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Livorno

Tribunale

Livorno, condannata la banda che rubava gli Honda Sh: tutti i nomi

di Stefano Taglione
Il sequestro dei motorini in un casolare di Latignano (nel comunedi Cascina)
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Il sequestro dei motorini in un casolare di Latignano (nel comunedi Cascina)

Forzavano il bloccasterzo e accendevano gli scooter coi cavi, li tenevano tra Cascina e Ponsacco. La pena più pesante a un 45enne livornese: oltre 6 anni di reclusione

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LIVORNO. Avrebbero setacciato le strade della città alla ricerca dei motorini più appetibili, rubandoli per poi smontarli e rivenderli (a pezzi) al miglior offerente. Cinquanta gli scooter che sarebbero stati ricettati, quasi tutti Honda Sh, fra l’estate e l’autunno del 2020, subito dopo il periodo più duro della pandemia. Con la polizia che ha trovato i mezzi a due ruote stoccati nelle campagne pisane, fra Cascina e Ponsacco, nascosti in depositi o semirimorchi.

La sentenza

Due persone sono state condannate, tre hanno patteggiato e una è stata rinviata a giudizio dopo l’inchiesta diretta dal sostituto procuratore Niccolò Volpe e delegata alla squadra mobile e alla stradale. Sono il quarantacinquenne livornese Riccardo Ricci – accusato di furto aggravato, ricettazione ed estorsione – punito in abbreviato a sei anni e quattro mesi di reclusione (con una multa di 2.190 euro), il quarantunenne livornese Federico Semeria (tre anni e tre mesi per ricettazione e furto aggravato, sempre con il rito alternativo, con una multa di 1.180 euro), il trentatreenne Giorgio Diamantini (ha patteggiato quattro anni, due mesi e 24 giorni, con una multa di 1.140 euro, ma da alcuni capi di imputazione è stato scagionato), il quarantasettenne senegalese e residente a Pontedera Serigne Modou Sylla (patteggiamento a due anni e 2.000 euro di multa, con pena sospesa) e il connazionale di Ponsacco Moustapha Ndiaye (30 anni, che anch’egli ha concordato la pena). Andrà a processo invece Youssou Ndiaye, anch’egli domiciliato a Ponsacco. Mentre per il solo reato di ricettazione il cascinese Cristian Del Ciampo (34 anni) attraverso la sua avvocato Eleonora Antonuccio ha chiesto la messa alla prova, ossia i lavori socialmente utili. Prosciolto il quarantatreenne livornese Diego Dini (era indagato per estorsione), non luogo a procedere anche nei confronti della ventisettenne livornese Jennifer Caroti e del trentunenne Mauro Incrocci – residente in città, ma originario del comune salernitano di Nocera Inferiore – chiamati in causa per aver «reso dichiarazioni mendaci alla polizia giudiziaria» in merito alla restituzione di un motorino a loro rubato. Reati che, però, non sono stati ravvisati.

Il presunto sistema

Le indagini hanno messo a nudo un sistema che pare assai collaudato. Si parte dai furti dei motorini, rubati con la tecnica della forzatura del bloccasterzo e l’accensione con i cavi, una piaga nella nostra città, visti purtroppo i numeri record da questo punto di vista certificati anche dall’indice della criminalità del Sole 24 Ore. La procura ne ha contati 17 solo in quei mesi, quasi tutti Sh. Molti scooter spariti, poi, sono stati trovati in capannoni, casolari o semirimorchi pronti per essere ricettati. Stando a una delle ipotesi investigative alcuni sarebbero di lì a poco stati spediti in Africa, in Senegal in particolare, a bordo di un container e lì rivenduti come usati. Ma gli investigatori sono arrivati prima.

I maxi-sequestri

Quindici motorini, ad esempio, sono stati sequestrati in un casolare di Latignano, nel comune di Cascina, in provincia di Pisa, il 2 ottobre del 2020. Motivo per il quale Del Ciampo, nipote del proprietario dell’annesso, era stato indagato per ricettazione insieme a Semeria, Diamantini (che avrebbero portato lì i mezzi a due ruote) e Moustapha Ndiaye, considerato «il destinatario finale dei ciclomotori rubati, per conto del quale Del Ciampo avrebbe provveduto a smontare i veicoli, agendo come custode di essi». In un semirimorchio parcheggiato a Gello, sempre nel Pisano, l’8 settembre dello stesso anno erano stati rinvenuti altri otto motorini: Youssou e Moustapha Ndiaye, in questo caso, avrebbero messo a disposizione il veicolo da traino per occultarli, mentre Ricci e Semeria consegnato loro gli scooter. Ma il sequestro record è avvenuto qualche settimana più tardi, il 30 novembre del 2020, con il ritrovamento in un capannone di via di Gello, a Ponsacco, di ben 14 Honda Sh di 150 e 125 di cilindrata, tutti ancora con la targa originale. In questo caso, per ricettazione, l’unico indagato era stato Sylla, che come anticipato ha patteggiato due anni e 2.000 euro di multa, con la pena sospesa.

La sentenza

Nei giorni scorsi la giudice dell’udienza preliminare Tiziana Pasquali ha pronunciato la sentenza, riservandosi sulla richiesta di messa alla prova per Del Ciampo (non ancora decisa, quindi). Le parti offese individuate dalla procura sono state 63: quasi tutti cittadini livornesi, anche se ci sono pure due pisani, un veneziano che abita a Livorno, un cascinese, un aretino residente in città e un viterbese che vive a Collesalvetti. I coinvolti sono stati difesi dagli avvocati Luciano Picchi, Massimo Tuticci, Giorgio Barsanti, Eleonora Antonuccio, Claudia Marley Citi, Ilaria Fontana, Stefania Riva, Paola Ciulli e Francesco Paglini. Ricci, dalla gup, è stato interdetto legalmente durante la pena e in perpetuo dai pubblici uffici, mentre Semeria per cinque anni dai pubblici uffici.

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