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A Livorno il regista Antonio Tibaldi alla proiezione di "Gorgona", il film sul carcere modello: "Un privilegio averlo girato"
Tre anni di riprese per raccontare l’ultima colonia penale agricola d’Europa: "Ecco perché ho scelto di parlare di questa isola"
Livorno «Questo viaggio durato tre anni, il tempo delle riprese, mi ha aiutato a ricalibrare mie paure e preconcetti: per me realizzare questo film è stato un compito e un privilegio allo stesso tempo», Antonio Tibaldi è il regista italo-australiano che ha curato e diretto le riprese del docu-film “Gorgona”, la storia di un carcere unico al mondo e che questa sera martedì 23 gennaio sarà a Livorno, al cinema Quattro Mori a presentare la proiezione del suo lavoro, alle 21.
Con lui ci sarà anche l’ex direttore che ha “creato” quel carcere modello, Carlo Mazzerbo che ha aperto alle riprese e alla realizzazione di questo importante lavoro girato dal 2018 al 2020. Sostenuto da Toscana Film Commission, il documentario è stato scelto come miglior documentario italiano al Festival dei Popoli (2022), è stato proiettato nelle sale italiane da Bloom Distribuzione a partire dal 6 ottobre scorso e sta facendo il giro d’Italia.
È stato inoltre scelto dalla Fondazione Giovanni Michelucci di Firenze per una proiezione speciale durante la Spring School sul tema “abitare il carcere”.
Questo lavoro parla della vita in un carcere unico al mondo, attraverso un racconto corale che porta lo spettatore sull’isola-carcere di Gorgona, a 19 miglia da Livorno.
Sul sito di Toscana Film Commission ben si racconta del documentario e del carcere. È l’ultima colonia penale agricola d’Europa in cui vivono una novantina di carcerati e l’unica residente attiva, Luisa Citti, discendente di una delle sette famiglie che popolarono l’Isola nell’Ottocento. Qui i detenuti intraprendono un percorso rieducativo basato sul lavoro, dalla cura del bestiame alle attività nei campi. Gorgona è un’immersione senza veli nella vita di cinque di questi uomini, in un mondo lontano da tutto, dove la bellezza avvolge, come un sudario, i delitti e il dolore degli uomini. «Sono felicissimo di presentarlo a Livorno insieme a Mazzerbo: durante le riprese ci sono andato tante volte e devo dire che senza Carlo tutto questo lavoro non sarebbe stato possibile, mi ha permesso, avendo capito quel che volevo fare, di avere accesso alla struttura carceraria che per vari anni non avevo avuto - e aggiunge - La visione di Mazzerbo e la sua apertura al mondo esterno mi ha dato tanto, mi ha permesso di osservare quella realtà, di confrontarmi». Il regista sottolinea il successo del documentario che sta girando l’Italia.
«Quando avremo finito queste presentazioni capillari verrà posizionato in varie piattaforme e disponibile per la visione a casa: per me la cosa più importante è farlo vedere».
E chiude raccontando come e quando nella sua vita “incrociò” per la prima volta l’isola di Gorona.
«Avevo 15 anni, eravamo su una barca a vela durante una grande libecciata e mentre io ero al timone avemmo un problema serio, tanto che chiedemmo alla Capitaneria di poter attraccare lì per ripararci dal mare grosso, ci diedero il permesso e ci fu detto che appena si fosse calmato il mare ce ne dovevamo andare, trattandosi di un’isola carcere il cui accesso era severamente vietato». Il racconto continua: «Eravamo l'unica barca nel porticciolo - riavvolge il nastro - Seduto nel pozzetto della barca guardavo i campi della valle antistante con questi puntini – i detenuti 'liberi' dell'isola – che con tanto di forche e pale, lavoravano la terra. Quella notte non riuscii a dormire».
Passano 35 anni. E l’isola di Gorgona torna a incrociarsi con la vita del regista Antonio Tibaldi.
«Poi 35 anni dopo lessi un articolo sulla Repubblica che parlava di questo carcere a cinque stelle e mi venne voglia di raccontarlo, per confrontarmi anche con mie paure basate su pregiudizi e preconcetti e superarle, come ho fatto». l
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