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Livorno, operaio morì per l’amianto. Risarcimento di 650mila euro ai familiari
Fincantieri condannata al risarcimento per fatti avvenuti tra gli anni Cinquanta e Sessanta
LIVORNO. Il tribunale di Livorno ha accertato la responsabilità di Fincantieri per l’esposizione professionale all’amianto e la morte di un 71enne livornese, deceduto a Cecina nel settembre del 2009, per un mesotelioma pleurico.
A darne notizia è l’Osservatorio Nazionale Amianto, che spiega come l’azienda cantieristica navale dovrà riconoscere alla vedova, che percepirà anche la rendita spettante ai superstiti con le prestazioni aggiuntive del Fondo Vittime Amianto, un risarcimento di oltre 350mila euro, e quasi 300milla euro alla figlia del lavoratore, assistite dal presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, l’avvocato Ezio Bonanni.
L’uomo aveva lavorato con la qualifica di operaio per 37 anni nello stabilimento di Livorno di Fincantieri (già Cantiere navale Luigi Orlando), svolgendo mansioni di carpentiere-saldatore e montatore, sia in officina che a bordo delle navi, in un contesto in cui l’amianto avvelenava praticamente ogni comparto. Fin dagli anni ‘60 l’asbesto era infatti onnipresente nei cantieri navali, e per i lavoratori era inevitabile “l’incontro ravvicinato” con le sottilissime fibre di asbesto che si trovava nelle coibentazioni, nelle tubature, nelle pareti, nel vano motore, nonché nelle cuccette delle navi militari e civili. Dalla perizia del consulente tecnico è emerso che l’uomo aveva manipolato amianto friabile in locali privi di impianti di aerazione senza le mascherine e tute monouso, dispositivi che avrebbero potuto evitargli l’inalazione delle polveri, ed è stato quindi riconosciuto il nesso tra esposizione e insorgenza del mesotelioma.
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