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Livorno, fingeva di fare le polizze e intascava i soldi: condannato. Ecco chi è
Fra i clienti anche un ortopedico che aveva stipulato una polizza medica
LIVORNO. Avrebbe incassato i soldi dei suoi clienti senza sottoscrivere le polizze per le quali era stato pagato. È per questo che un ex agente assicurativo di 56 anni, il livornese Marco Barabino, è stato condannato a un anno di reclusione e a pagare 850 euro di multa per truffa aggravata e appropriazione indebita. Per lui la procura aveva chiesto il doppio, due anni, ma la giudice Tiziana Pasquali ha di fatto comminato al broker, che durante il processo assistito dall’avvocata Barbara Luceri ha deciso di rispondere alle domande dei magistrati, il minimo della pena. Nel 2018, inoltre, è stato radiato dal registro pubblico degli intermediari.
La sentenza
La sentenza è stata pronunciata mercoledì scorso, dopo che quasi tre anni fa il giudice per le indagini preliminari aveva disposto il rinvio a giudizio del professionista. Nel frattempo per un capo di imputazione risalente al 2016 – in cui era accusato di truffa per aver sottoscritto un’assicurazione semestrale e non annuale come avrebbe pattuito con il contraente – è subentrata la prescrizione. Prescrizione che comunque potrebbe arrivare anche per le altre contestazioni penali in vista del ricorso in appello annunciato dalla sua legale. Nella pronuncia di mercoledì scorso, oltre a scontare l’anno di reclusione e a pagare la multa, è stato disposto che Barabino dovrà versare alle due parti civili che si sono costituite (due persone che sarebbero state da lui raggirate, assistite dall’avvocato Riccardo Melani) 3.000 e 6.000 euro. Fra loro un noto ortopedico labronico, che con lui aveva stipulato l’assicurazione per proteggerlo da eventuali colpe mediche.
Le accuse
Nel 2017, secondo l’accusa, l’imputato si sarebbe «impossessato di 8.890 euro quale premio pagato dal medico per il rinnovo della polizia per responsabilità professionale e la stipula della copertura legale», mentre in un’altra occasione, l’anno successivo, «con abuso di prestazione d’opera quale intermediario assicurativo, con artifizi e raggiri consistiti nell’omettere la sua radiazioni dal registro unico degli intermediari» avrebbe indotto in errore un suo cliente nella stipula di una polizza per un motorino Aprilia, «procurandosi l’ingiusto profitto consistente nell’intero importo dell’assicurazione». Parallelamente, per un altro capo di imputazione, è stato assolto dall’accusa di aver svolto abusivamente la professione di intermediario. La sua radiazione dall’albo è avvenuta nel maggio 2018: prima, infatti, Barabino era regolarmente iscritto e poteva lavorare in quell’ambito. Per un’altra accusa, riguardante la mancata entrata in vigore di una Rc auto sempre perché non si sarebbe appropriato dei soldi di un cliente senza versarli per la pratica pattuita, colui che lo ha denunciato ha invece deciso di rimettere la querela.
La difesa
Il professionista, durante la penultima udienza del procedimento penale a suo carico, in tribunale aveva deciso di fornire la sua versione dei fatti. Alla giudice aveva raccontato di aver avuto gravi difficoltà economiche, rivelando di non aver versato solo momentaneamente alcune somme incassate e ritardando, quindi, l’entrata in vigore delle polizze assicurative. È nel momento del sinistro che alcuni dei clienti si sarebbero resi conto di essere scoperti, di dover quindi pagare di tasca propria per le conseguenze dell’incidente. La difesa, in ogni caso, farà ricorso in appello.
L’altra inchiesta
C’è un’altra inchiesta della procura di Livorno sulle presunte truffe assicurative, che è molto più recente e purtroppo riguarderebbe molte più vittime. Un sistema truffaldino – secondo il pubblico ministero Giuseppe Rizzo – che sarebbe andato avanti «per almeno due anni» nella Etrusca Gestioni, una società con in via Varese, chiusa a metà luglio, che lavorava soprattutto per la compagnia Tua. Per i presunti raggiri sono indagati Valentina Dini, 49 anni, amministratrice della società e originaria del Pisano, insieme al padre Enrico, 74 anni e fondatore, oltre fratello Carlo, 34, operativo nell’ufficio tanto che molti clienti avrebbero consegnato a lui il denaro delle polizze in cambio di una ricevuta, e l’altra sorella, la quarantatreenne Annalisa. Sarebbero circa 200 – secondo le prime risultanze investigative – gli automobilisti raggirati, per un totale di oltre mezzo milione di euro.
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