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Livorno

Il caso

Livorno, nei guai il corriere dei pacchi online: «Fatture per operazioni inesistenti». Chi sono i due indagati

di Stefano Taglione
Alcuni furgoni dell’azienda Logistica e distribuzione nella sede dell’interporto Amerigo Vespucci di Guasticce (foto d’archivio)
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Alcuni furgoni dell’azienda Logistica e distribuzione nella sede dell’interporto Amerigo Vespucci di Guasticce (foto d’archivio)

Sequestri per mezzo milione alle aziende Express Agency e Logistica e Distribuzione. I furgoni “L&D” famosi nella nostra regione per le consegne degli acquisti su Amazon

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LIVORNO. Un noto corriere espresso nel mirino della finanza. Le fiamme gialle hanno sequestrato mezzo milione di euro alle società Logistica e Distribuzione (505.700) ed Express Agency (21.063,40) nell’ambito di un’indagine per emissione di fatture false in cui sono indagati l’imprenditore livornese di 60 anni Riccardo Panebianco e il cinquantacinquenne massese Francesco Rava, nato a Viareggio. Secondo gli investigatori – coordinati dalla pm Sabrina Carmazzi – sarebbero state emesse «fatture per operazioni inesistenti da parte di una delle due società nei confronti dell’altra» ai fini di ottenere risparmi di natura fiscale.

Le accuse

Le due società, che hanno sede all’Interporto toscano “Amerigo Vespucci”, sono molto conosciute. Logistica e Distribuzione, in particolare, con i suoi furgoni bianchi e la scritta giallorossa “L&D” dal 2019 consegna i pacchi per Amazon (estranea all’inchiesta) in mezza Toscana. Ma non solo, anche per un altro colosso delle spedizioni. «L’utilizzo di fatture false – si legge nella nota della finanza – ha permesso alle due entità giuridiche di spostare l’utile imponibile senza che vi fosse alcuna valida ragione economica, realizzando un illecito risparmio fiscale, consistito nell’abbattimento della base imponibile da un lato e nel sistematico illecito utilizzo di crediti d’imposta vantati nei confronti dello Stato dall’altro. La liquidità trasferita è stata poi utilizzata per il pagamento di ingenti compensi ai due soci amministratori, a discapito della redditività d’impresa. In sostanza, a fronte di ricavi societari dimezzati, i compensi agli amministratori si sono sostanzialmente duplicati».

Le società coinvolte

Le aziende coinvolte, a seguito di una scissione avvenuta nel 2017, hanno funzioni separate: Logistica e Distribuzione si occupa della raccolta e della distribuzione dei pacchi, mentre Express Agency a partire dalla sua costituzione e per un determinato periodo era anche un’agenzia commerciale. La seconda ha poi concesso alla prima l’uso della sua struttura, facendosi anche carico di stipulare i contratti di utenze relative alla gestione e alla conduzione del fabbricato del polo logistico di Guasticce, mentre i servizi prestati da L&D erano stati quantificati in 33.000 euro mensili più Iva. L’inchiesta nei confronti di Panebianco – originario di Alessandria, in Piemonte, legale rappresentante e co-amministratore della Express Agency – e Rava (amministratore unico e rappresentante legale della stessa azienda dal settembre del 2017 all’ottobre del 2020) si riferisce al periodo 2017-2023, non è stata ancora chiusa ed è ancora nella sua fase embrionale. Il giudice per le indagini preliminari Marco Sacquegna, nei confronti delle società, ha disposto su richiesta della procura un sequestro preventivo di 526.763,40 euro, «corrispondenti all’imposta evasa calcolata sul quantum delle fatture false», si legge nella nota.

Il presunto meccanismo

Secondo gli investigatori, in una prima occasione, sarebbe stata la Express Agency «a emettere una fattura per un’operazione inesistente, incassando denaro per operazioni non effettuate nei confronti della Logistica e Distribuzione, la quale avrebbe sostenuto un costo, a sua volta, per un’operazione inesistente». Sarebbe risalente al marzo 2018 ed è denominata “Conguaglio prestazioni servizi integrati anno 2017”. L’emissione del documento contabile in questione, sempre secondo l’accusa, «ha consentito a L&D l’omessa dichiarazione di un ricavo più che consistente pari a 375.000 euro, trasferendo tale consistenze rilevanti sotto il profilo della base imponibile verso la Express Agency che vantava importanti crediti di imposta e, pertanto, tale liquidità ha salvato dall’imposizione». Poi vi sarebbe una seconda fattura, emessa da Logistica e Distribuzione, che viene ritenuta inesistente attraverso un’analisi delle mail scambiate fra Panebianco e il suo consulente fiscale. Le fatture emesse avrebbero «consentito – secondo la tesi accusatoria – un risparmio ai fini dell’Ires (l’imposta sul reddito delle società ndr) avvenuto mediante lo spostamento di materiale imponibile dalla Logistica e Distribuzione alla Express Agency, dal momento che quest’ultima vantava importanti crediti di imposta nei confronti dello Stato». Durante la verifica fiscale «la società ha fornito delle spiegazioni attraverso il suo consulente fiscale», che però «non sono da ritenersi plausibili», scrive il giudice per le indagini preliminari.

Accertamenti sui soci

«Nel corso della verifica sulle due imprese – si legge sempre nella nota – sono state rilevate operazioni che si riflettevano sulla posizione fiscale dei due soci amministratori e si è reso necessario avviare una verifica fiscale anche nei loro confronti, conclusasi con la formulazione di rilievi per la mancata dichiarazione di utili percepiti mediante “prestito soci”, sotto forma di indennità di trasferta e liquidazione del trattamento di fine mandato. Le attività ispettive, realizzate in collaborazione con l’Agenzia delle entrate, hanno consentito di recuperare a tassazione complessivamente 6.452.221 euro».

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