Il Tirreno

Livorno

Attività storiche

I 50 anni di Zita Brooltz, il negozio che mise lo shearling ai livornesi

di Flavio Lombardi
Luigi Bartolozzi, titolare con la famiglia di Zita Brooltz (archivio Pentafoto)
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Luigi Bartolozzi, titolare con la famiglia di Zita Brooltz (archivio Pentafoto)

Alberto Bartolozzi: «Aprimmo nel 1974 in via Cambini, oggi abbiamo nove punti vendita»

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LIVORNO. Una storia lunga 50 anni. Cominciata il 20 gennaio 1974, quando Alberto Bartolozzi tirò su il bandone in via Cambini, vendendo articoli in pelle. L’insegna, Zita Brooltz, poteva lasciar pensare ad una donna straniera che in quel periodo avesse deciso di stabilire a Livorno la propria residenza ed avviare propria attività imprenditoriale. Del resto, sin dalle sue origini, questa città è stata la città di mercanti e commercianti che arrivavano un po’ da tutto il mondo. Ed invece no, si tratta molto più semplicemente dell’anagramma del proprio cognome che affonda le origini in Toscana fra Firenze, Prato e Pistoia a partire dal 1600.

Da via Cambini, dove si trovavano prevalentemente calzature e borse, un paio di anni più tardi, con il figlio Luigi, arriva la decisione di allargarsi e affacciarsi in via Marradi di fronte al cinema Metropolitan. Nello stesso periodo, aprirà per qualche tempo un altro punto in via Garibaldi, al civico 1, sulla sinistra provenendo da piazza della Repubblica, pochi metri prima del negozio di fiori Capannini di Monica Regoli. E, dal 1997, si aggiungono anche le vetrine di via Sardi, la strada laterale di via Ricasoli, per arrivare in periodi più recenti anche in via Grande. Un successo non solo labronico, visto che molti clienti che arrivavano dalla provincia o da altri capoluoghi, chiedevano negozi anche nelle loro città.

E i Bartolozzi hanno seguito il proprio pubblico, dando vita ad una vera e propria rete di esercizi, a Lucca dentro le Mura, a Pisa in Borgo Stretto, a Cecina, Marina di Cecina e Tirrenia, con un totale di nove sedi, di cui quattro qui, dove tutto è nato, vendendo tutto quanto si possa produrre con la pelle. Rigorosamente “made in Italy”, artigianato vero, in buona parte prodotto nella nostra regione nel fiorentino, ma anche a Napoli e nelle Marche. Giubbotti, shearling per i nostalgici, un po’ di pellicceria, cinture, borse, portafogli, borselli uomo, borse da viaggio, scarpe. Una visione vecchia di 50 anni, nella quale spesso e volentieri, i fornitori sono rimasti gli stessi, perché anche questi artigiani di oggi, hanno proseguito la tradizione di famiglia. «Abbiamo sempre puntato tutto sulla qualità – dice Alberto Bartolozzi 46 anni, figlio di Luigi, stesso nome del nonno -, garantendoci da tre generazioni accessori insuperabili nel rapporto qualità-prezzo».

Dal ’78 tutta la gamma che si può trovare anche ora, dove si entra per un mocassino stile collegiale, una polacchina in camoscio modello Clark’s, o per la donna, ad esempio, la “francesina”. Una clientela trasversale. «Non abbiamo prezzi alti e possiamo accontentare le esigenze di chiunque».

La moda cambia. «Pochi shearling, vanno tanto invece i giacchetti tipo motociclista. Abbiamo aggiunto anche il piumino, che ha soppiantato il montone».

Chi va da Zita Brooltz, ci mette poco ad entrare in empatia con titolari e dipendenti che fanno di tutto per mettere il cliente a proprio agio. «È così che ormai serviamo persone da molti anni, ci diamo del tu e ci si chiama per nome. Stiamo attenti ai loro consigli, come per esempio aver fatto produrre le polacchine con la gomma colorata ed i lacci di due tonalità».

Chi ha raggiunto una certa età, e da ragazzetto occupava i gradini dello stadio, ricorderà il pannello all’Ardenza, così come non si può dimenticare il cartello esposto in alto al PalaAllende, non molto distante dalla cabina dello speaker. Durante il riscaldamento dei giocatori o nell’intervallo, proprio l’uomo al microfono faceva la pubblicità Zita Brooltz. Erano gli inizi degli anni’80, l’esplosione di basket city: “«Zita Brooltz, abbigliamento. Vestiamoci sotto la pioggia, Zita Brooltz…, che pelle! ”.

La formazione livornese dei Bartolozzi, vede al “pezzo” Luigi con la consorte, la signora Patrizia (di stanza in via Sardi), Tiziana Vezzosi, moglie di Alberto (a fare gli onori di casa in via Grande e ormai con una consolidata esperienza fatta di 24 anni dietro al banco), Alberto in veste di jolly, anche per tutti gli altri punti della Toscana.

Siamo nel periodo di campionario per la prossima primavera-estate. Qualche novità si annuncia per esempio sulle ballerine, o sulle scarpe stringate, senza mai abbandonare la linea pulita di calzature senza tempo. «Ormai, abbiamo una collocazione di mercato ben marcata e non c’è motivo di cambiare».

Sabato 20 gennaio si farà una grande festa. Doppia. Perché il 20 gennaio 1974, segnava pure il ventesimo compleanno di Luigi. Che per regalo, ebbe da suo padre, il primo giorno di lavoro.
 

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