Gioco
Arrestato ai Caraibi il latitante della 'ndrangheta che riempiva di coca la Toscana
In manette il 39enne Leonardo Ferro detto “Kojak”, coinvolto nel ritrovamento di 130 chili di cocaina a Livorno. La sua 'ndrina è coinvolta nelle indagini sui fanghi delle concerie
Su di lui pendeva anche un mandato d’arresto della Procura della Repubblica di Firenze. In aggiunta a quello delle Procure di Catanzaro e di Reggio Calabria. Ricercato per traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Accusa alla quale si aggiunge l’aggravante del metodo mafioso contestato dalla procura fiorentina. È stato individuato e arrestato nei giorni scorsi a Santiago de los Caballeros, città della Repubblica Dominicana, Leonardo Ferro, detto “Kojak”, latitante reggino di 39 anni ritenuto un esponente della cosca Gallace di Guardavalle, in provincia di Catanzaro, ‘ndrina coinvolta anche nelle indagini per lo smaltimento del “keu”, il rifiuto derivante dai residui e dagli scarti conciari trovato poi “sepolto” in strade e terreni in più zone della Toscana.
La droga a Livorno
Il nome del 39enne è connesso all’operazione “Geppo”, materializzata nell’aprile di tre anni fa, e derivante dal ritrovamento, il 5 maggio del 2017 di oltre 130 chili di cocaina purissima nascosti in sette zaini neri recuperati dalla Capitaneria di Porto nei pressi della spiaggetta alla Terrazza Mascagni di Livorno (altri 17 panetti furono invece “ripescati” al largo della costa: valore commerciale totale di oltre 15 milioni di euro). Da lì le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo e dei colleghi del Ros di Firenze.
L’arresto
Il latitante, in attesa di estradizione, è stato arrestato dal personale della polizia dominicana e da quello dell’Ufficio centrale nazionale Interpol di Santo Domingo sulla base di una “red notice” (segnalazione relativa alla ricerca di latitanti in ambito internazionale inserita nel circuito Interpol) al termine di un’operazione d’indagine portata avanti dall’Unità I-Can (Interpol cooperation against ’ndrangheta) con il supporto degli esperti dei Paesi interessati, in particolare con l’esperto per la sicurezza in Repubblica Domenicana, a conclusione di diverse riunioni operative tenute tra la direzione centrale della polizia criminale-Scip, il segretariato generale dell’Interpol di Lione, il Nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri di Bologna ed Europol. Così si è arrivati a individuare il latitante.
Le accuse
Il 39enne, al quale è contestato in particolare, l’acquisto e l’importazione di cocaina per oltre 450 chili, da mesi era ricercato in vari Paesi del Sudamerica (dalla Colombia al Brasile, da Panama al Venezuela), è stato tradito anche da una telefonata della moglie dominicana, da tempo intercettata. In alcune conversazioni intercorse tra i coniugi, infatti, gli investigatori hanno appreso che l’uomo avrebbe accompagnato la figlia primogenita in una scuola dell’infanzia del luogo (la scuola “Peldanos”), già in precedenza individuata come un luogo spesso “frequentato” dal ricercato. È stato dunque individuato ai Caraibi ed è scattato l’arresto.
Il blitz
Il blitz, materializzato alcuni giorni fa, ha portato all’arresto del latitante che dovrà adesso rispondere delle accuse mosse dalle tre Procure italiane, le cui indagini avevano documentato la presenza di un’organizzazione criminale in grado di rifornirsi di ingentissimi quantitativi di cocaina tramite alcuni trafficanti calabresi legati alla ’ndrangheta.
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