie e le nuove scoperte. Il pozzo settecentesco è uno degli ultimi tesori ritrovati insieme alle due voliere dei pavoni. Erano macerie. In queste ultime settimane sono tornate a far sognare, mattoncino dopo mattoncino grazie a Reset, ai detenuti delle Sughere aderenti al progetto “Mi riscatto per il futuro”, a persone che devono svolgere Lavori di Pubblica utilità del Tribunale in sinergia con l’Ufficio Uepe del Ministero della Giustizia e a persone in inserimento socio-lavorativo inviate da Usl ufficio Serd. Le guardie di Aisa gestiscono l’ingresso e il parcheggio. Lascia a bocca aperta la vasca dove nei lavori di recupero è stata ritrovata una ceramica ottocentesca con la scritta “Camelia Contessa Archinto”. Magari era una specie rarissima dedicata alla contessa Archinto della ricchissima famiglia di banchieri milanesi. E poi ci sono quei beni già recuperati come il lago, le gallerie sotterranee dove arrivava l’acqua che alimentava il lago, gli imbarcaderi, il mulino. «Adesso siamo al lavoro sul giardino ornamentale», chiude Pera.


 

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